Cronaca

Bellolampo: 70 anni fa la strage dei Carabinieri

L'agguato degli uomini di Salvatore Giuliano costò la vita a 7 uomini dell'Arma. Diede origine al Comando Forze Repressione Banditismo di Ugo Luca e di un giovane Dalla Chiesa

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Edoardo Frittoli

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E' la sera del 19 agosto 1949. siamo a poca distanza da Portella della Ginestra, luogo del massacro compiuto dal bandito siciliano Salvatore Giuliano soltanto due anni prima. Sulla strada polverosa che dal Passo di Rigano, una località presso l'aeroporto palermitano di Boccadifalco porta alle alture della Conca d'Oro, un autocarro militare giace rovesciato e sventrato da una violenta esplosione. Sono le 21:30 circa quando una mina controcarro fa saltare il mezzo pesante a 12 metri dalla provinciale, portandosi via la vita di sei Carabinieri. Un settimo morirà poche ore dopo per le gravissime ferite riportate. L'intervento degli uomini del 12° Battaglione Mobile era scattato dopo che un gruppo di banditi aveva assalito con colpi di fucile e bombe a mano la vicina caserma di Bellolampo, un'azione diversiva per attirare rinforzi dal capoluogo siciliano.

La strage fu organizzata da Giuliano e dai suoi uomini come atto per ribadire la propria forza nella lotta contro lo Stato Italiano, oltre che per ritorsione a seguito degli arresti dei mesi precedenti, sopra tutti la cattura del braccio destro Salvatore Candela. Nei giorni successivi all'attentato gli inquirenti rinvennero a poca distanza dal luogo dell'esplosione alcune tracce della presenza dei banditi: nascosti dalla macchia, i Carabinieri trovarono bottiglie di birra vuote, resti di cibo e carte da gioco: segno che la banda di Giuliano aveva orchestrato l'attentato con estrema calma, ed aveva azionato il detonatore della mina giusto sotto le ruote dell'ultimo mezzo militare, in tal modo da garantirsi la fuga in quanto tutti gli occupanti degli altri camion si fermarono a prestare soccorso. Da Palermo giunsero i vertici della Forze dell'Ordine, con ulteriori rinforzi. Quando furono nei pressi di Bellolampo furono anch'essi attaccati dagli stessi banditi che si ripresentarono senza timore sulla scena della strage consumata poco prima. Soltanto per un caso non vi furono ulteriori vittime, ma la Fiat 1100 e la Lancia Astura su cui viaggiavano il Maggiore di Polizia Iodice ed il Capitano Giglio tornarono a Palermo su carri attrezzi dopo essere state fatte oggetto del lancio di bombe a mano. La strage di Bellolampo, che si portò via le giovani vite dei Carabinieri Pasquale Marcone, Armando Loddo, Gianbattista Aloe, Gabriele Palandrani, Sergio Mancini, Antonio Pubusa e Ilario Russo scatenò la reazione delle Istituzioni a causa dei continui successi nella guerriglia personale del separatista Giuliano e della sua capacità di presa sulla popolazione rurale dell'entroterra siciliano. Fu dall'azione del 19 agosto 1949 che nacque il primo nucleo della Forze dell'Ordine dedicato esclusivamente alla lotta al fenomeno del banditismo, il cosiddetto "Comando Forze Repressione Banditismo" organizzato e diretto dall'Arma dei Carabinieri. Costituito da una forza di 2.000 uomini tra Carabinieri e Polizia, fu posto agli ordini del Colonnello del Servizio Informazioni militare Ugo Luca, con il quale collaborò il giovane Capitano Carlo Alberto Dalla Chiesa.

Il CFRB scatenò la propria forza nei mesi successivi alla strage di Bellolampo, eseguendo centinaia di azioni e di rastrellamenti. Il 27 gennaio 1950 gli uomini del Colonnello Luca uccidono uno dei più importanti luogotenenti di Giuliano, Salvatore Pecoraro, che aveva preso parte attiva all'assalto alla caserma di Bellolampo e alla successiva strage dei Carabinieri. Salvatore Giuliano, braccato dall'azione delle Forze dell'Ordine, morirà un anno dopo la strage di Bellolampo ucciso dal suo sodale Gaspare Pisciotta che era diventato nel frattempo informatore proprio degli uomini del Colonnello Luca.

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