Gabriele Antonucci

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Mancano poche ore alla lunga notte degli Oscar di domenica, i più importanti premi assegnati alla settima arte.

Una cerimonia molto particolare perchè non ci sarà un conduttore, dopo le polemiche che aveva scatenato la nomina di Kevin Hart, e sarà una serata relativamente breve, sotto le tre ore di programmazione televisiva.

Per comprimere lo spazio si è scelto di tagliare la durata delle esibizioni sonore e soprattutto di consegnare alcuni premi durante le pause pubblicitarie.

Per quanto riguarda l'ambita statuetta per la Migliore Canzone Originale, si profila un testa a testa tra le due superstar Lady Gaga e Kendrick Lamar: Stefani Germanotta è candidata per l'emozionante Shallow da A Star is Born, in cui la stessa cantante interpreta il ruolo principale, mentre K-Dot ha duettato con SZA nella suggestiva All The Stars, tema principale della colonna sonora di Black Panther, curata dallo stesso Lamar.

Quest'ultima è un affascinante viaggio nella musica dell’Africa del Sud, (Babes Wodumo, Saudi, Sjava e Yugen Blakrok), degli Stati Uniti (Mozzy e SOBxRBE, Future, 2 Chainz, Travis Scott e Swae Lee), con due voci inglesi (Jorja Smith e James Blake) e una canadese (The Weeknd), che travalica gli angusti confini del rap per abbracciare il soul, il funk e l’afro beat.

Bisognerà verificare se l'Academy intende proseguire nella tendenza di premiare come miglior canzone brani che facciano parte attivamente del film, come successo per La La Land o Coco: in questo caso Shallow sarebbe favorita, perché All The Stars compare solo alla fine di Black Panther, al momento dei credits.

Considerando che è stata già premiata con un Golden Globe e due Grammy per Best Song Written for Visual Media e Best Pop Duo/Group Performance, Shallow di Lady Gaga, che sarà eseguita durante la notte degli Oscar insieme a Bradley Cooper, è la grande favorita.

Gaga, che ha rinunciato al matrimonio già programmato a Venezia con il fidanzato Christian Carino, è alla sua seconda nomination per la miglior canzone agli Oscar, dopo quello per Till It Happen To You, brano scritto insieme a Diane Warren per il documentario The Huntin Ground.

Shallow, che in italiano significa "superficiale", è stata composta da Lady Gaga insieme a Mark Ronson, produttore esecutivo del suo ultimo album Joanne, con l’aiuto di Andrew Wyatt dei Miike Snow e Anthony Rossomando.

«Sono due persone che parlano l’una con l’altra del bisogno di scavare a fondo e stare lontani da tutto quello che è superficiale», ha spiegato Lady Gaga.

Lady Gaga

Nel 2008 ritenevamo erroneamente che Lady Gaga fosse l’ennesimo prodotto commerciale sapientemente fabbricato in studio da scaltri produttori, per replicare e, in qualche modo superare il successo di Madonna, l’indiscussa Regina del Pop.

Una replicante di Miss Ciccone, più in linea con il gusto dei millennians, in grado di stupire più per le provocazioni, sapientemente preparate dal suo gruppo di creativi, The Haus of Gaga, che non per la sua musica.

Il flop commerciale di ArtPop, pubblicato alla fine del 2013, aveva fatto pensare a più d’uno al classico scivolone che precede la fase del lento e inesorabile declino. Errore.

Un po’ come l’Araba Fenice, che risorge dalle sue stesse ceneri, Stefani Joanne Angelina Germanotta, in arte Lady Gaga, ha stupito tutti nel 2014 con l’album Cheek to cheek insieme al grande vecchio dello swing Tony Bennett.

Classici del Great American Songbook come Anything goes, Sophisticated Lady, Lush Life e la title track Cheek To Cheek hanno esaltato la sua splendida voce che, senza i suoni sintetici e iperprodotti che caratterizzavano i dischi precedenti, era finalmente libera di dispiegare tutto il suo potenziale emotivo, oltre a rivelare una tecnica e un controllo prodigiosi.

