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Cronaca

La forza della natura, le colpe dell'uomo dietro l'alluvione nelle Marche

La bomba d'acqua era assolutamente imprevedibile ma le mancanze nella gestione dei corsi d'acqua hanno fatto il resto

Dieci morti e tre dispersi tra cui un bambino è il bilancio provvisorio del nubifragio che ha colpito ieri le Marche. In 6 ore sono caduti 420 millimetri di pioggia, lo stesso quantitativo che solitamente sarebbe caduto in 6 mesi. Un evento violentissimo che secondo il parere degli esperti è una diretta conseguenza della crisi climatica che ha causato uno stravolgimento dei fenomeni atmosferici. Caldo torrido, siccità, inondazioni, scioglimento dei ghiacciai e alluvioni sono sempre più frequenti e purtroppo non sono prevedibili basti pensare a quello che è accaduto sulla Marmolada a luglio, dove morirono 11 persone per il crollo di un ghiacciaio dovuto all’alta temperatura. Condizioni climatiche che continueranno a peggiorare nelle prossime settimane e dove ci saranno altri eventi di questo tipo perché il calore accumulato dal mare- sostengono i ricercatori- rischia di dare ulteriore forza agli eventi meteorologici estremi.

«Temporali così localizzati e gravi sono molto pericolosi e purtroppo possono essere previsti solo qualche ora prima. Questo tipo di fenomeni climatici sono eventi particolari che si chiamano temporali autorigeneranti perché prendono calore dal suolo che li rifornisce di energie»- commenta il climatologo del Cnr Antonello Pasini

Cosa sta succedendo al clima?

«Purtroppo il clima nel mediterraneo non è più mite ma si è estremizzato. Una volta c’era l’anticlone delle Azzorre che ci proteggeva dal caldo adesso invece il riscaldamento globale di origine africana causa l’aumento delle temperature ed il riscaldamento del mare che si traduce in pioggia. È stato un anno anomalo e la tendenza è che la temperatura continuerà ad aumentare portando piogge come quelle che ci sono state nelle Marche. È una conseguenza dellla crisi climatica e dei gas serra ed i fattori che aggravano la situazione come ho scritto anche nel mio libro “L’equazione dei disastri" sono tre : Il primo riguarda l’aumento degli eventi estremi; il secondo è che i territori sono sempre più antropizzati (un terreno asfaltato non trattiene l’acqua come la terra); il terzo è l’esposizione, ossia dove noi costruiamo le nostre case. Ci sono troppi abusi edilizi che mettono a rischio i nostri beni e la nostra incolumità perché manca una cultura della legalità».

Anche Giorgio Vacchiano, ricercatore e docente in Gestione e pianificazione forestale presso l’Università Statale di Milano ha analizzato il fenomeno. Qual è la correlazione tra il cambiamento climatico è quello che è successo nelle Marche?

«Uno degli effetti accertati della crisi climatica è l'aumento di intensità, durata e ricorrenza degli eventi meteorologici estremi. Ci sono quattro meccanismi che legano il riscaldamento globale al pericolo di nubifragi più intensi: 1) per ogni grado di riscaldamento, l'aria contiene il 7% di vapore acqueo in più. Quando l'umidità si scarica a terra sotto forma di pioggia, la quantità d'acqua che precipita è quindi più alta. 2) A riscaldarsi non è solo l'atmosfera ma soprattutto il mare, che intrappola quasi il 90% di tutto il calore in eccesso generato dalle attività umane. Un mare più caldo riscalda più intensamente l'aria che lo sovrasta e fa evaporare in essa una maggiore quantità d'acqua, come una pentola di pasta messa a scaldare sul fuoco. Il Tirreno, in particolare, ha raggiunto quest'anno un riscaldamento di oltre 4 gradi in più rispetto alla sua temperatura media, e negli ultimi giorni è stato colpito da una nuova ondata di calore proveniente dal nordafrica. Il calore accumulato nei mesi estivi e quello arrivato in questi ultimi giorni sono probabilmente responsabili di un rafforzamento estremo del temporale che ha colpito le Marche. 3) Il modo in cui le diverse zone del pianeta rispondono al riscaldamento sta cambiando la circolazione dell'atmosfera. Sull’Europa meridionale, studi recenti hanno dimostrato un rallentamento e una deviazione della corrente a getto, il flusso d'aria ad alta velocità che percorre l'alta atmosfera e che normalmente si muove in modo rettilineo. Questa corrente fa da "nastro trasportatore" per tutti i sistemi meteorologici che dall'Atlantico colpiscono l'Europa: se rallenta, anche questi sistemi si spostano più lentamente e quindi rimangono più a lungo sulle stesse zone di territorio, originando siccità più durature (per le alte pressioni) e nubifragi più prolungati (per le basse pressioni). 4) La calure estiva ci ha lasciato in eredità terreni che fanno più fatica ad assorbire la pioggia: un suolo riscaldato ad alte temperature diventa in parte impermeabile, e la pioggia battente invece di penetrare in profondità scivola sulla sua superficie, aumentando il deflusso e ingrossando i corsi d'acqua».

Ci saranno a breve termine nuovi fenomeni di questo genere?

