Se c’è in Italia un culto laico che non accenna a diminuire, ma anzi continua ad aumentare i suoi adepti, è quello dei sorcini, i fan di Renato Zero, che ha da poco compiuto 66 anni.

Dopo aver incantato il pubblico dell’Arena di Verona nei tre concerti di giugno con i suoi successi e i brani contenuti nell’album Alt, accompagnato dalla sua band e dell’Orchestra Filarmonica della Franciacorta diretta dal Maestro Renato Serio, Renato Zero torna dal 24 novembre con ALT IN TOUR per una lunga serie di date nei più importanti palasport d’Italia.

Queste le date dell’ “ALT IN TOUR”:

24 e 25 novembre Bologna, Unipol Arena
28 e 30 novembre Torino, Pala AlpiTour
3 dicembre Pesaro, Adriatic Arena
6, 7, 9, 10, 13 e 14 dicembre Roma, Pala Lottomatica
16, 17, 19 e 20 dicembre Firenze, Nelson Mandela Forum
22 e 23 dicembre Padova, Arena Spettacoli Padova Fiere
6, 7, 9 e 10 gennaio Assago (Mi), Mediolanum Forum
14, 15 e 17 gennaio a Livorno, Modigliani Forum
20 e 21 gennaio Eboli, PalaSele
23, 24 e 26 gennaio Bari, PalaFlorio
28 e 29 gennaio Acireale, Pal’Art Hotel

Dopo aver segnato quasi mezzo secolo di musica, di costume e perfino di linguaggio del nostro paese, l'artsita romano è ancora oggi uno straordinario catalizzatore di energia e di emozioni.

Zero ha perso nel corso degli anni quella patina di trasgressione che ne ha caratterizzato gli esordi, ma non la capacità di emozionare e di arrivare dritto al cuore di migliaia di fan, la cui età varia dai venti ai settant’anni. I numeri parlano chiaro: 28 album in studio, 3 raccolte, più di cinquecento canzoni. 45 milioni di dischi venduti.

E pensare che il primo disco di Renato, prodotto nel lontano 1967 da Gianni Boncompagni, aveva venduto soltanto 20 copie, un inizio poco incoraggiante. Renato era allora un ballerino filiforme, proveniente dai casermoni popolari del periferico quartiere della Montagnola che, a causa dei suoi travestimenti e delle scelte di vita controcorrente, aveva collezionato agli esordi una serie di insulti che avrebbero dissuaso chiunque, ma non lui. 

Figlio di Domenico, poliziotto, e di Ada, infermiera, tre sorelle come in Cechov, Renato Fiacchini ha iniziato giovanissimo a frequentare le luci stroboscopiche del Piper, storico locale romano di via Tagliamento, dove hanno suonato i Pink Floyd, i Procol Harum, i Genesis, i Byrds e Sly and the Family Stone, fino a leggende del jazz come Duke Ellington e Lionel Hampton. 

Lì conosce Loredana Bertè, Mia Martini, Patty Pravo, Mita Medici e Stefania Rotolo, tutte amiche che faranno strada nel mondo dello spettacolo. Lavorando come ballerino nello show serale di Rita Pavone, guidato dal coreografo Don Lurio, Renato ha imparato i trucchi del mestiere e ha capito presto le dure leggi che regolano lo star system. 

Zero firma il suo prima contratto discografico come cantautore con la RCA nel 1972 e nel 1973 esce il suo primo album No mamma, no!, un disco nel quale si intravede in nuce il suo multiforme talento, ma che non ottiene il giusto riconoscimento dal pubblico.

L’anno della svolta è il 1977, nel quale, grazie soprattutto alle radio libere, l’artista si mette in luce con Mi vendo, che contribuisce alle buone vendite dell'album Zerofobia, contenente altri brani divenuti famosi come Il cielo, Morire qui, Vivo e Manichini. Un successo ancora maggiore arriverà con Zerolandia  trainato dal contagioso singolo Triangolo, che ironizza su rapporti di coppia non proprio tradizionali.

Il numero dei suoi fan sale in maniera vertiginosa e i suoi variopinti concerti sono sempre più affollati. Nasce così Zerolandia, il grande tendone itinerante che ospita ogni sera migliaia di sorcini.

Esplode così in tutta Italia la Zerofollia, che raggiunge il suo apice nel 1979, quando sia l’album EroZero che il singolo  Il carrozzone conquistano i vertici delle classifiche.

Intorno alla metà degli anni Ottanta la sua popolarità ha conosciuto un momento di flessione, per poi rilanciarsi alla grande al Festival di Sanremo del 1991 con l'intensa Spalle al muro.

Da allora Renato Zero non è più sceso dal trono riservato solo a pochi grandi della canzone italiana. A tre anni dal doppio progetto di Amo in due capitoli, incentrato su tematiche più intime e riflessive, Renato è tornato ad aprile nei negozi , forte di rinnovata passione e spirito di denuncia, ai grandi temi sociali e alle battaglie civili con ALT: 14 brani inediti, ricchi di sorprese.

La fede, la violenza, i giovani, il lavoro, il destino dell’arte, l’amore nelle sue declinazioni, l’ecologia, le politiche d’accoglienza, i nuclei affettivi. Tanti temi trovano spazio nelle nuove canzoni di Alt, che ancora una volta non leggono il giornale di oggi ma quello di domani, guardando avanti e alle nuove generazioni con coraggio, spirito identitario e irriducibile speranza.

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