Cronaca

Camorra, azzerato il clan Ferrara nel napoletano

Il boss "Mimì 'o moccuso" è stato arrestato con i luogotenenti nella sua villa bunker. Al blitz hanno preso parte 150 carabinieri

Nadia Francalacci

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"Mimí 'o muccuso" è stato arrestato ieri sera. Quando i carabinieri hanno fatto irruzione, il boss della camorra, Domenico Ferrara era rinchiuso, assieme ai suoi luogotenenti, nella sua casa bunker nel parco Mondo nuovo, a Villaricca, comune dell’hinterland napoletano.

Il blitz è scattato pochi minuti dopo le 22, quando Ferrara e i suoi uomini si erano appena seduti a guardare la partita di calcio. I militari, 150 uomini dell’Arma, hanno circondato la roccaforte del clan nel parco, poi aspettato l’arrivo di tutti “gli invitati” del boss e hanno fatto irruzione arrestando anche Vittorio Amato e Rocco Ruocco e altri quattro affiliati al clan.

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Il boss della camorra Domenico Ferrara – Credits: Ansa


L’accusa per tutti è di estorsione aggravata dal metodo mafioso. Il provvedimento è stato emesso dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli, dopo mesi di indagini e ha riguardato i vertici del clan Ferrara, la famiglia camorristica che controlla il territorio di Villaricca. Infatti, Domenico Ferrara, è considerato elemento di spicco delle organizzazioni camorristiche locali.

"Mimi' si è preso collera, se non vuoi rivendere il negozio gli devi dare 230mila euro". Era questo, infatti, il tenore dell'intercettazione di una conversazione tra i gregari del clan Ferrara e un imprenditore, un avvocato, vittima di una tentata estorsione da 230mila euro. Piu' volte, il clan, ha tentato di appropriarsi dell'immobile acquistato all'asta dall'imprenditore e precedentemente appartenuto ai genitori di tre delle sette persone fermate, che l'avevano perso per non avere pagato a una banca rate per 75mila euro.

Dopo vari tentativi, contraddistinti anche da minacce, il clan, sempre attraverso i suoi gregari, ha provato a convocare l'imprenditore, per formalizzargli l'ultima richiesta: un pizzo da 230mila, 20mila in meno rispetto al costo dell'immobile, cosi' ripartiti: 80mila in contanti - da pagare in tre giorni - e 48 rate da tremila euro ciascuna.

I gregari, inoltre, si sono fatti consegnare duemila euro, in due tranche, per la loro intercessione grazie alla quale l'iniziale richiesta estorsiva da 250 mila euro era stata ridotta a 230 mila.

Ma il nome di Domenico Ferrara era venuto alla ribalta qualche tempo fa per il sequestro di oltre un centinaio di telefonini cellulari che, secondo gli investigatori, servivano per il televoto a favore della figlia che partecipava ad uno show televisivo per giovani talenti, ovvero,"Ti lascio una canzone".

Solo alcune ore prima del blitz che ha portato all’arresto del boss Ferrara, a Caserta i carabinieri coordinati della Dda di Napoli hanno messo le manette, sempre per estorsione e spaccio di droga, ad altre sei persone tra cui due donne che erano al vertice dell’organizzazione.

La prima è Maria Piccirillo, moglie di Giovanni Capone, referente del clan Belforte a Caserta in carcere da tempo, che gestiva nel capoluogo il racket delle estorsioni e la seconda è Rosa Zampella che, invece, si occupava, in sostituzione del convivente arrestato, della piazza di spaccio di Rione Vanvitelli.

Sconvolgenti le intercettazioni ambientali della moglie del boss Capone. "Quel pidocchioso mi ha dato solo 100 euro". Parlava così, riferendosi ad un commerciante di Caserta, Maria Piccirillo, che aveva preso le redini del gruppo di estorsori attivo nel capoluogo dopo l'arresto nel marito.

Ma perché la donna aveva intensificato le richieste di soldi e gli importi? Per far fronte "alle spese legali del marito".
Numerosi, infatti, i commercianti del capoluogo costretti a pagare il pizzo dai 100 ai 500 euro, ma nessuno ha denunciato autonomamente gli emissari del clan; le denunce e la collaborazione sono arrivate solo quando i carabinieri, che già0 avevano avviato le indagini sulla base della propria attività di controllo del territorio, hanno cercato i riscontri agli elementi raccolti.



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