Pussy Riot, un libro sconvolgente

Storia del gruppo punk moscovita, tra passato e presente

Andrea Vania, "Madonna liberaci da Putin. Le Pussy Riot scuotono la Russia (e non solo)", Volo Libero Edizioni. – Credits: ufficio stampa

Micol De Pas

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Hanno sconvolto la città di Mosca con i loro passamontagna colorati, le loro frasi urlate e quelle performance velocissime ma più incisive di qualunque altro gesto artistico. Tanto che molto presto sono diventate un simbolo, noto in tutto il mondo. Sono le Pussy Riot, gruppo punk femminista e politicamente impegnato, finito sotto i riflettori dopo una serie incalzante di proteste via via più dirompenti, volte a scoperchiare la corruzione in Russia, dai sospetti brogli elettoriali ai legami sempre più stretti tra stato e Chiesa.

Ma quando sono entrate nella chiesa del Cristo Salvatore per intonare la loro preghiera anti Putin, sono state fermate dalla polizia. Il processo ha condannato due di loro, Nadia Tolokonnikova e Maria Alekhina, al carcere.

 

Liberate con l'amnistia prima delle olimpiadi di Sochi, la loro storia è ora in un libro originale e molto documentato, tra passato e presente. Racconta anche l'attualità, attraverso le parole delle due ragazze che hanno fondato una Ong per la difesa dei diritti dei carcerati. Di interviste, dichiarazioni, articoli giornalistici, testi delle canzoni, si compone il volume Madonna liberaci da Putin, appena uscito per Volo Libero Edizioni. A firmarlo è Andrea Vania, un nome di fantasia per garantire l'anonimato all'autore che ha scelto questo pseudonimo perché unisce nomi maschili e femminili, oltre gli stereotipi di genere, in un gioco che sarebbe piaciuto anche alle Pussy Riot. La cura dell'edizione invece è di Daniele Paletta, Mikhail Amosov e Claudio Fucci.

Pubblichiamo un estratto dal libro.

«Se qualcuno si è sentito oltraggiato dalla nostra azione nella cattedrale del Cristo Salvatore, sono pronta ad ammettere di aver commesso un errore etico» scrive Nadja Tolokonnikova, proprio quella che era stata presentata all’opinione pubblica come la mente del gruppo, quella che non si sarebbe mai pentita. «La nostra colpa etica – etica, ripeto, non giuridica – consiste nell’esserci sentite autorizzate a rispondere con un’esibizione nella cattedrale alla richiesta del patriarca di votare per Vladimir Putin. Questo è un errore etico di valutazione, me ne rendo conto e me ne scuso. Ma le disattenzioni etiche non sono comprese in alcun articolo del Codice penale. (...) Quanto all’odio religioso, non ve n’è alcuna prova. Il cristianesimo ortodosso onora i nostri stessi valori: misericordia, indulgenza, compassione, amore e libertà. Non siamo nemiche della cristianità. […] La nostra performance non voleva aggredire il pubblico, ma conteneva il desiderio disperato di cambiare la situazione politica russa».

È stata un’azione politica, in altre parole, non un insulto ai credenti. Nella sua dichiarazione, Masha è ancora più chiara: «Abbiamo cercato l’attenzione di padre Kirill per farci spiegare come mai volesse spingere il popolo a votare per Vladimir Putin. (...) Non avrei mai immaginato che la Chiesa ortodossa volesse inculcare la fede in un presidente: credevo che il suo unico scopo fosse quello di predicare la fede in Dio».

(... E poi Katya) «Con la nostra performance abbiamo osato unire l’immaginario della cultura ortodossa a quello della controcultura, perché la tradizione non appartiene solo alla Chiesa, al patriarca e a Putin, ma può abbracciare anche l’opposizione civile e le proteste del nostro Paese». Un altro schiaffo, dedicato a chi ha voluto credere alla tesi dell’offesa religiosa e del gesto senza implicazioni politiche. «Da un lato ci aspettiamo un verdetto di colpevolezza» conclude. «Dall’altro abbiamo vinto. Oggi il mondo intero sa che la causa contro di noi è stata costruita ad arte. E le rassicurazioni offerte da Putin sull’equità del verdetto della corte sono l’ennesimo inganno ai danni della Russia e della comunità internazionale».

(...) Da qui riparte Nadja, con un coraggio che viene dai libri, dalla cultura, e dalla voglia di reagire all’apatia civile che sembra aver addormentato il Paese: «[…] Non siamo contente nemmeno della passività civile della popolazione, o del completo dominio del potere esecutivo su quello legislativo e giudiziario. Siamo profondamente arrabbiate per lo standard scandalosamente basso della cultura politica, basato sulla paura e sugli sforzi consapevoli del sistema statale e dei suoi complici. (...)».

Eppure, è accaduto l’imprevedibile, grazie al coraggio di un manipolo di donne. «Pur vivendo sotto un sistema autoritario, lo abbiamo visto collassare di fronte a tre Pussy Riot».

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Andrea Vania, "Madonna liberaci dal Putin. Le Pussy Riot scuotono la Russia (e non solo)", a cura di Daniele Paletta, Mikhail Amosov e Claudio Fucci, Volo Libero Edizioni

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