Musica

Rival Sons: uno show vintage nel segno del rock blues

Dalla California un tuffo nelle sonorità calde del southern rock. Con qualche eco dei Led Zeppelin...

53rd Montreux Jazz Festival

Michela Vecchia

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È un’esplosione di energia vintage quella sprigionata dai Rival Sons venerdì 15 novembre al Live di Trezzo (Milano). Quattro musicisti di Long Beach California, tornati per la seconda volta nell’arco di un anno in Italia. A febbraio infatti avevano suonato a Parma, al Campus Industry Music registrando il tutto esaurito. E al Live non erano in pochi quelli che, convinti dal sound e dalle capacità della band, si sono ripresentati a vederli.
Apertura di serata al femminile, con The Last Internationale che hanno scaldato il pubblico grazie alla coinvolgente singer Delila Paz.

Alle 21.30 in punto i Rival Sons salgono sul palco, accompagnati da un bravissimo turnista alle tastiere, Todd Ögren-Brooks. Il look è la prima cosa che colpisce, l’aspetto scentemente trascurato, cappellacci, brillantina, stivali a punta, basettoni e camicie a fiori. Un bel tuffo nel passato per una band che si è formata solo nel 2008 e che ha all’attivo sei dischi. 

Alla band l’esperienza però non manca, e soprattutto non manca la tecnica. Suonano bene e in modo genuino un rock blues che ha tutto il sapore del southern rock e di Nashville, dove la band ha registrato l'ultimo album Feral Roots, molto presente nella scaletta del concerto.

Lo show si apre con End of Forever, il cui robusto intro precede l’ingresso di Jay Buchanan, il vocalist, che davvero sembra approdato nel nostro millennio direttamente dagli anni Settanta senza passare dal via. Si prosegue con Wild Animal, più veloce per scaldare l’atmosfera, un brano più vecchio risalente al 2012 per arrivare fino ai loro albori con Tell Me Something, tratto da Before The Fire, il loro primo disco. Con Tied Up e My Nature i Rival Sons svelano l'anima blues scaldando il pubblico con i suoni tipici di un genere che tra le band fondamentali annovera i leggendari Lynyrd Skynyrd.

Immancabile il drum solo ad opera di Mike Miley, non certo il momento più esaltante del concerto, ma si sa, un vero live rock non può farne a meno. Intrigante l’intermezzo acustico seguito da Look Away, in cui Scott Holiday, chitarrista nonché fondatore del gruppo, imbraccia una bella doppio-manico. 

Il pubblico della fredda e piovosa provincia milanese viaggia con loro nelle calde terre del sud degli Stati Uniti con Feral Roots, brano che dà il titolo all’omonimo album. In sequenza, verso la fine dello show, arrivano Open My Eyes, Shooting Stars dal sapore gospel e accolta con un'ovazione. Poi, sulle note di Do Your Worst, i Rival Sons salutano e lasciano il palco. Ma è solo un rito: dopo pochi minuti, richiamati dagli applausi, i cinque ritornano per i bis e chiudono con Keep On Swinging.

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