Charlie Hebdo: il profilo di Al Qaeda nella Yemen

L’attentato al settimanale satirico è stato rivendicato dai vertici di Al Qaeda nella Penisola Araba

A Sanaa

Un soldato yemenita di guardia su un veicolo militare in una strada di Sanaa, nello Yemen > – Credits: ANSA /EPA /Y. Arhab

Per Lookout news

“Dite ai media che quest’azione è di Al Qaeda nello Yemen e che ci ha finanziato l’emiro Anwar al Awlaki”. Ripetendo come un mantra le parole che i fratelli Kouachi hanno pronunciato nell’attacco alla redazione del settimanale satirico Charlie Hebdo, il 10 gennaio Harat Al Nazari, uomo di punta di AQAP (Al Qaeda nella Penisola Araba), ha rivendicato in un video il colpo inferto al cuore dell’Europa. Una rivendicazione ufficiale che è stata ripetuta stamane.

Una mossa propagandistica che mira principalmente a centrare due obiettivi: minacciare la Francia e tutte le altre potenze occidentali impegnate a sostenere le offensive del governo yemenita contro i qaedisti, e raccogliere la sfida lanciata ai vertici di Al Qaeda nel giugno 2014 dal Califfo dello Stato Islamico Al Baghdadi per la leadership della jihad globale.

 Concentrata negli ultimi mesi a cavalcare le lotte settarie che da nord (la comunità sciita degli Houthi) a sud (i separatisti i Aden) stanno mettendo sempre più a rischio la tenuta del governo yemenita, AQAP avrebbe dunque così deciso di prendersi la scena internazionale “benedicendo” la missione dei fratelli Kouachi a Parigi e, quasi in simultanea, lanciando un’autobomba contro l’accademia di polizia di Sanaa (37 morti e circa 90 feriti).

 

Il profilo di AQAP
AQAP nasce ufficialmente nel gennaio del 2009, quando i rami yemenita e saudita di Al Qaeda annunciano la formazione di un nuovo gruppo estremista sunnita, il cui obiettivo è rovesciare il regno di Riad e il governo di Sanaa per creare un Califfato Islamico creando un nuovo hub per il terrorismo regionale. In realtà Al Qaeda pianta il suo primo seme nella Penisola Araba dopo l’attacco alle Torri Gemelle del 2001, nel momento in cui l’ex dittatore yemenita Ali Abdullah Saleh decide di schierarsi al fianco degli Stati Uniti nella lotta al terrorismo internazionale. La prima svolta arriva nel 2006 con l’evasione di 23 membri di Al Qaeda dalle carceri di Sanaa. Tra questi c’è anche l’attuale leader di AQAP, Nasser al Wahayshi.

 La prima sigla adottata da Al Qaeda in Yemen è però AQY (Al Qaeda in Yemen). Il gruppo esordisce nel settembre del 2006 con attacchi kamikaze simultanei contro diversi impianti petroliferi gestititi da società occidentali, accolti dal benestare di Ayman al-Zawahiri, all’epoca il secondo di Osama Bin Laden. All’inizio del 2008 AQY alza il tiro prendendo di mira turisti stranieri, sedi governative e complessi militari. Nel settembre dello stesso anno arriva l’attacco all’ambasciata americana a Sanaa, con l’esplosione di due autobombe che provoca l’uccisione di 19 persone.

 Nel 2009 si registra il passaggio da AQY ad AQAP. Il 25 dicembre dello stesso anno uno degli uomini del gruppo, il nigeriano Umar Farouk Abdulmutallab, tenta di far esplodere un ordigno a bordo del volo Northwest Airlines, mentre il 27 ottobre del 2010 pacchi carichi di esplosivo vengono inviati negli Stati Uniti. Si tratta dei primi attacchi effettuati in territorio americano dall’11 settembre del 2001. Sempre nel 2010 viene lanciata la rivista in lingua inglese Inspire e l’agenzia di stampa in arabo Madad News Agency, organi di propaganda utilizzati dal gruppo per attirare nella sua orbita nuove leve e invitare i lupi solitari a colpire in Occidente. Dietro queste operazioni ci sono i soldi e le idee di Anwar al Awlaki, l’imam cui avrebbero fatto riferimento i fratelli Kouachi, morto in un’esplosione nel maggio del 2011.

 Nel 2011 il gruppo sfrutta a proprio favore la sollevazione popolare che costringe alle dimissioni Saleh e le spinte separatiste del Golfo di Aden per radicarsi in vaste aree dello Yemen. L’anno successivo AQAP è però costretta a ritirarsi dalle roccaforti del sud dello Yemen. Il nuovo presidente Abdu Rabbo Mansour Hadi, con il sostegno militare di diversi Paesi occidentali (Stati Uniti e Francia in testa) e delle tribù locali, riprende il controllo delle province meridionali di Abyan e Shabwa.

 Nonostante diverse battute d’arresto, in questi anni AQAP ha aumentato l’intensità delle proprie offensive non solo contro le sedi e le istituzioni del governo centrale, ma anche contro gli interessi degli Stati Uniti e degli interessi occidentali nella Penisola Arabica. È da qui che continua a colpire sedi governative, presidi militari e impianti petroliferi gestiti dalle multinazionali occidentali. Nel mirino ci sono come detto principalmente la Francia e gli Stati Uniti, quest’ultimi accusati da clan e tribù locali di fare un uso eccessivo di droni. La frequenza e la violenza degli attacchi di AQAP e il suo profilo sempre più extraregionale, fanno dell’organizzazione una delle più all’avanguardia nell’attuale panorama qaedista globale. Come dimostrano gli attentati di Parigi e Sanaa.

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