Gabriele Antonucci

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L'attentato terroristico al concerto di Ariana Grande nel foyer della Manchester Arena, con 22 vittime e decine di feriti gravi, ha riportato al centro del dibattito politico il tema della sicurezza negli spettacoli dal vivo, a pochi giorni dall'inizio della stagione dei grandi live all'aperto.

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L’allerta sulla sicurezza in Italia è oggi al livello tre, a un punto dal massimo di quattro che scatta in presenza di attentati.

Il ministro dell'Interno Marco Minniti ha riorganizzato, con i vertici dell'intelligence e delle forze le misure di sicurezza, oltre 1.500 eventi pubblici estivi, con misure supplementari per "tentare di prevedere ogni eventualità, aggiungere misure particolari per ridurre al minimo il rischio di trovarsi spiazzati".

Tra queste, spicca il doppio filtraggio: oltre ai metal detector fissi agli ingressi dei concerti, verranno utilizzati metal detector portatili nel cordone più ampio dell'area antistante al concerto proprio perché la scelta del kamikaze di entrare in azione nel foyer della Manchester Arena ha beffato i controlli, ottenendo conseguenze devastanti.

Il tallone d'Achille della sicurezza nei concerti, ha sottolineato ieri Ben Sisario sul New York Times, sono proprio le aree pubbliche intorno agli spettacoli dal vivo.

La strage di Manchester è assai diversa da quella del Bataclan, non solo per le modalità dell'attentato (una bomba umana rispetto ai tre uomini armati di kalashnikov di Parigi), ma perché avvenuta in una zona, il foyer, considerata pubblica, così come una strada o un piazza, e per questo non soggetta ai controlli da parte della società organizzatrice del concerto, la SMG, responsabile solo per ciò che avviene all'interno della zona del concerto.

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Per questo sono aumentate in Inghilterra e nel resto dell'Europa le telecamere e l'illuminazione delle aree antistanti ai concerti, misure che, alla luce dei recenti avvenimenti di Manchester, appaiono comunque insufficienti per contrastare celermente un attentato, soprattutto di tipo kamikaze.

Una delle conseguenze di questa situazione potrebbe essere un ulteriore aumento del prezzo dei biglietti dei concerti, diventati la fonte principale di reddito per gli artisti a causa della crisi irreversibile della discografia tradizionale, in modo da soddisfare la richiesta di maggiore sicurezza da parte degli utenti.

Intanto ieri,nel pacchetto di emendamenti della manovrina di primavera, è stato approvato in commissione Bilancio della Camera un emendamento della Lega che stabilisce il principio "chi organizza, paga".

I soggetti privati e pubblici che organizzano eventi privati dovranno pagare "interamente le spese del personale di polizia locale relative a prestazioni pagate da terzi per i servizi di sicurezza e polizia stradale quando gli eventi incidono sulla sicurezza e la fluidità della circolazione del territorio dell'ente".

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Claudio Trotta, General Manager di Barley Arts Promotion, uno dei più importanti organizzatori di eventi in Italia (Bruce Springsteen, AC/DC, The Cure e Queen, solo per fare qualche nome), intervistato da Francesca Robertiello su Repubblica Tv, ha suggerito quattro soluzioni pratiche per ridurre i pericoli di un attacco terrorisitico:
1) Allargare il perimetro dell’area di controllo
2) Aumentare la forbice del tempo in cui questo controllo avviene
3) Introdurre il biglietto nominale per sapere se ci sono nominativi che appartengono alle blacklist del terrorismo
4) Dare vita a un tavolo permanente sui temi della sicurezza tra Assomusica, forze dell’ordine, gestori delle strutture e istituzioni.

Trotta ha sottolineato come la zona più pericolosa resti "il fuoriperimetro, le persone che transitano o che stazionano al di fuori dell'area del concerto. Non possiamo pensare, però, di chiuderci in casa, né di vivere militarizzati.La stragrande maggioranza delle persone vogliono continuare a vivere".

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