serie a campionato griglia partenza juventus inter milan roma lazio napoli atalanta
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Calcio

Via alla Serie A: la griglia di partenza

Campionato più povero dopo la partenza di alcuni big, caccia allo scudetto dell'Inter. Tornano grandi allenatori, il nostro pronostico di inizio stagione - DAZN E TIM, LA RIVOLUZIONE DEL CALCIO IN TV

Doppia premessa d'obbligo prima di misurarsi nella spericolata arte del pronostico, che per definizione viene non sbagliato solo da chi non lo fa: la griglia del campionato a dieci giorni dalla fine del calciomercato è, di per sé, un salto nel vuoto. Dunque sarebbe meglio non esercitarsi, ma il via della Serie A spinge comunque a provare a leggere le carte con l'impegno a rivedersi se il finale delle trattative scombina i valori in campo.

La seconda premessa è che, nell'estate della crisi profonda post Covid, è difficile trovare qualcuno che possa davvero dire di essersi rinforzato. Molti si sono indeboliti, altri sono rimasti quasi fermi toccando pochissimo. Eppure quel poco che si è mosso ha cambiato le gerarchie della Serie A rispetto allo scorso maggio, quando ci siamo lasciati con la fine del dominio Juventus, lo scudetto dell'Inter e il via di un mese bellissimo che ci ha regalato l'Europeo inatteso dell'Italia di Mancini. Sembra passato un secolo, invece ripartiamo da lì: sia il campionato dei campioni, non scordiamocelo quando guardiamo con un po' di invidia quanto accade a Parigi o in Premier League.


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LA GRIGLIA SCUDETTO

Esaurite le premesse, eccoci alla famosa griglia di partenza del Gran Premio del campionato. Tradizionalmente è in pole il vincitore della gara precedente, ma le difficoltà economiche di Suning hanno strozzato in culla il ciclo dell'Inter che ha perso Conte, Hakimi, Lukaku ed Eriksen (per altri motivi). Marotta e Ausilio stanno facendo i salti mortali, ma l'impoverimento complessivo del calcio italiano ha colpito soprattutto i nerazzurri il cui livello andrà misurato da qui in poi come se il trionfo di Conte fosse una sorta di parentesi fuori contesto.

In pole ci va la Juventus e l'impressione è che sia una posizione con largo vantaggio. E' vero, ha di fatto fin qui preso solo Locatelli senza riuscire a sciogliere con soddisfazione il nodo Ronaldo, però il solo fatto che in panchina torni Allegri e si metta fine alla stagione degli esperimenti vale sulla carta quella decina di punti in più che proietta i bianconeri davanti a tutti. A nostro parere per distacco, soprattutto se il mercato si completerà con un altro centrocampista dai piedi pensanti.

Alle spalle dei bianconeri le differenze sono più sfumate. Tutti sono imperfetti, molti ripartono da zero avendo cambiato allenatore e progetto tecnico, pochi possono dire di essere completi. Chi esce dal gruppo è l'Atalanta di Gasperini, ormai frequentatrice abituale delle zone alte della classifica. Ha ceduto praticamente solo Romero, si è rinforzata dove poteva, ha tenuto gli altri big; se esiste un anno per pensare allo scudetto è questo.

In seconda fila mettiamo le milanesi. L'Inter ha comunque un'intelaiatura di livello, quella che ha garantito lo scudetto qualche mese fa. Inzaghi conosce la strada per la vittoria, Dzeko è una garanzia anche se andrà coperto alle spalle da un buon sostituto, Calhanoglu dell'ultimo anno e mezzo può diventare uomo squadra e la difesa è la più forte del campionato. Il Milan oggi è più forte del Milan dello scorso settembre anche se molto dipenderà nel giudizio e nell'andamento della stagione dalla scelta di come ammortizzare l'addio di Calhanoglu che del gioco di Pioli era tessitore a tutto campo. Maignan sembra pronto a non far rimpiangere Donnarumma e la rosa è più profonda e qualitativa di quella che ha chiuso al secondo posto andando oltre i propri limiti.

Terza fila per il Napoli di Spalletti, competitivo nella caccia a un posto Champions League a meno che il mercato non ne svuoti la rosa in extremis. De Laurentiis aveva dichiarato tutti cedibili ma la crisi di liquidità li ha lasciati sotto il Vesuvio e così ne esce un mix non perfetto ma da prendere con le pinze. Un po' più dietro la Roma di Mourinho e dei Friedkin, che ha speso molto in un contesto di difficoltà e che, però, deve assemblarsi con pazienza e crescere. Lavoro necessario anche per la Lazio che ha messo Sarri al centro del progetto. "Sarà un anno di costruzione" ha detto il tecnico: nel 2015 a Napoli bruciò le tappe, ma il materiale tecnico era migliore.

LA CLASSE MEDIA DEL CAMPIONATO

Poi c'è la classe media del campionato, quel gruppo di squadre da cui tradizionalmente esce la sorpresa che lotta per l'Europa fino alla fine. Difficile pensare ancora al Sassuolo, in particolare se dovesse partire Berardi oltre a Locatelli e De Zerbi, però gli emiliani hanno comunque una buona squadra. La Fiorentina è indecifrabile e a settembre potrebbe essere molto diversa da quella di oggi, merita in ogni caso fiducia sia se terrà Vlahovic, sia se reinvestirà il tesoretto della sua cessione.

Il Torino viene da anni di sofferenza che dovrebbero aver insegnato a Cairo a non commettere gli errori del passato; dando tempo a Juric e tenendo Belotti vale la parte centrale della classifica così come il Bologna spesso incostante. L'Udinese ha perso De Paul che ne era il faro, non sarà facile. E non lo sarà nemmeno per chi ha dovuto salutare il proprio tecnico che ne aveva costruito un ciclo come il Verona con Juric. Il Genoa riparte da Ballardini che è garanzia fino a quando Preziosi lo lascerà lavorare. Il Cagliari riparte da Semplici, artefice della miracolosa salvezza primaverile, ma nel complesso è andato al risparmio e se dovesse perdere Nandez...

QUELLI CHE... OBIETTIVO SALVEZZA

Insomma, a fare un salto indietro dalla classe media al girone infernale ci si mette un attimo. Dietro chi c'è? Le tre neopromosse che affrontano la sfida con entusiasmo, qualche buona idea dal mercato, ma anche tante incognite. La buona notizia per Salernitana (pare la più attrezzata), Empoli e Venezia è che ogni anno almeno una di quelle salite dalla Serie B si comporta alla grande facendo gridare al miracolo anche se poi bisogna ricordarsi di arrivare fino in fondo perché il campionato è una lunga corsa di 38 giornate in cui la crisi è sempre dietro l'angolo e può costare la retrocessione.

Tra le sofferenti ci mettiamo anche una insospettabile come la Sampdoria: Ferrero, come tanti, ha avuto la necessità di smontarla per fare cassa e la difficoltà a trovare un tecnico prima di imbacare D'Aversa è significativa delle incognite del progetto. E poi lo Spezia di Thiago Motta che al Genoa due anni fa è durato 9 partite vincendone solo una. Incognita, come la squadra che gli è stata affidata.

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