Simona Molinari: lo swing a modo mio - intervista

Abbiamo incontrato la vocalist che a Sanremo si è esibita con Peter Cincotti

Simona Molinari (A. Rabboni)

Tony Romano

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Durante l'ultimo festival di Sanremo ha sfoggiato una voce magica ed un sorriso che ha ipnotizzato tutti. Abbiamo incontrato Simona Molinari (senza l'istrionico Peter Cincotti, suo partner artistico) scoprendo che dietro quel look sofisticato mostrato all'Ariston, si nasconde una piacevole semplicità.

Che cos’è per te la felicità?
È qualcosa che vivi come un ricordo, perché mentre la vivi non ti rendi conto di quanto eri felice in quel momento. In realtà credo che consista nel capire i propri bisogni, perché a volte inseguiamo delle cose che ci vengono inculcate, ma che non sono reali bisogni nostri. Secondo me è l’anima che in silenzio ti chiede alcune cose. Se riesci ad interpretare i segnali e a capire quali sono i bisogni dell’anima, allora puoi dire di aver raggiunto la felicità.

Sei già stata a Sanremo una volta. Che cosa è cambiato da allora e come hai affrontato questa nuova esperienza?
La prima volta a Sanremo sono arrivata con molta incoscienza, non sapevo cosa avrei incontrato. Questa volta invece ero molto più consapevole, sapevo già a cosa sarei andata incontro e per questo avevo molta più ansia, ma per fortuna c'era Peter che era tranquillissimo a differenza mia e mi ha aiutato molto. In realtà ci siamo divertiti tantissimo ed è stata un’esperienza fantastica. E Sanremo mi manca ancora adesso

Quest’anno il regolamento prevedeva due canzoni in gara. Qual era la tua  preferita?
Dr.Jekyll Mr.Hyde era più complessa, più articolata. La felicita invece è un tormentone, però sono contenta anche per La Felicità, un pezzo firmato da me.

Dalla gavetta agli incontri e alle collaborazioni importanti come Ornella Vanoni, Peter Cincotti, Fabrizio Bosso, Gilberto GIl e ultimo, ma non ultimo, Franco Cerri. Cosa ti ha lasciato dentro ognuno di questi personaggi?
Sicuramente la professionalità. Anche lo stesso Franco Cerri, che ha studiato la sua parte con dedizione e con un’umiltà incredibile. Io e Peter siamo rimasti disarmati dalla semplicità di Franco. Anche Ornella (Vanoni) mi ha chiamato dopo la mia esibizione e mi ha fatto un sacco di complimenti. E ricevere complimenti da Ornella Vanoni, non è così semplice perché è sempre molto critica..

Com’è avvenuto l’incontro con la musica di Lelio Luttazzi?
Sua moglie Rossana mi ha presentato questi brani che erano rimasti in un cassetto ed io mi sono innamorata di Dr. Jekyll e Buonanotte Rossana, l’ultima traccia del disco. Nel 2007 avevo fatto un musical che si chiamava proprio Jekyll and Hyde e per tantissimo tempo mi sono interrogata sul tema della doppia personalità. E poi il secondo brano, Buonanotte Rossana, perché è una canzone testamento, Lelio non l’ha mai cantata e l’ha lasciata li così quasi come un messaggio post mortem diciamo. È proprio un messaggio d’amore dedicato alla moglie. È stato emozionante registrarlo e il pianoforte di quel brano è suonato proprio da Lelio.

Parafrasando il tuo secondo album, Croce e delizia, qual è oggi la tua croce e qual è la delizia?
Le cose più belle di questo mestiere sono anche le croci. Il fatto di viaggiare tanto è bellissimo ed è quello che forse più mi piace, ma allo stesso tempo rende più difficile i rapporti veri e quindi essere vicino con le persone care. Ti perdi la quotidianità delle persone veramente importanti e anche la costruzione di qualcosa diventa più complicata. Croce e delizia, sono anche gli alti e bassi di questo mestiere. La mancanza di equilibrio che però ti crea quell’inquietudine per cui ti senti vivo e che ti permette di andare avanti.

Cosa significa fare swing oggi in un mondo ammaliato da Lady Gaga e Rihanna?
Significa essere pazzi (ride; ndr). Per me è come portare un po' di positività nell'aria perché comunque lo swing è una musica positiva. Se vogliamo è anche leggera e poi era la musica dance degli Anni 20. Io ho aggiunto l’elettronica trasformandolo in electroswing. Ho voluto riportare lo swing a quello che era un tempo, fotografandolo però non più in bianco e nero, ma a colori.

Nel cd c’è un brano scritto interamente da te, Lettera. A chi è indirizzata questa lettera senza francobollo?
In realtà, mi sono trovata in entrambe le situazioni. Dalla parte di chi ha ricevuto la lettera perché sono stata lasciata all’inizio della mia carriera, quando la persona con cui stavo mi ha lasciato libera di volare per il mio cammino. E poi mi sono trovata anche dall’altra parte, di dover lasciare volare una persona. Quindi, ho scritto questa canzone perché so cosa si prova sia quando lasci sia quando vieni lasciato.

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