«A breve termine io temo che dobbiamo aspettarci altri eventi di questo tipo nelle prossime settimane. Il calore accumulato dal mare rischia di dare ulteriore forza agli eventi meteorologici estremi. Non è un trend che può essere invertito in poco tempo. Spero di essere smentito dai fatti ma invito tutti alla massima prudenza soprattutto ad ascoltare le allerte meteo diramate dai comuni e dalla protezione civile e ad adottare tutti i comportamenti necessari. Nel lungo periodo invece posso dire che nel momento in cui abbasseremo i gas climalteranti, la temperatura si stabilizzerà quindi siamo assolutamente in tempo».

Come ci si può preparare ad affrontare certi eventi?

«L'adattamento è invece spiccatamente territoriale: ogni Stato, comune, comunità locale deve saper individuare i pericoli climatici che la riguarderanno e i punti più vulnerabili del proprio territorio, e agire per tempo per prevedere il pericolo e prepararsi ad assorbirne l'impatto. Per le alluvioni stiamo parlando non solo di migliorare i sistemi di previsione meteorologica a breve termine che ancora non sono in grado di prevedere perfettamente dove e quando colpirà un temporale molto localizzato, ma magari sviluppare sistemi di pre-allerta in periodi potenzialmente a rischio, come quello che ha seguito l'estate 2022, la più calda mai registrata da 500 anni a questa parte in Europa e la seconda più calda in Italia. Da diverse settimane i climatologi avvertono del pericolo di temporali straordinariamente intensi, anche se non si è ancora in grado di dire esattamente dove e quando colpiranno. Al tempo stesso, insegnare ai cittadini i comportamenti corretti e quelli da evitare nei momenti di massimo pericolo (come mettersi alla guida o restare ai piani bassi di case e garage), e più in generale ad aspettarsi condizioni meteorologiche magari mai sperimentate prima nella loro vita. Infine, rivedere l'assetto del territorio, agendo come si fa di fronte a una emergenza (ad esempio quella pandemica), cioè con misure e investimenti senza precedenti, per mettere in sicurezza le zone che dovessero subire nuovi rischi negli scenari di cambiamenti climatico. Il rischio e le azioni per difendersi devono essere contenute in un chiaro piano di adattamento alla crisi climatica, di cui ogni amministrazione dovrebbe dotarsi sebbene il piano nazionale, da cui gli altri piani dovrebbero discendere, giace purtroppo allo stato di bozza da ormai cinque anni a questa parte».

Lo stravolgimento atmosferico (alluvioni, siccità, caldo torrido, inondazioni) a cosa è dovuto?

«Tutti i meccanismi che portano all'estremizzazione degli eventi meteorologici a cui assistiamo ha oggi un solo responsabile: la produzione di grandi quantità di gas climalteranti da parte delle attività umane. L'anidride carbonica, il metano e gli ossidi di azoto emessi in atmosfera quando utilizziamo i combustibili fossili (per il 90% del problema) o deforestiamo le foreste tropicali (per il restante 10%) hanno il potere di intrappolare il calore che la Terra, dopo averlo ricevuto dal Sole, tenderebbe a rimandare nello spazio. L'effetto è quello di una coperta, che ci rimanda indietro il calore prodotto dal nostro stesso corpo e per questo motivo ci tiene al caldo. Ma aggiungere intorno al Pianeta "coperte" fatte di gas climalteranti ci sta surriscaldando troppo: oltre un grado in più nell'ultimo secolo - un riscaldamento venti volte più veloce rispetto a quello, di origine naturale, che ci ha fatto uscire dall'ultima era glaciale, e che ci ha già proiettato al di fuori dalla fascia di stabilità climatica che ha caratterizzato gli ultimi diecimila anni di storia del nostro pianeta, e che ha fatto nascere la civiltà umana così come la conosciamo. C'è poi un secondo fattore in quella che Antonello Pasini chiama “L’equazione dei disastri": al pericolo meteorologico si aggiunge la vulnerabilità del territorio e delle comunità»

Questi eventi erano prevedibili? In che modo possono essere fermati?

«Sono due i fronti su cui dobbiamo lavorare: la mitigazione delle cause della crisi climatica, e l'adattamento alle sue conseguenze. La prima azione ha carattere globale, e riguarda la riduzione anzi l'azzeramento delle emissioni di gas climalteranti, al più presto possibile. L'Unione Europea si è data l'obiettivo di raggiungere questo traguardo nel 2050, in linea con le proiezioni dell'Accordo sul Clima di Parigi, con il quale tutti i Paesi del mondo hanno promesso di fare ogni sforzo per mantenere il riscaldamento globale ben al di sotto dei due gradi in più rispetto alla media storica».

Cosa si sta facendo per diminuire le emissioni dei gas serra?

«Troppo poco. Le emissioni in Italia sono scese del 19% negli ultimi 30 anni, ma per essere in linea con l'Accordo di Parigi devono scendere di altri 30 punti percentuali in meno di un decennio (le prossime due legislature). Abbiamo ricominciato a parlare sul serio di energie rinnovabili a causa della crisi energetica, non tanto di quella climatica, e questo è comunque un bene perché le soluzioni sono le stesse. Gli obiettivi della nuova strategia europea per il clima e l'autosufficienza energetica sono chiari: il nostro Paese dovrebbe installare impianti che producano energia elettrica da fonti rinnovabili (solare, eolico, geotermico, idroelettrico, biomasse) per 80 gigawatt di potenza entro il 2030. Un tasso di espansione 10 volte più rapido di quanto non stiamo riuscendo a fare in questo momento».

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