Gianni Poglio

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Ha la forma di un cuore il maxi schermo piazzato al centro del palco che rimanda le immagini dello show di Zucchero. Il secondo di una serie di 5 concerti sold out all'Arena di Verona (altri cinque appuntamenti a settembre, il 21, 22, 23, 24 e 25).

"Siete dei partigiani, dei resistenti" dice il cantante ai fan che stipano l'arena in una serata umida e piovosa, molto intensa dal punto di vista musicale, ma funestata da scrosci d'acqua a intermittenza. Davanti alla sua gente intirizzita dal freddo e agghindata con impermeabili usa e getta di tutti i colori, Zucchero ha presentato uno show impeccabile quanto emozionante.

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L'inizio, potente, è nel segno dell canzoni dell'ultimo album Black Cat. Dopo Partigiano Reggiano, arriva 13 buone ragioni con il suo carico di ironia e ritmo. Molte, le buone vibrazioni in Ci si arrende e Hey Lord. La band, come sempre, ha uno standard qualitativo altissimo. Tra i musicisti in scena spiccano la leggenda dell'organo Hammond, Brian Auger e lo straordinario chitarrista giapponese, Tomoyasu Hotei, un genio della sei corde che strappa applausi sulle note de Il mare e Iruben me. Ad arricchire il dream team sul palco, la violinista Andrea Whitt, Queen Cora Dunham alla batteria, Carlos Minoso al trombone e James Thompson al sax.

In sequenza arrivano, anche il Volo, Bacco Perbacco, L'urlo, Chocabeck e una bellissima versione di Menta e Rosmarino. Non mancano Vedo nero e Baila (sexy thing) e, naturalmente, Miserere. Per il gran finale non possono mancare Overdose (d'amore), X colpa di chi? e Diavolo in me. Trionfo.

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