"Ridateci i nostri bambini" e si arrampicano sul Battistero di Pistoia

I coniugi Barli sono decisi: non scenderanno se il ministero della Giustizia non esaminerà il loro caso

Barli

I coniugi Barli nella cameretta dei loro bambini

Giorgio Sturlese Tosi

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Sono tornati sul Battistero. Stamattina all'alba Catiuscia e Stefano Barli, i coniugi di Pistoia a cui sono stati sottratti i figli il 2 aprile scorso, si sono  arrampicati sulle scalette pericolanti, si sono chiusi dietro la porticina di  accesso e si sono seduti sulle travi dei ponteggi.

Stavolta sono insieme, marito e  moglie. Stavolta hanno con loro una scorta di pane, acqua e cibo in scatola. Più le  batterie di riserva per i callulari. Stavolta non staranno in silenzio, vogliono  farsi sentire, vogliono che il loro caso venga esaminato dal ministero della  Giustizia.

Nei giorni scorsi i Barli, assieme al loro legale, l'avvocato Simone  Castagnoli, avevano presentato una memoria al tribunale dei Minori di Firenze. Un  atto di accusa contro gli assistenti sociali che in base a relazioni superficiali e  insensate avevano provocato la valanga che ha travolto questa famiglia pistoiese. 

Prima l'allontanamento dei due figli di 3 e 6 anni (che nel frattempo ne hanno  compiuti 4 e 7) e la loro assegnazione ad un istituto di suore di Firenze. Poi lo  sfratto dall'alloggio popolare da parte del Comune di Pistoia per un cavillo stupido  la cui responsabilità andrebbe ricercata con serietà e su cui pende, inascoltato,  un esposto in procura. Infine l'ultima decisione, di pochi giorni fa, del Tribunale  dei Minori di Firenze: quei due bambini devono essere affidati temporaneamente a un'altra famiglia.

Non importa ai giudici che i Barli, nel frattempo, abbiano  affittato un bell'appartamento con le camerette per i figli; non importa che i  periti incaricati dallo stesso tribunale abbiamo espresso il loro parere favorevole  al ricongiungimento. Non importa nemmeno, ovviamente, che i Barli abbiamo chiesto,  con la loro ultima memoria, di attendere ancora qualche settimana prima di  consegnare i bambini alla famiglia affidataria, già individuata dai servizi sociali  del Comune.

Della loro situazione è stato informato direttamente e personalmente il  premier Matteo Renzi, gli assessori regionali competenti, il Garante dell'infanzia  della Toscana; persino il Quirinale ha scritto al Comune di Pistoia perchè  valutasse la possibilità di una soluzione. È stata persino presentata  un'interrogazione parlamentare proprio sulla kafkiana vicenda dei Barli.

Nessuno ha  risposto ai tanti appelli. Solo dalla Thailandia, dall'altra parte del mondo, un  pistoiese emigrato che vive allevando sempenti si è offerto di aiutare i Barli. E  inoltra ogni mese un contributo per l'affitto della loro nuova casa. Troppo poco per una famiglia onesta, povera e piena di amore per i propri figli. La polizia, stamani, ha tentato di salire sui ponteggi per convincerli a scendere. Ma sono  dovuti scendere di corsa gli agenti. Stefano Barli ha minacciato di buttarsi se  l'avessero raggiunto. Poi, raggiunto al telefono, ci ha detto: "Giorgio, che mi  importa, se non mi rendono i bambini, posso anche buttarmi". 

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