X Factor 7: perché è giusto che abbia vinto Michele

Pregi (tanti) e difetti (pochi) del vincitore del talent show di Sky

Michele Bravi – Credits: Sky

Gianni Poglio

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Che Michele Bravi fosse il più favorito tra i favoriti si sapeva. Certo, mezza Italia tifava per gli Ape Escape e un'altra buona fetta sognava la vittoria di Violetta. I cinque milioni di voti arrivati ieri sera hanno però hanno premiato il diciottenne vocalist della squadra di Morgan. 

Oggi, basta dare un'occhiata ai social, una fetta del pubblico mette in discussione la vittoria di Michele. Legittimo. Tuttavia Michele questo trionfo se l'è guadagnato. Per molti e svariati motivi. Ha carisma, personalità e sa stare sul palco come un professionista consumato. Quando canta brani di altri, non imita: lui prende le canzoni e le fa sue. Non è un clone e ha un piglio da artista vero.  In più, è umile quanto basta.

L'unico difetto, se così si può chiamare, è la tendenza a riportare ogni nota al suo personalissimo stile. Un peccato veniale di gioventù, ma anche un grande pregio in vista di una carriera discografica. 

Vittoria meritata quindi. Lo si capisce rileggendo il suo percorso a X Factor sotto la guida di Morgan. Per capire il senso e la logica della sua vittoria è bene riascoltare quel che ha fatto nel corso delle puntate: Per continuità e credibilità non ha oggettivamente avuto rivali. Per chi scrive la chiave del suo trionfo è racchiusa in quattro canzoni: la prima è Carte da decifare di Ivano Fossati. Pezzo difficilissimo reso speciale da un'interpretzione superlativa. Ecco, dopo questo remake è apparso chiaro che il ragazzo non era un bluff. 

La seconda è God Only Knows, il capolavoro dei Beach Boys. Anche in questo caso il rischio di una figuraccia era dietro l'angolo. Ma non è andata così, anzi. Misurarsi con la penna e la voce di Brian Wilson fa tremare i polsi. Ma lui, sereno si è appropriato di un evergreeen e ha strappato applausi a scena aperta. 

Il terzo mattone della vittoria Michele lo ha messo con See Emily Play, brano leggendario dei primi Pink Floyd. Materiale che scotta solo ad avvicinarsi. In questo caso, Michele si è superato con una performance eccezionale che lo ha catupultato nei pani di un Willy Wonka in piena psichedelia. 

Infine, l'inedito, La vita e la felicità, gran brano scritto da Zibba e Tiziano Ferro. Dei brani composti per l'occasione era decisamente il migliore, ma la differenza l'ha fatta l'interpretazione, adulta e perfettamente a fuoco. Tutto qesto per dire che al di là delle simpatie e dei gusti, le performance dl giovane di Città di Castello sono state in media superiori a quelle degli altri talenti. Ma che Michele avesse una marcia in più in fondo si era intuito quando con una classe e un senso dello show più unici che rari aveva riletto in chiave punk Reality da Il tempo delle mele. Roba da grandi. 

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