I Rolling Stones conquistano Roma - La recensione del concerto

In 70 mila al Circo Massimo per lo show più atteso dell'anno

Mick Jagger al Circo Massimo, 22 giugno 2014 – Credits: ANSA/CLAUDIO PERI

Gianni Poglio

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Un coetaneo di Mick Jagger, perso tra la folla, che saltella cantando Can't get no satisfaction è soltanto una delle istantanee di una notte speciale. Gli Stones hanno conquistato Roma e lo hanno fatto piazzandosi nel cuore della città, a due passi dal Colosseo dentro l'arena naturale del Circo Massimo. 

Erano in settantamila a celebrare il cinquantaduesimo anno sul palco di Mick Jagger e Keith Richards. Un colpo d'occhio straordinario, qualcosa che certamente resterà per sempre nella memoria di chi c'era. Sul palco e tra la gente. L'inizio è forte con Jumpin' Jack Flash. Segue Let's spend the night together e l'atmosfera si scalda.

"Che posto meraviglioso" dice Jagger. Fioccano applausi. La celebrazione del mito è iniziata. Per due ore gli Stones rileggono se stessi e la loro storia. Puntando molto sul passato. 

Sono ottime le vibrazioni che si liberano durante Streets of love uno dei pochi brani recenti che se la gioca alla pari con i classici. C'è anche spazio per un'ovazione a Mick Taylor, il sostituto di Brian Jones, che ricompare per una sanguigna rilettura di Midnight Rambler. Quando non seguono il copione e si lasciano andare, gli Stones regalano, ancora oggi, a settant'anni, quei lampi di lucida follia che hanno reso inimitabile la loro carriera. 

Jagger presenta tutti i suoi complici in scena. Il volume degli applausi premia come sempre Keith Richards, ma anche Ron Wood, secco come forse non è mai stato ("Non mangia abbastanza pasta") dice Mick.

Richards, camicia verde, capelli argento e sorriso da impunito, si mette al centro della scena con You got the silver. Nella voce, sempre più sgraziata e ruvida ci sono 50 anni di rock on the road vissuti pericolosamente. 

Naturalmente non mancano Honky Tonk Women e Gimme Shelter. In un crescendo di emozioni arrivano anche Miss You, Sympathy foir the devil e Brown Sugar. Poi, i bis con You can't always get what you want e Satisfaction. Il rito è compiuto. La felicità palpabile dei presenti e la cornice maestosa del luogo sono bellezza. Una grande bellezza

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