Musica

Paolo Giordano: “In 'Pop Up' si ascolta dai Kiss ad Al Bano”

Il critico musicale conduce sabato e domenica su Rai Radio2 un programma che racconta la musica in tutte le sue sfaccettature

Roger Federer e Angus Young

Roger Federer e Angus Young – Credits: Ufficio stampa

Si definisce “un giornalista che tiene sempre il volume alto”. Paolo Giordano, critico musicale e storica firma de Il Giornale, porta la sua onnivora conoscenza del rock internazionale e del pop italiano sulle frequenze di Rai Radio2 nella nuova trasmissione Pop Up, in onda ogni sabato e domenica alle 19.50. Un racconto in musica fatto direttamente dai protagonisti, con interventi e commenti dei grandi nomi della scena italiana ed internazionale, curiose rubriche, anticipazioni sui dischi in uscita e retroscena, in modo da esplorare la musica a 360 gradi, senza barriere e confini prestabiliti. I primi ospiti, che hanno tenuto a battesimo la trasmissione, sono stati due pesi massimi della musica italiana come Max Pezzali e Mario Biondi.

Paolo, che cosa caratterizza maggiormente Pop Up rispetto ad altre trasmissioni di approfondimento  dedicate alla musica?

“Ci sono due caratteristiche principali: non avere confini di genere, né pregiudizi. La musica si divide in due: quella che ti piace e quella che non ti piace. Fino a qualche anno fa la musica era etichettata dalle case discografiche per uno scopo commerciale. Oggi queste divisioni non hanno più senso, la musica liquida ha dissolto i generi musicali, ormai domina la trasversalità. Bono degli U2 amava il punk e cercava solo dischi punk nei negozi di Dublino, mentre sua figlia passa in pochi minuti, sul suo smartphone, da Nat King Cole a Lady Gaga, fino ai Ramones. Ogni puntata di Pop Up è caratterizzata da una password, intorno alla quale girano tutte le canzoni. Per quanto riguarda il coraggio, Nek parlerà di quanto ce n’è voluto per riproporre una canzone come Se telefonando a Sanremo, confrontandosi con un mostro sacro come Mina, oppure quello che hanno avuto i R.E.M, che si sono  ritirati dopo aver venduto 100 milioni di dischi. Sarà curioso scoprire come Malika Ayane sia stata ispirata dai Radiohead, Nina Zilli dai Rage against the machine, mentre Barbieri non crea se non suona Springsteen sullo stereo. Metterò musica di tutti i tipi e per tutti i gusti, dai Kiss ad Albano”.

Nella rubrica "La solitudine dei numeri due" racconterai le storie di quegli artisti che sono arrivati ad un passo dal successo, ma che alla fine non ce l'hanno fatta. Puoi anticiparci qualcosa?

“In una delle prossime puntate ospiterò Tony Currenti, un misconosciuto batterista italiano che fu però l'uomo dei tamburi degli Ac/Dc, mentre ora fa il pizzaiolo in Australia".

Sulla tua pagina Facebook  hai scritto che Pop Up avrà "tanta musica e poche parole". Intendi forse che ci sono troppe parole nella radio di oggi?

“Non critico chi fa questo mestiere, ma trovo che a volte, nelle radio di flusso,  la musica è diventata quasi un corredo al cazzeggio del dj. Io penso che si possa raccontare il rock e il pop lasciando parlare la musica”.

Chi è l’ospite che sogni di portare in trasmissione? Quali sono, invece, quelli già previsti per le prossime puntate?

“Gli ospiti già confermati sono Nina Zilli, Tony Currenti e Giorgia. Il mio sogno impossibile è parlare di Beatles con Ozzy Osbourne, mentre per quanto riguarda gli italiani vorrei conversare di musica con Lorenzo Jovanotti e con Maria De Filippi, che ha un orecchio pazzesco e una sensibilità musicale inaspettata”.

Quali sono stati i concerti che ti hanno colpito di più negli ultimi mesi?

“Tra gli  italiani senz’altro Jovanotti, ma ho trovato ancora più sorprendente Tiziano Ferro, che a Torino mi ha davvero stupito, ha fatto un concerto particolare, elegante e al tempo stesso divertente, supportato da una band mostruosa. Per quanto riguarda gli stranieri, sicuramente quello degli AC/Dc, il primo gruppo che ho visto dal vivo nel 1981”.

Nell’ultimo anno gli album più venduti in Italia sono al 90% di artisti italiani. Che ne pensi di questa tendenza? Secondo te quali sono i motivi?

“I motivi sono di diversa natura. La rete all’inizio globalizzava i gusti, mentre adesso, paradossalmente,  li sta localizzando. Le persone comprano sempre più musica del proprio paese, è quasi un bisogno di difesa e di condivisione, poiché si condivide solo ciò che si capisce. Il boom dei talent show ha spostato il baricentro verso i nostri artisti. Il repertorio italiano, infine, è nettamente cresciuto, come qualità, arrangiamenti e capacità di assorbire le tendenza musicali dall’estero. Gli ascoltatori, ormai, trovano tutto quello che cercano in Italia”.

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