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(Getty Images)
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Calcio

Messi al PSG, la squadra più ricca di sempre

L'argentino è sbarcato a Parigi, sorridente. Il cerchio di proprietari del Qatar è ora chiuso. Il dominio sul resto del mondo del calcio è totale

Dalle lacrime ai sorrisi. Leo Messi è sbarcato a Parigi nel pomeriggio dove, con una maglia appositamente fornitagli per la prima apparizione da giocatore del Paris Saint Germain, ha salutato i tifosi prima della firma del contratto.

Non si tratta si un acquisto qualunque e non perché l'argentino sia da più di un decennio uno dei giocatori più forti del mondo ma perché va a comporre quella che è senza ombra di dubbio la squadra più ricca della storia del calcio. Basta infatti pensare solo ai tre attaccanti titolari: Messi, Mbappe, Neymar per superare facilmente i 500 milioni di valore (oltre ai 75 di stipendio netto annuo). A questi poi bisogna aggiungere gli ultimi arrivati: Donnarumma, Hakimi, Wijanldum e Sergio Ramos, nell'insieme un pacchetto da altri 250 milioni. Arrivati a 750 milioni si aggiunge il valore di chi c'era già: Di Maria, Verratti, Marquinhos, Icardi (in partenza) e via discorrendo per un totale di altri 600 milioni).

Insomma, in Psg è una squadra da un miliardo e mezzo di valore solo calcolando la rosa. Il resto è mancia.

Inutile fare considerazioni sportive. Questa squadra ha l'obbligo di vincere tutto, in Francia ed in Europa, soprattutto la Champions League il prossimo maggio in modo da poter esporre il trofeo ben in vista come biglietto da visita per i Mondiali di calcio 2022 che si disputeranno in casa.

No, non in Francia, ma nel Qatar che dal 2011 è diventata proprietaria della squadra francese. All'epoca una famosa ex grande del calcio che vivacchiava in una campionato lontano dai riflettori tutti puntati su Liga, Premier League, Serie A e Bundesliga. Da allora però il presidente-proprietario Nasser Al-Khelaifi ha cominciato una vera e propria collezione di figurine sul mercato da fare spavento. Inutile dire che per convincere grandi giocatori a scegliere un campionato ed una squadra lontana dal grande palcoscenico servivano montagne di soldi, ma quello, in Qatar, non è un problema. E così da un Ibrahimovic ad un Icardi, da Cavani a Neymar ecco che la squadra diventava sempre più forte fino ad arrivare un anno fa a sfiorare la Champions League, persa in finale contro il Chelsea.

Arrivati ad un passo dal trionfo gli emiri non si sono affatto demoralizzati, anzi. Hanno schiacciato il tasto dell'acceleratore come mai fatto prima; per di più in un anno di crisi totale del calcio minato nelle fondamenta finanziarie già traballanti, dal Covid. Solo una cosa poteva rovinare il piano di Nasser Al-Khelaifi: la Superlega a cui il Psg non aveva aderito. Tramontata quella, tolto quindi ogni rifornimento finanziario ai rivali, i parigini hanno potuto fare man bassa.

Sia chiaro: nel calcio comandano i soldi, da sempre. Soldi che vanno ad ondate, a fasi storiche. Quanto accade oggi però è un unico. In passato infatti c'erano sempre 6-8 squadre con il portafoglio pieno. Oggi no. Oggi c'è infatti una sola squadra che di fatto ha disponibilità economiche illimitate. Le altre vivacchiano e rosicano dall'invidia.

All'Uefa tutto questo va bene? Ai tifosi?

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