Musica

I Prodigy, la censura, la lite con i Beastie Boys: il caso Smack my bitch up

Un brano cult, uno dei pezzi simbolo degli anni Novanta e della scena dance. Ecco come venne accolto...

The Prodigy - Vieilles Charrues Festival 2015

Gianni Poglio

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Fu uno shock sonoro e non solo Smack my bitch up, l'oltraggioso singolo dei Prodigy pubblicato nel 1997 e contenuto nell'album The Fat Of The Land (il primo in cui compare Keith Flint come vocalist). Un brano duro nelle sonorità, diventato di culto nel giro di poche settimane. Un pezzo di musica elettronica dall'attitudine punk e nichilista passato alla storia come uno dei brani simbolo degli anni 90. 

"Change my pitch up / Smack my bitch up" fece scandalo e la band venne accusata di misoginia e sessismo. L'approccio della canzone non piacque nemmeno ai Beastie Boys che arrivarono a chiedere ai Prodigy di non suonare il brano al Reading Festival del 1998.

La risposta dei Prodigy dal palco fu esplicita: Noi suoniamo quel c.... che vogliamo".  

Il ritornello incriminato è in realtà un campionamento tratto da Give the drummer some degli Utramagnetic MCs. 

Non meno controverso il videoclip tra scene di sesso, violenza, guida in stato di ebbrezza, risse e cocaina. In un primo momento Mtv lo confinò nelle ore notturne, poi decise di eliminarlo dalla rotazione. Idem per la BBC che decise di censurarlo senza riserve.

Liam Howlett, cofondatore dei Prodigy, a questo proposito dichiarò: "Il video racconta la realtà, c'è molta gente che trascorre notti come quelle raccontate in quelle immagini". 

Nonostante il contenuto delle sequenze, il video si aggiudicò due Mtv Video Awards nelle categorie Best Dance Vodeo e Brakthrough Video...

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