Van Halen: la vera storia della band in un libro

Un estratto dal best seller di Ian Christe: la nascita di Fair Warning

David Lee Roth ed Edward Van Halen – Credits: Getty Images 

Qui sotto un estratto dal libro di Ian Christe, Van Halen - Tutta la storia edito da Tsunami. Siamo all'inizio degli Anni 80 quando la fama della band cresce a dismisura in tutto il mondo. Specie con il quarto album-capolavoro: Fair Warning. 

A Shreveport, Louisiana, durante l’“Invasion” tour del 1980, l’attrice Valerie Bertinelli si presentò nel backstage con il suo branco di fratelli, tutti fan scatenati dei Van Halen, che speravano di incontrare la band utilizzando la sorella come pass per accedere alla festa. Arrivò con delle buste di M&M’s per ogni membro del gruppo e in breve tempo si ritrovò nel tranquillo universo del prodigio musicale della band, Edward Van Halen.

Valerie aveva appena chiuso un’infelice relazione di due mesi a scopo pubblicitario con Steven Spielberg. Disse di aver sempre pensato che Eddie fosse carino in fotografia. Probabilmente leggeva Creem e Circus, dato che nonostante i tre dischi di platino Rolling Stone aveva ripetutamente ignorato i Van Halen per la copertina, preferendo personaggi come Jackson Browne.

Valerie si presentò ancora la sera successiva, a Baton Rouge, in Louisiana. Da lì in poi la coppia divenne inseparabile, e Valerie andò in tour con i Van Halen ogni volta che poteva. A Phoenix, Eddie andò a dormire con la notizia che i lettori di Guitar Player lo avevano votato ancora una volta miglior chitarrista, e lo stesso aveva fatto Creem, ma Roth riuscì a farlo sentire in colpa per aver ottenuto quei riconoscimenti. Eddie si era trattenuto dal fare sesso con la sua ragazza, ma quella notte iniziò a piangere e, stando a Valerie, le saltò addosso una volta per tutte. Subito dopo, la sigla di Giorno per Giorno risuonò a tutto volume dalla televisione.

Eddie chiese a Valerie di sposarlo il giorno di Capodanno del 1980. L’unione tra questi personaggi così simili era stata probabilmente decisa nel momento stesso in cui si erano conosciuti. E mentre quella prima sera, sotto la luna della Louisiana, i due si tenevano per mano guardandosi negli occhi per ore, Michael Anthony e uno dei Bertinelli, completamente sbronzi, avevano distrutto un hotel durante una battaglia a colpi di estintore.

Eddie Van Halen e la fidanzatina d’America Valerie Bertinelli si sposarono l’11 aprile 1981, alla St. Paul the Apostle Church di Westwood, California. Per l’occasione, Roth comprò a Eddie uno smoking bianco. Diventata ormai parte della cerchia di amici di Eddie, la collaboratrice dei Van Halen, Nicolette Larson, cantò una canzone in francese che aveva scritto per la cerimonia. Con quel loro sorriso timido, i maliziosi sposini sembravano quasi fratello e sorella, o quelle bamboline che si mettono sulle torte.

Eddie ebbe un attacco di panico il giorno del matrimonio, e bevve pesantemente, arrivando quasi a collassare tra le braccia dei suoi testimoni. Nel momento cruciale, però, pronunciò il “sì” con slancio. Dopodiché lasciò la casa dei genitori per la prima volta in vita sua, trasferendosi in una dimora più grande sulle Hollywood Hills con sua moglie e una crescente collezione di auto sportive...

Michael Anthony seguì Eddie all’altare, sposando la sua fidanzata dei tempi del liceo, Sue, che gli chiese di sposarla mentre erano in coda al take away del McDonald’s...

Il matrimonio ritardò la registrazione del quarto album. Combattuto tra le gioie della vita casalinga e una carriera di eccessi nei Van Halen, Eddie perse l’entusiasmo nei confronti della band e pensò di mollarla. Nel suo libro Kiss and Make-up, Gene Simmons racconta che uno sconvolto Eddie accennò in maniera incerta di voler abbandonare i Van Halen per entrare nei Kiss come secondo chitarrista. “Pensavamo che quella dei Kiss con Eddie Van Halen alla chitarra fosse un’idea eccitante”, scrive Simmons, “ma se fosse andata in porto, quale sarebbe stato il suo personaggio?”.

Di certo le preoccupazioni di Eddie erano abbastanza serie, tanto che in seguito Alex dichiarò di aver convinto il fratello a non sciogliere i Van Halen. “Su quell’album ero arrabbiato, frustrato e deconcentrato”, ammise Eddie. Fu un periodo buio per lui.

