Cronaca

Cantone: "Mi attaccano, come attaccarono Falcone"

"Se accetti un incarico di nomina politica, violi il mito della purezza dei magistrati". Il presidente dell'Anticorruzione parla a Panorama

Raffaele-Cantone

Il presidente dell'Autorità nazionale anticorruzione, Raffaele Cantone – Credits: ANSA / CIRO FUSCO

«È la solita storia: se accetti un incarico di nomina politica, violi il mito della purezza coltivato da certi colleghi». Pronuncia queste parole Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, in un’intervista che il settimanale Panorama pubblica nel numero in edicola da domani, giovedì 5 maggio. Cantone risponde così a una serie di attacchi e di critiche, ricevute di recente da rappresentanti della magistratura associata.

L’ultimo della sequenza è stato Piercamillo Davigo, nuovo segretario dell’Associazione nazionale magistrati, che intervistato dal Corriere della Sera lo scorso 22 aprile aveva detto: «Per contrastare la corruzione bisognerebbe mandare i poliziotti a offrire denaro ai politici e arrestare chi accetta. Lo diceva anche Cantone, ma ora ha smesso di dirlo. Perché? Lo capisco. E non aggiungo altro…».     

  Il caso delle critiche a Cantone ricorda un poco Giovanni Falcone, cui l’Anm non perdonò il trasferimento alla guida della direzione Affari penali del ministero della Giustizia, nel 1991 guidato da Claudio Martelli. «Eppure» dice Cantone a Panorama «Falcone andò a fare il magistrato in via Arenula. Io sono stato designato dal Parlamento all’unanimità, e non ho mai fatto politica. Ci sono invece colleghi che rimangono in magistratura e fanno politica con altri mezzi».

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