Sarà Steve Vai a inaugurare stasera alle 20 il Guitar Legends Festival, ospitato al Planet Live Club di Roma (Via del Commercio 36), che nelle scorse edizioni ha ospitato giganti delle sei corde come John McLaughlin & Fourth Dimension, Steve Lukather dei Toto, Andy Timmons, Hot Tuna, Robben Ford, David Kilminster, Allan Holdsworth, Buddy Whittington e Paul Gilbert.

Quattro chitarristi straordinari, come tecnica e stile, per altrettante serate dal grande fascino che si terranno dal 20 settembre al 9 dicembre. Maestri del proprio strumento in grado di esplorare con la chitarra, lo strumento più utilizzato nella musica non classica, il rock, il jazz e la musica strumentale, elettrica ed acustica.

Ogni Master Class di Steve Vai è un evento unico dove conduce i partecipanti alla scoperta dei segreti del suo stile. Non solo Master Class, ma anche seminario, Jam finale con alcuni dei partecipanti e meet & greet con il pubblico. Come maestro di cerimonia,  traduzioni e assistenza varia, ci sarà Fabio Cerrone, chitarrista preparatissimo già con Virtual Dream e tanti altri.

Il precoce talento di Steve Vai è stato scoperto a soli diciannovenne dal geniale Frank Zappa, che lo ha voluto fortemente nella sua band dal 1979 fino al 1984. Agli inizi il compito di Vai consisteva «solo» nel trascrivere le complesse partiture del maestro di Baltimora, il quale ben presto si accorse delle sue doti tecniche fuori dal comune, tanto da diventare il suo chitarrista di fiducia  e di guadagnarsi il soprannome de «il piccolo virtuoso italiano». I suoi nonni  erano lomellini, del comune di Dorno in provincia di Pavia, da cui sono partiti per emigrare negli Stati Uniti.

Un uomo tranquillo, che sul palco si trasforma in un demone del rock, trascinando il pubblico con i suoi poderosi riff di chitarra, con la padronanza del legato e della leva del tremolo, con le sue celebri dissonanza e scale modificate. La sua musica suona come quella di nessun altro grazie alle sue singolari chitarre: la sette corde EVO, una chitarra a forma di cuore con tre manici, la «Ultra Zone» immortalata sulla copertina dell’omonimo album e la JEM bianca a tre manici.

Dopo la formativa parentesi insieme a Frank Zappa, il chitarrista ha suonato con David Lee Roth, Alcatraz e Whitesnake, ma i suoi tour più esaltanti sono ancora oggi quelli del cosiddetto G3, i magnifici tre della chitarra, ovvero lui, Joe Satriani e Steve Morse, che hanno unito le loro qualità in concerti leggendari.

Il 16 ottobre il “Guitar Legends Festival” ospiterà Tommy Emmanuel, uno dei maggiori virtuosi della chitarra acustica. Durante la cerimonia di chiusura delle Olimpiadi di Sydney del 2000 tutto il mondo rimase a bocca aperta per la stupefacente esibizione del chitarrista australiano. La sua inimitabile tecnica, da lui stesso definita “finger style”, che gli permette di suonare la sua sei corde usando tutte e dieci le dita come se fosse un pianoforte. In questo modo la melodia, il ritmo, il basso e le percussioni, invece che aver bisogno di un’intera band, vengono creati soltanto con la sua chitarra Una manualità eccezionale che, lungi dall’essere fine a se stessa,  mette a disposizione per composizioni melodiche e coinvolgenti in cui spazia con disinvoltura tra blues, folk, country, jazz e bluegrass.

Tommy Emmanuel vanta nella sua carriera moltissime collaborazioni con artisti di fama mondiale quali George Martin, Stevie Wonder, Eric Clapton, Michael Bolton, Chet Atkins, Tina Turner, Cliff Richard, Olivia Newton John, John Denver e tanti altri.

Chiudono la kermesse i concerti della Stu Ham Hamm Band con ospite speciale Greg Howe(21 ottobre) e del Corrado Rustici Trio(9 dicembre), il cui leader ha avuto un ruolo fondamentale nel successo di Zucchero e di Ligabue, oltre ad aver suonato con mostri sacri come Herbie Hancock e George Benson.

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