Crimea, Putin e il ponte che sognarono gli zar
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Crimea, Putin e il ponte che sognarono gli zar
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Crimea, Putin e il ponte che sognarono gli zar

Vladimir Putin vuole realizzare il sogno imperalista e unire la Crimea al territorio russo. Un vantaggio economico e un passo avanti strategico che unirà Kerch a Krasnodar

di Lookout News

Vladimir Putin ci ha ormai abituato ai colpi di scena e, ogni giorno che passa, le cronache aggiungono un tassello al mosaico personale che il presidente-zar di Russia ha in mente per il futuro del suo Paese. L’ultimo annuncio non è di tipo militaresco né politico. Niente minacce stavolta, ma una promessa intrisa di pragmatismo e sogni di gloria: costruire il ponte che unirà il Mar Nero al Mare di Azov (4,5 chilometri), il sogno che la Russia insegue da cento e più anni e che tanti prima di lui avevano tentato di realizzare senza successo. Ovviamente, stiamo parlando ancora una volta di Crimea.

Ne avevamo già trattato qualche tempo fa ma adesso, con la definitiva annessione della penisola strappata a Kiev, le cose si sono fatte un po’ più ufficiali e il progetto è stato firmato con l’inchiostro del Cremlino. Per l’occasione, è tornato a rivedersi anche il premier Dmitri Medvedev, che ultimamente era finito nel cono d’ombra della stampa occidentale per via della sempre più ingombrante figura del presidente Putin, che giganteggia in politica estera e che fa tribolare l’Europa e gli Stati Uniti per via del suo rinnovato attivismo. Il 3 marzo, Medvedev ha firmato il decreto che stanzia i soldi necessari al progetto (tra i 3 e i 5 miliardi di dollari): dallo studio di fattibilità alla prima posa, secondo i calcoli di Mosca dovrebbe passare non più di un anno e il Cremlino promette che i lavori partiranno entro il 2015. 

Le dichiarazioni di queste ore sono entusiastiche e galvanizzano quantomeno i promotori del ponte: “Daremo ricchezza a tutta l’area” ha detto il premier russo Medvedev durante una riunione di gabinetto al Cremlino. “Ci aspetta una grande impresa” gli ha fatto eco Putin che, guardando dritto negli occhi il ministro dei Trasporti, Maksim Sokolov, ha poi aggiunto: “Serve una grande opera che stupisca il mondo”. Come a dire, non possiamo sbagliare. Vedremo. In ogni caso, l’annuncio dell’opera non è propagandistico (già s’immagina come in Italia qualcuno ironizzerà e accosterà il tema al Ponte dello Stretto di Messina) e quel collegamento è davvero vitale per lo sviluppo economico della regione. 

- Il ponte strategico

Anche perché il Mare d’Azov è sbocco naturale del Don, il fiume navigabile lungo il quale passa gran parte del commercio meridionale della Russia e attraverso le cui placide acque la Russia trasporta immensi volumi di carbone, grano e legname. Ne consegue che ridurre i tempi di trasporto di merci e persone tra una sponda e l’altra della vecchia e nuova Russia di Crimea aiuterà non poco le comunicazioni e i commerci. Il progetto prevede strade di ferro e di asfalto: quattro corsie per auto e tir, e due linee ferroviarie che, si stima, favoriranno molto anche il turismo nel Mar Nero, di cui finora aveva goduto per lo più la sola Ucraina. 

La notizia del collegamento tra Kerch (Crimea) e Krasnodar (Russia) era serpeggiata nelle ore precedenti al referendum della Crimea, quando il vice primo ministro della regione autonoma di Crimea, Rustam Temirgaliyev, parlava di “ritmi elevatissimi” nella costruzione di un ponte orma vitale per la Crimea che, altrimenti, rischia di essere isolata dal resto del mondo. Già le difficoltà per i rifornimenti, il cambio della moneta e la tensione con le forze ucraine stanno mettendo a dura prova la popolazione. Il ponte, adesso, potrebbe tamponare le incertezze sul futuro della Crimea e far ripartire quanto prima la macchina economica.

- Il tentativo di Stalin, Hitler e Yanukovich

Dopo i progetti dello zar Nicola II, interrotti per via dello scoppio della prima guerra mondiale, fu nientemeno che Adolf Hitler, il fuhrer di Germania, a incaponirsi sull’idea del collegamento-ponte e, dopo aver occupato la Crimea, pose le basi per un passaggio che avrebbe garantito al Terzo Reich di raggiungere l’Asia fino alle Indie. Prima di lui, però, ci aveva già pensato Joseph Stalin, il quale - dopo aver cacciato i tedeschi - nel 1944 inaugurò in fretta e furia un ponte, giusto in tempo per potersene vantare con Churchill e Roosevelt durante la Conferenza di Yalta (Crimea, febbraio 1945). Il collegamento, però, crollò dopo poco tempo e l’Unione Sovietica da allora accantonò mestamente il progetto, mentre la Crimea nel frattempo era divenuta Ucraina (1954). 

Si arriva così al 2010 quando Viktor Yanukovich - dopo alcuni timidi tentativi di rispolverare il ponte sia da parte del presidente Viktor Jushchenko che del premier Yulia Timoshenko - firma un memorandum che pone le basi per l’opera condivisa tra Russia e Ucraina. Dunque, la via di comunicazione che collegherà Kerch a Krasnodar non solo è nel Dna della Russia da sempre, ma oggi serve anche a blindare il Mar d’Azov e con esso la penisola di Crimea che, sic stantibus rebus, non tornerà mai più ad essere territorio dell’Ucraina. 

In conclusione, il pragmatismo di Vladimir Putin è al contempo economico e politico, e questa ennesima sfida rivela che la sua visione imperialista ha radici ben profonde e, soprattutto, che niente di quanto sta accadendo oggi è frutto dell’improvvisazione.   

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