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Calcio

Morto Boniperti, addio all'uomo della Juventus

La bandiera bianconera scompare a 92 anni d'età. Una vita nel club dove è stato prima calciatore, poi dirigente e in ultimo presidente onorario

E' morto Giampiero Boniperti, leggenda della Juventus. Aveva 92 anni, ne avrebbe compiuti 93 a luglio, ed è stato stroncato da una insufficienza cardiaca nella notte del 17 giugno 2021. Era presidente onorario del club bianconeri che ha servito per tutta la sua vita, prima da calciatore formidabile e poi da dirigente in uno dei periodi più luminosi della storia juventina. Un uomo che come pochi ha incarnato il senso dello stile Juventus e che, dopo il ritiro, si è fatto da parte senza però mai lasciare fino in fondo l'amore della sua esistenza.

Boniperti è stato componente della Juve di Charles e Sivori, centravanti con il fiuto innato del gol e da calciatore autore di alcuni dei record della sua squadra. Siamo negli anni Cinquanta, quelli del dominio tricolore che consente di arrivare alla prima stella: sono 5 gli scudetti nel suo palmarès in campo, più 2 Coppa Italia e un titolo di capocannoniere nell'immediato secondo Dopoguerra. Poi, chiamato dietro la scrivania dalla famiglia Agnelli, presidente dal 1971 al 1990 con il progressivo controllo totale sul club, dal mercato alla gestione dei calciatori.

La Juventus spina dorsale della nazionale campione del Mondo nel 1982 è opera sua: Rossi, Tardelli, Zoff, Scirea, Cabrini, Gentile, Bettega, Causio, Furini per citare solo alcuni dei nomi di quel ciclo meraviglioso completato da stelle internazionali convinte a trasferirsi a Torino nel momento della riapertura delle frontiere dopo il periodo del blocco del mercato. La Juventus di Platini e Boniek, che comanda in Italia (9 scudetti) e si fa largo anche in Europa dove arrivano i primi trofei cominciando dalla Coppa dei Campioni amara della notte dell'Heysel.

Chiude nel 1990 con le dimissioni per poi essere richiamato in fretta col ruolo di amministratore delegato dentro un calcio, però, sempre più moderno e lontano da quello che Boniperti dominava dall'alto della sua visione e strategia. Fedelissimo della famiglia Agnelli, anche Andrea lo aveva voluto dentro l'organigramma del club per non disperdere il valore della memoria e della storia di un uomo che ha legato tutta la sua vita ai colori bianco e nero.

E' stato calciatore azzurro, anche se nel periodo meno fulgido per la nostra nazionale. Ha collezionato 38 presenze in maglia azzurra segnando 8 gol. E' stato capodelegazione per la Figc nel Mondiale di Italia '90, quello del grande sogno e della delusione nella notte di Napoli in semifinale contro l'Argentina.

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