Stevie Wonder a Lucca - La recensione del concerto

Due ore e mezza di grande musica per diecimila fan

Stevie Wonder – Credits: Getty Images

Gabriele Antonucci

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Dopo lo storico concerto dei Rolling Stones al Circo Massimo, l’appuntamento estivo più atteso dagli appassionati di musica è stato senza dubbio l’unico concerto italiano di Stevie Wonder ieri sera al Lucca Summer Festival, a quattro anni di distanza dalla sua ultima esibizione nel nostro Paese.

Un sogno a lungo inseguito dagli organizzatori della manifestazione D’Alessandro e Galli, che l’anno prossimo vorrebbero portare qui Sir Paul McCartney. Oltre novemila spettatori hanno affollato fin dal tardo pomeriggio Piazza Napoleone, dove si sono ritrovati anche numerosi vip, da Zucchero a Giorgio Panariello, da Marco Mengoni al Ministro dell’Istruzione Stefania Giannini, per assistere all’esibizione di un artista in grado di vendere oltre 100 milioni di album e di vincere 25 Grammy in carriera. Il concerto è iniziato qualche minuto prima delle 22 con l’ingresso alla spicciolata dei musicisti, ben quattordici, mentre Wonder è entrato poco dopo con una tastiera a tracolla, mandando in visibilio l’eterogeneo pubblico, caratterizzato da una forte presenza di giovani. Il primo brano è How sweet is to be loved by you, cover dell’ indimenticabile Marvin Gaye, dove Stevie ha chiamato il coro dei novemila spettatori. Il cantante, vestito con una vistosa camicia etnica verde e pantaloni oversize, si è dichiarato grato di trovarsi in Italia e ha chiesto ai presenti di essere il suo coro per la serata. Dopo Keep on running, da Music of my mind del 1972, la prima scarica di adrenalina l’ha data il classico Higher ground, che ha trasformato Piazza Napoleone in una grande discoteca all’aperto. I ritmi sono mantenuti alti dalla successiva As if you read my mind, mentre la prima sorpresa Wonder l'ha  regalata suonando Tequila all’ harpejji, singolare tastiera che unisce piano e chitarra, trasformando il ritornello in Lucca e strappando così  grandi applausi.

Inconfondibili le prime note di Day tripper, omaggio ai Beatles, mentre il primo momento romantico è rappresentato da Send one you love, che offre l’occasione al cantante per uno dei suoi leggendari assoli di armonica. Un brivido attraversa la schiena degli spettatori durante la magnifica interpretazione di Overjoyed, con vocalizzi che rivelano tutta l’estensione della sua magica voce, fino a trasformarsi in Ribbon in the sky, canzone che è pura poesia. I ritmi tornano a crescere in Don’t you worry ‘bout a thing, che fa scattare in piedi anche i fan delle prime file, grazie al sound latin-jazz dell’eccellente gruppo nel quale suonano contemporaneamente tre percussionisti. Segue poi un trittico tutto da ballare, Signed sealed delivered, I’m yours, Sir Duke e I wish, dove i fiati recitano un ruolo di primo piano. Stevie Wonder è sempre stato un artista attento all’attualità, come ha confermato il suo toccante discorso a Lucca, trasformatosi in un vero e proprio appello a fermare le guerre e la violenza di questi giorni: “Ci sono ancora uomini che nel 2014 credono che la violenza sia la soluzione, mentre invece non serve a nulla. Noi dobbiamo prendere una posizione: no alla guerra, no al terrorismo, mai più”.

Un discorso accorato, interrotto in due punti da una sincera commozione, che ha condotto al brano ricco di passione civile Visions, interpretato in un’atmosfera di grande emozione  e di religioso silenzio. Temi sociali hanno caratterizzato anche la successive Living for the city e Ebony and Ivory,  cantate da tutti in coro, con il re del soul che si è divertito ad imitare la voce di Paul McCartney. Wonder ha chiamato vicino a sé la figlia Aisha, sua corista da anni, per fare un gioco con gli spettatori, mettendo a confronto le voci maschili con quelle femminili.

Arriva poi una jam session nella quale l’artista si è dedicato alle percussioni con due suoi musicisti, fino ad accennare la ritmica di Another star. E’ stata indimenticabile,per i freschi sposini Leonardo e Annalisa di Prato, la serata di Lucca nella quale, dopo aver donato il bouquet al loro cantante preferito, si sono visti invitare sul palco per ballare le romantiche Michelle, All I do e For once in my life, fino all’abbraccio con Stevie, visibilmente divertito dalla situazione. Wonder ha dedicato la sua Happy birthday a tutti quelli che festeggiavano il compleanno, chiudendo poi il concerto con l’ irresistibile Superstition, che ha fatto scatenare anche la tribuna vip. Il concerto, che ha superato le due ore e venti, si è chiuso con un applauso interminabile, durante il quale molti spettatori avevano gli occhi lucidi per lo straordinario spettacolo al quale avevano assistito. Stevie Wonder, a sessantaquattro anni, si è confermato un performer d’eccezione, in grado di far muovere il cervello così come le gambe, oltre che trasmettere tutta la gioia e la gratitudine che caratterizzano le sue canzoni d'amore. Peccato che dalla scaletta siano rimasti fuori alcuni grandi successi, ma era evidente il suo desiderio di rimescolare le carte e di regalare momenti di pura improvvisazione, tra jazz e musica africana. L’unica nota negativa del concerto è stata la sua fine, che ha interrotto la magia di una serata che avremmo voluto non finisse mai.

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