Cronaca

Il business dell'utero in affitto

Non per amore o altruismo, ma solo per soldi. Uno stralcio dell'inchiesta sulle mamme surrogate in edicola da oggi con Panorama

Utero in affitto

Panorama nel numero in edicola da oggi, 10 aprile, dedica la storia di copertina ad un'inchiesta sulle mamme surrogate, alle storie delle donne che affittano il loro utero. Spesso, quando si parla di questa pratica, in molti (soprattutto chi è favorevole) racconta che si tratta di un "dono". 

Le storie che abbiamo raccolto infiltrandoci in una chat internazionale, raccontano solo di persone con un disperato bisogno di soldi.

Ecco uno stralcio dell'inchiesta di Marianna Baroli...

Fateci caso. Quando s’interroga una mamma surrogata sul perché abbia scelto di compiere quel cammino per una coppia di sconosciuti, la risposta è sempre la stessa: «L’ho fatto per amore, altruismo. Perché donare un figlio a chi non può averne è il regalo più grande». Un messaggio standardizzato, simile a quelli preimpostati sui nostri smartphone e che si inviano a Pasqua, Natale o Capodanno per fare gli auguri, e che compare ormai ovunque, dalle pagine dei giornali alle «caption» sui social network con tanto di hashtag #surrogatemother sotto le foto. Quello che troppo spesso ci si dimentica è che a queste donne dall’eccezionale altruismo in realtà vengono pagate cifre piuttosto consistenti per diventare portatrici di un figlio altrui per nove mesi. E che, ancora più spesso, la pratica di affittare l’utero è per loro un vero lavoro per sbarcare il lunario o accantonare risparmi per il futuro dei propri figli.
Vi pare impossibile? Provate a iscrivervi a uno dei mille gruppi presenti su Facebook e intitolati «surrogate mother/ip search». O avviate una ricerca tra le «confessions», letteralmente le confessioni che in modo anonimo vengono inviate su Reddit ogni giorno. O ancora provate a farvi inserire nei gruppi di supporto tra mamme surrogate su Telegram. Vi si aprirà una porta su un mondo parallelo, fatto di difficoltà, sofferenza, sbalzi d’umore continui, di decine di pillole da ingoiare più volte al giorno per stabilizzare gli ormoni, risolvere i problemi o compiacere la coppia per cui si sta lavorando. E soprattutto leggerete come tante di queste donne ammettano candidamente tra di loro che, pur non essendo questo il modo più corretto per mettere al mondo un bambino, sia il più veloce per ottenere un bel po’ di soldi.
«Che fanno sempre comodo» ammette Nikki Szymurski di Landenberg, Pennsylvania. Mamma di due bambini, Nikki ha scelto di affittare il proprio utero per garantire loro un futuro. «Quei soldi sono stati suddivisi in parti uguali e depositati in un fondo che consentirà ai miei bimbi di studiare, di andare al college e vivere per sempre senza il peso di dover pagare le spese scolastiche» racconta. Per la sua gestazione, Nikki ha ricevuto circa 160 mila dollari. Di questi, 40 mila sono andati alla clinica con cui ha scelto di lavorare e che ha selezionato la coppia adatta alle esigenze di Nikki. «Oltre a questa somma ricevevo circa 1.500 dollari al mese, a volte anche di più, per supplire ai bisogni quotidiani come pagare parcheggi privati, comprare abiti premaman, vitamine e simili» ci spiega. «Nel contratto mensile erano incluse anche le spese per la babysitter per i miei figli, la retta per l’asilo e il trasporto verso la struttura, più alcuni piccoli bonus con cui sono riuscita a organizzare per loro un viaggio tutti insieme dopo la gravidanza».

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