Gianni Poglio

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Ci ha messo un quarto di secolo Roger Waters prima di pubblicare un nuovo album in studio. Negli ultimi due decenni la sua missione è stata portare in giro per il mondo la musica dei Pink Floyd, prima The Dark Side of The Moon, poi The Wall accompagnato da uno spettacolo straordinario per intensità della musica, regia ed effetti speciali. 

Ora, con il supporto del produttore Nigel Godrich (Radiohead, U2), Waters torna con un concept album che è ossigeno per chi ama ascoltare davvero. Colpisce l'attenizone ai dettagli, ai particolari, ai suoni, ai rumori e alle voci (ce ne sono molte sparpagliate nel disco, inclusa quella di Donald Trump, lo spettro che aleggia lungo le dodici tracce).

Ingiustizie, razzismo, politici senza cervello e leader bugiardi: sono questi i temi di un artista che non ha ancora perso la voglia e il gusto di indignarsi ad alta voce
Nessuna di queste canzoni ha un ritornello da singolo, tutte però hanno un'intensità e una forza che arriva direttamente dalla mente e dall'anima di uno degli artisti più ispirati dell'ultimo secolo, un genio che sa cambiare senza rinnegare se stesso. 

Non mancano gli echi dei Pink Floyd e dei suoi precedenti album solisti, così come non mancano quelle aperture potenti e strazianti (con meno chitarre, però) con cui da sempre Waters "accende" i suoi brani. 

Incomparabile con qualunque altro disco uscito quest'anno, Is this the life we really want? pone una domanda diretta, essenziale. E offre una colonna sonora per pensare. Con lo smartphone rigorosamente spento... 

I tre brani imperdibili: Picture This, Smell the roses, Deja vu

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