Rolling Stones: i tre dischi fondamentali

Gli album da riscoprire a una settimana dal concerto di Roma 

Da sinistra, Ron Wood, Mick Jagger e Keith Richards – Credits: Getty Images 

Tony Romano

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Poco più di cinquant’anni fa, il 16 aprile del 1964, i Rolling Stones pubblicavano il loro primo album omonimo segnando per sempre la storia della musica rock e diventando punti di riferimento per gruppi e musicisti fino ad oggi.

La loro miscela di blues, rock e rock’n’roll divenne irresistibile, i testi spinti, talvolta aggressivi, che sdoganarono sesso e droghe, fecero il resto. L’attesa, adesso, è per il 22 giugno, quando Mick Jagger e soci arriveranno a Roma per scatenarsi e far scatenare i loro fan nell’unica ed imperdibile data italiana al Circo Massimo di Roma.

Abbiamo scelto 3 album tra la sterminata discografia del gruppo, dischi indispensabili per conoscere davvero il sound e lo stile della più grande rock band di sempre. 

1966 – Aftermath: l’album che contiene pezzi che hanno segnato la storia come Paint It Black (con Brian Jones ispirato da George Harrison che si cimenta al sitar), Lady Jane, Under My ThumbMother's Little Helper.

1972 – Exile on Main Street: album doppio in cui riescono a convivere insieme sonorità rock 'n’roll, funky, country e ovviamente blues. Al settimo posto nella classifica dei 500 album migliori di tutti i tempi secondo la rivista Rolling Stone.

2005 – A Bigger Bang: sicuramente è il miglior album degli Stones negli ultimi vent'anni. Nel disco Jagger e Richards tentano di abbozzare un ritorno alle origini musicali del gruppo. Missione impossibile, ma brani come Streets of Love e Rough justice hanno ancora qualche sprazzo di magia. 

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