Sergio Caputo: tre sorprese per festeggiare "Un sabato italiano"

A trent'anni dall'uscita del suo album d'esordio, l'artista romano lo ha reinciso con uno stile più raffinato, dalle atmosfere jazz. 

Sergio Caputo – Credits: ufficio stampa

Alberto Rivaroli

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Gli è sempre piaciuto sorprendere, e c'è riuscito anche stavolta. Non sono molti gli artisti che, per celebrare un anniversario, guardano avanti. Sergio Caputo è uno di quelli: per festeggiare i 30 anni del suo primo grande successo, Un sabato italiano, (che Rolling Stone ha inserito tra i 100 migliori dischi italiani di sempre)  avrebbe potuto tranquillamente cavalcare l'onda della nostalgia: qualche avvilente comparsata in playback, giusto per compiacere chi si accontenta dell'effetto karaoke, e pedalare.

Invece, Sergio che cosa fa? Prende il suo album e lo reincide con sonorità nuove, ispirate dalla passione di una vita: il jazz, quello vero, suonato per anni nei club degli Stati Uniti dove ha trascorso una lunga e fortunata parentesi a partire dal 1998 (il suo cd strumentale That kind of thing, uscito nel 2003, è stato uno degli album indipendenti più scaricati di quel periodo).

Dall'incontro tra passato e presente è nato così Un sabato italiano 30, un cd che ripropone la scaletta dell'originale con l'aggiunta di due inediti, C'est moi l'amour e I love the sky in September. Il risultato sorprenderà ancora una volta tutti quelli che, a un artista, non chiedono solo di essere il juke box di se stesso.

Le novità non finiscono qui: Sergio parte il 16 dicembre da Milano per un tour teatrale che da qui a gennaio toccherà Roma, Salerno, Napoli, Bari, Padova, Torino e Firenze (tutte le info su www.sergiocaputo.com ). Un'occasione per presentare dal vivo il nuovo album e tutto il suo repertorio, e ritrovarsi con la chitarra in mano davanti a fan vecchi e nuovi. Chi poi è curioso di scoprire tutti i retroscena, le citazioni, le persone legate a questo piccolo classico, si divertirà leggendo Un sabato italiano memories (Oscar Mondadori, 12 euro), il romanzo nel quale Caputo ripercorre una fase della sua vita piuttosto movimentata (scandita com'era da avventure galanti, colossali bevute e canzoni) e capace di ispirargli i suoi successi più famosi. La prefazione l'ha scritta Carlo Massarini, indiementicabile conduttore di bianco vestito della trasmissione Mister Fantasy, che in quegli anni ruggenti fu il primo a presentare alla Rai i video di Caputo.

 

Sergio, anche stavolta ha deciso di restare fuori dal coro...

«Più che altro mi chiedevo come festeggiare questo compleanno così particolare: lo confesso, trent'anni fa non avrei mai immaginato che “Un sabato italiano” avrebbe resistito così bene al passare del tempo. Da un lato volevo ricordare un disco per me fondamentale, dall'altro però sentivo ormai lontane anni luce da me le sonorità pop, caratterizzate da un uso massiccio dei sintetizzatori, con cui lo avevo inciso all'epoca. Così ho pensato di rifarlo, virando verso il jazz, con quel rigore stilistico che mi sta molto a cuore».

Sembra quasi che, dopo averle viste cantate (e a volte massacrate) da mezzo mondo, lei si voglia riappropriare delle sue “creature”.

«È esattamente così: in passato ho dovuto accontentare le esigenze degli altri: case discografiche, reti televisive... Oggi, finalmente, prendo le mie canzoni e le ricanto come voglio io. Per me non è sono solo musica, ma frammenti della mia vita. Non avrei mai saputo inventare le storie che racconto nei miei brani: mi sono usciti di getto perché raccontano quello che ho vissuto veramente».

Anche la sua, in fondo, era una vita spericolata, ma con una robusta dose di ironia.

«Lo ripeto: ho descritto vicende e persone del mio quotidiano, con molta sincerità. Non ho mai calcato la mano per fare colpo sul pubblico, anche perché vivere un po' sopra le righe non significa essere duri o invulnerabili: se la sera bevi come una spugna, la mattina dopo hai un mal di testa feroce, c'è poco da fare».

Le sue canzoni sembrano senza tempo: più che invecchiate benissimo, non sono proprio invecchiate.

«Credo che dipenda dal fatto che raccontano con un linguaggio semplice situazioni e stati d'animo che riguardano tutti. O almeno, credo...».

SERGIO CAPUTO - UN SABATO ITALIANO SHOW

16 dicembre Milano - Teatro Nuovo

18 dicembre Roma - Auditorium Parco della Musica

19 dicembre Salerno - Modo

20 dicembre Napoli - Palapartenope

21 dicembre Bari - Teatro Forma

24 gennaio Padova - Teatro Geox

25 gennaio Torino - Teatro Colosseo

31 gennaio Firenze - Teatro Obihall

 
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