Cronaca

Grand Hotel Italia

Dopo moda, design e cibo gli stranieri sono a caccia di alberghi di lusso, ed i prezzi vanno alle stelle

Hotel-Cipriani-venezia

Mikol Belluzzi

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Le voci si susseguivano da mesi. Poi, a marzo, l’annuncio ufficiale: Palazzo Bertarelli, storica sede del Touring club italiano nel cuore di Milano, sarà trasformato in un hotel superlusso. I 14 mila metri quadrati di questo gioiello Liberty a pianta triangolare progettato nel 1915 da Achille Binda e collocato a due passi dal Duomo diventeranno 93 stanze a cinque stelle della catena Radisson, che al pian terreno manterrà la storica libreria del Touring. Ma sicuramente dal 2021, nell’atrio del palazzo, la statua del fondatore Luigi Vittorio Bertarelli accoglierà più turisti russi carichi di sacchetti griffati che soci del Touring in visita per acquistare le guide del club nato nel 1894 da un gruppo di appassionati di viaggi in bicicletta.

L’avvento di smartphone e app è stato dirompente non solo per i libri, ma anche per i servizi bancari e così la storica sede capitolina di Bnl in Via Veneto presto sarà riconvertita in un super hotel da 180 stanze sotto la gestione Raffles, marchio d’alta gamma della francese Accor. Un affare da 250 milioni di euro solo per acquistare i 24 mila metri quadri dell’edificio, a cui se ne aggiungeranno minimo altri 60 per i lavori. I pretendenti, però, non mancano e in lizza ci sarebbero, oltre al solito fondo americano Blackstone, i qatarini di Katara Hospitality - grandi investitori del nostro Paese con proprietà che spaziano dal Gallia di Milano all’Excelsior di Roma, dal Cala di Volpe in Sardegna al Four Seasons di Firenze - fino ai Benetton di Edizione Holding.

Benvenuti al Gran Hotel Italia, dove gli investitori globali hanno aperto la caccia agli alberghi a quattro e cinque stelle delle principali città tricolori, Milano in testa. Dopo l’ubriacatura per la moda, il design e il cibo Made in Italy ora l’appetito degli operatori, soprattutto anglosassoni e asiatici, si sta spostando verso l’hotellerie di fascia alta. La conferma viene dalla maxi operazione con cui il colosso francese Lvmh ha acquisito per 2,6 miliardi di dollari il brand dell’ospitalità Belmond, che in Italia possiede alcuni trophy hotel come lo Splendido di Portofino, il Cipriani di Venezia, il Timeo di Taormina e il Caruso di Amalfi.

Per quale ragione la più grande multinazionale del lusso che controlla marchi iconici come Dior, Bulgari e Louis Vuitton si butta nell’ospitalità? Secondo Lvmh «il futuro del mercato del lusso sarà sempre più orientato alle esperienze e non solo ai prodotti... E il nostro obiettivo adesso è incrementare la presenza in Asia e conquistare un maggior numero di clienti asiatici». Insomma, più ospiti cinesi negli alberghi di proprietà a cui vendere anche abiti, accessori e champagne.

In base all’ultimo Focus Città di World Capital il patrimonio immobiliare alberghiero nel Belpaese vale circa 100 miliardi di euro, ma è in grado di attirare consumi turistici per un controvalore di 50, di cui 23 miliardi direttamente negli hotel e poco più di 10 solo nelle strutture localizzate a Roma, Milano, Venezia, Firenze, Napoli e Verona. Città che costituiscono l’asse portante del turismo straniero nella Penisola. Banca d’Italia, in un recente rapporto dedicato al settore, ha segnalato come la bilancia dei pagamenti turistica del 2018 è migliorata grazie all’aumento dei viaggiatori esteri nella Penisola: 93,8 milioni contro i 90,6 dell’anno precedente, di cui 61,9 milioni hanno anche pernottato. «Da anni il turismo aumenta a un ritmo del 5 per cento e così la redditività media delle strutture alberghiere di fascia alta. Questo nel medio-lungo termine premia gli investitori che si stanno letteralmente buttando a capofitto nel mercato italiano e del Sud Europa» conferma a Panorama Leo Civelli, chief executive officer di Duff & Phelps Reag, primaria società di consulenza del comparto immobiliare. «In più, i maggiori operatori alberghieri stanno creando nuove catene per venire incontro alle esigenze dei viaggiatori, come nel caso degli Aparthotel, che abbinano la comodità e gli spazi di una casa ai servizi alberghieri».

Ibridare, mixare, differenziare e stupire sono le parole d’ordine delle nuove strutture ricettive. E così la Torre Galfa di Milano, il grattacielo progettato da Melchiorre Bega nel 1956 in stato d’abbandono dal 2000, dopo una lunga ristrutturazione ospiterà fino al 12esimo piano un hotel a marchio Innside di Melià, un quattro stelle a vocazione bleisure, un nuovo trend che nasce dalla commistione tra business e leisure travel.

A Firenze, invece, sta avendo un grande successo il modello nordico di The Student Hotel, un campus studentesco che è anche un albergo a quattro stelle e uno spazio di coworking, con piscina sul tetto, palestra, ristoranti, bar e spazi comuni di design. Creatività e nuove tendenze che continueranno a spingere la riqualificazione dell’offerta alberghiera in Italia.

Secondo il report di Cbre, la più grande società di consulenza immobiliare al mondo, nel 2017-2018 gli investimenti nel settore ricettivo italiano hanno toccato i 2,7 miliardi di euro grazie a un centinaio di operazioni concluse, numeri che fanno di questo biennio il miglior periodo per volume investito degli ultimi due decenni. E visto che l’appetito degli investitori non accenna a diminuire, è probabile che quest’anno si arrivi alla cifra record di 2 miliardi di euro di hotel transati in Italia. Unico problema, non si trovano più alberghi sul mercato. «È vero» conferma Civelli «mancano le location. Noi stiamo facendo scouting per alcuni investitori stranieri su Venezia, mentre a Roma non c’è quasi più nulla da acquistare perché gli ultimi hotel di fascia alta sono in mano a famiglie che non vogliono cedere a catene internazionali». Stessa situazione a Milano, meta turistica che cresce a tassi più alti del resto d’Italia. «Trovare qualcosa sotto la Madoninna è difficilissimo» dice l’esperto. «In città ci sono poche strutture cinque stelle superior e appena ne apre una raggiunge subito tassi d’occupazione del 70-80 per cento».

Ma un colpo a sorpresa, magari da parte di un mega gruppo cinese o di Singapore, potrebbe arrivare presto. Intanto, è il fondo americano Oaktree a festeggiare: ai primi di aprile si è aggiudicato per 300 milioni di euro i 15 hotel di Castello sgr. E avrebbe messo gli occhi anche sul lussuoso Hotel Ambasciatori Palace di Roma. Valore stimato: 100 milioni di euro. Insomma, gli alberghi a cinque stelle non stanno a guardare.

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