Giovanni Ferrari

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"Non concedo una seconda possibilità al cinismo, all'insistenza, alla mancanza di empatia e carità. [...] L'onestà dell'amore sta nel presidio quotidiano e nella capacità di costeggiare l'altrui sensibilità senza violentarla mai. Scegliendo il tempo, il modo, le parole giuste. Sapendo aspettare, dedicando cura e pazienza, osservando e parlando con misura, senza sentenziare". Sono queste le prime righe che Tiziano Ferro ha inserito a fine-booklet del suo ultimo "Il mestiere della vita" (Universal Music), nella parte dei ringraziamenti. In queste frasi Ferro racconta - così come in tutte le tredici tracce del disco - in cosa consiste questo suo "nuovo capitolo". Un capitolo fatto di comprensione, di rispetto e di amore vero.

"Il mestiere della vita" è un vero esperimento. Bellissimo ma rischioso. Rispetto all'ultimo lavoro di inediti ("L'amore è una cosa semplice"), la differenza è gigante. Non mancano ballad "alla-Tiziano-Ferro": prima fra tutte la bellissima title-track scritta insieme a Raige, ma anche Valore assoluto o il duetto con Carmen Consoli ne Il conforto (sulla cantante ha detto: "Credo sia la vera erede di Mina. Abbiamo registrato il duetto come due persone che cantano insieme da vent'anni: ma era la prima volta in assoluto"). Ma non è tutto: ne "Il mestiere della vita" il cantante di Latina ha sperimentato nei suoni (vedi il featuring con Tormento in My Steelo o il brano profondamente R&B Lento/Veloce). E torna anche ad alcune parti in inglese ("Può succedere, ma non è una scelta artistica. Di base non voglio cantare in inglese", ha detto).


Insomma: quello che è uscito oggi nei negozi non è l'album più immediato di Ferro. L'ha ammesso lui stesso: "Rispetto al disco precedente, in questo caso ci sono gradi di difficoltà maggiori. Ma sono sempre io". E questo si capisce bene. In questo periodo in cui il bombardamento emotivo (visivo e acustico) è davvero eccessivo, Ferro ci racconta la sua vita, ci chiede di entrare nei suoi riconoscibilissimi testi, ci chiede la disponibilità di farci plasmare dalle sue atmosfere. Un do ut des basato sull'amore.

Il processo di creazione del disco dimostra questa grande libertà di espressione. Lo racconta Ferro: "Ho provato a scrivere come facevo all'inizio. Non avevo voglia di sentire la fretta della scadenza. È un disco che è nato anche cazzeggiando, vivendo serenamente". La cover del disco lo vede elegante, immerso in un'atmosfera urban (così come il suono del cd), tra le strade di Los Angeles: "Ci ho messo dieci anni ad amare questa città. L'ho capita, ora. Lì, se vuoi fare delle cose, le puoi fare. La gente non parla tanto: si fa". E ancora: "In questo disco mi sono avvicinato alla scrittura con altre persone (spesso giovani), ed è una cosa che non ho fatto molto spesso".


Tiziano pesa le parole. Sa bene il valore che hanno. E non si lascia andare a polemiche né critiche. È sia criptico che esplicito. Un esempio di questo è il singolo che ha anticipato il disco, Potremmo ritornare: "Quando è uscita la canzone, nessuno l'ha capita. Ho scritto questo brano pensando a una donna che non ho più accanto. Non c'è una parola di quella canzone che si riferisce a una relazione di coppia". 

Infine, anche un brevissimo riferimento alla spiritualità, a Dio. "È importante dire: 'Oggi non sono più capace di fare la vita, quindi falla tu. Perchè ogni volta che la fai tu, la fai molto meglio di quanto possa fare io". 

L'11 giugno partirà un tour negli stadi (tutte le info qui), che ha già riscosso un grande successo di vendite. L'ultima notizia è il "raddoppio" a Roma: Ferro canterà all'Olimpico il 28 e il 30 giugno 2017. Di questo appuntamento live ha raccontato: "Immagino il concerto a servizio della musica e dello spettatore. Mi immagino un tour divertente, ma che non trascuri in nessun modo il passato".

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