Di conseguenza, Fair Warning si distaccò parecchio dalla giocosità diWomen and Children First. Prima dell’inizio dei lavori, nell’inverno del 1981, Roth aveva speso qualche assegno di royalty per un’entusiasmante avventura nella giungla di Haiti e la sua coscienza ne era uscita duramente colpita. Aveva visto un livello di povertà e corruzione inconcepibile in posti come Pasadena o l’Indiana, ed era tornato nelle insofferenti fila dei Van Halen pronto per una rivoluzione tutta sua.

Il disco riprendeva le dinamiche del debutto, con i silenzi e le sezioni ritmiche che avevano dato piena forma alla macchina heavy metal. Allo stesso tempo, però, era molto più intricato. Musicalmente, quasi ogni canzone aveva delle pesanti sovraincisioni sulle tracce di chitarra ritmica e solista, e la band aveva registrato utilizzando degli amplificatori più piccoli per controllare il suono, invece di catturarlo direttamente dai classici impianti di potenza maggiore. I cori solari vennero ridotti al minimo.

Anche la copertina del disco era strana, una raccolta di disegni di situazioni di strada dal taglio violento, dove ogni tavola corrispondeva grosso modo a una canzone dell’album. Le immagini erano state scelte e posizionate da Pete Angelus, il tecnico delle luci dei Van Halen trasformatosi in direttore creativo polivalente, sulla base dei quadri del tormentato paesaggista ukraino-canadese William Kurelek. Alex aveva scoperto le opere e inizialmente era interessato a una sola immagine, invece di un collage: un uomo che sbatte la testa contro un muro.

Il quarto album determinò la supremazia della band nella crescente ondata di musica pesante. Il gruppo venne ritratto insolitamente vestito di pelle nera, alludendo alle sonorità metal britanniche appena arrivate negli Stati Uniti. Eppure i Van Halen erano cauti con il termine heavy metal. Avevano americanizzato l’heavy metal, acconciandosi i capelli e proiettando esuberanza e fiducia in se stessi al posto degli atteggiamenti scostanti delle loro controparti europee. Come diceva Roth: “Non siamo come i Judas Priest e i Black Sabbath, quella è roba per ragazzini. Io sostengo che i Van Halen sono per tutti”.

Fair Warning era un disco minaccioso, quasi un concept album, una serie di canzoni sulla vita nei bassifondi. Il brano di apertura, Mean Street, divenne un inno. Iniziava con uno schema di slapping veloce sulle corde alte e basse del Mi, una tecnica che Eddie aveva mutuato e adattato dal basso funk. Il riff principale era tratto da un pezzo forte della band risalente alla metà degli anni Settanta, Voodoo Queen, mentre il riff funky di transizione proveniva dalla loro She’s the Woman. Superata la fase di riutilizzo delle canzoni datate, Eddie si era messo a tagliare e riarrangiare i momenti salienti del proprio repertorio.

Fair Warning era un capolavoro creato in studio, e non era stato perfezionato nei club come i suoi predecessori prima di essere registrato. Mentre lavoravano sui demo, Dave biascicava i testi in uno slang monotono, trascinando la band verso un magnifico finale heavy metal molto più pacchiano di qualsiasi cosa avrebbero poi usato sull’album.

Eddie utilizzò ancora una volta uno slide su Dirty Movies, sebbene avesse problemi a raggiungere le note più alte sulla sua Gibson Les Paul SG Junior. Essendo abituato a modificare gli strumenti per adattarli alle proprie necessità, segò via un pezzo della chitarra vintage in modo da poter suonare la canzone nella maniera a lui più congeniale.

Eddie affermò che Push Comes to Shove strizzava l’occhio al dub reggae, dietro istigazione di Roth. Se così fosse, il modello per la fusione rock-reggae era stato forgiato anni prima rispetto a brani simili e altrettanto sensuali a opera dei punk rastafari Bad Brains o dei Red Hot Chili Peppers...

Quando, com’era prevedibile, un giornalista del Rolling Stone fece a pezzi il disco, Valerie Bertinelli organizzò un evento per festeggiare la band. A prescindere dall’opinione di una rivista che non li aveva ancora neppure messi sulla copertina, Fair Warning affermò artisticamente la band e dimostrò che i Van Halen erano rilevanti anche al di fuori di un contesto festaiolo. In varie situazioni, tutti e quattro i membri ebbero modo di definirlo il loro disco preferito degli esordi, difendendone i meriti.

Pubblicato nell’aprile del 1981, Fair Warning stabilì un nuovo record di classifica per la band, piazzandosi al numero 5 diBillboard. Il problema era che non conteneva un pezzo chiaramente destinato a diventare un successo radiofonico. “Mean Street”, “Push Comes to Shove” e “Unchained” entrarono tutti nella Top 30 del rock, ma il pezzo pop mainstream tanto desiderato dalla casa discografica continuava a mancare. Agli occhi dei collaboratori del gruppo, quello era un problema. Per quanto l’industria discografica fingesse di essere orientata al risultato, c’era una sorta di legge del branco che esigeva dei brani di successo da immettere sul mercato...

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