Le esibizioni in onore di Frank Sinatra e di David Bowie, per non parlare di quelle strepitose in occasione degli Oscar e del Superbowl 2017, hanno dimostrato tutto il valore artistico di una cantante eccezionalmente dotata e in continua evoluzione.

Qualità emerse anche nell'ultimo lavoro solista Joanne, un album sorprendente, ricco di anima, bellezza e verità, destinato a rimanere nel tempo e a segnare uno spartiacque artistico nella carriera di Lady Gaga.

Undici canzoni assai diverse l'una dall'altra (un pregio più che un difetto nell'era degli album pop con canzoni-fotocopia) che hanno come comune denominatore la sincerità artistica, il desiderio di instaurare un dialogo franco e diretto con il suo pubblico senza ricorrere alle sovrastutture kitsch dei precedenti album.

Probabilmente i fan della Gaga più commerciale ed electropop avranno storto un po' il naso negli ultimi anni, mentre, grazie a Joanne e alla colonna sonora di A Star Is Born, un nuovo pubblico si è accostato alla sua musica.

Kendrick Lamar

Il 2018 è stato un anno eccezionale per Kendrick Lamar, il miglior rapper emerso negli ultimi dieci anni, dominati dalla trap: il Pulitzer, 5 Grammy Awards, la colonna sonora di Black Panther e la prima candidatura come miglior canzone originale.

Lamar è stato il primo musicista proveniente da un ambito non classico e non jazz, in 102 anni, a ricevere il prestigioso premio Pulitzer, perché “DAMN. è una virtuosistica collezione di canzoni unificate dall'autenticità vernacolare e dal dinamismo ritmico, che offre una serie di emozionanti vignette che catturano la complessità della moderna vita africano-americana”.

Kendrick si è guadagnato sul campo la corona di monarca assoluto del rap grazie soprattutto a un album straordinario come To pimp a butterfly del 2015, a nostro parere uno dei 10 migliori dischi hip hop di sempre, dove ha dimostrato una maturità e una capacità descrittiva da grande narratore urbano.

Liriche politiche e al tempo stesso personali, scandite con un flow torrenziale, rese ancora più indimenticabili da un gruppo affiatato di musicisti jazz (tra cui il pianista Robert Glasper, il sassofonista Kamasi Washington e il bassista Thundercat) in luogo dei consueti campionamenti, qui ridotti al minimo.

K-Dot ultimamente, però, soffre di un preoccupante unanimismo, potendo vantare ormai un pubblico di ogni età, tra cui anche persone che non hanno mai acquistato un album rap in vita loro.

Lamar è un po' il Roger Federer dell'hip hop, e non solo per la sua classe: la sua figura sovrasta le altre per la pochezza dei suoi rivali, si pensi a Lil Uzi Vert o Tekashi 6ix9ine, rapper molto in voga oggi, di cui ci sfugge il talento.

Impossibile non apprezzare la profondità dei suoi testi, i suoi continui cambi di ritmica e il suo caratteristico sound, le cui radici affondano nel jazz, nel soul e nel funk.

Ci domandiamo, però, se il buon Kendrick avrebbe avuto la stessa considerazione della critica se avesse pubblicato i suoi primi dischi in contemporanea con i lavori di debutto di Nas, Rakim, CL Smooth, Common, Mos Def e del compianto Guru, indimenticabile voce dei Gang Starr.

Ryan Coogler, il regista di Black Panther, ha scelto Lamar per la colonna sonora perché “i temi artistici che tratta si allineano con quelli che esploriamo nel film”.

“È una storia potente”, ha dichiarato Lamar, “perché mette in mostra una grande unione tra arte e cultura”.

Le altre canzoni candidate alla statuetta come Miglior Canzone Originale 

Le altre tre canzoni candidate alla statuetta come Miglior Canzone Originale sono I’ll Fight, dal documentario RBG, scritta da Diane Warren e cantata da Jennifer Hudson; un brano da Mary Poppins Returns, The Place Where Lost Things Go, di cui l'autore è Marc Shaiman e l'interprete è la protagonista del film Emily Blunt; When a Cowboy Trades his Spurs for Wings, da The Ballad of Buster Scruggs dei fratelli Cohen, scritta da David Rawlings e Gillian Welch e cantata da Willie Watson e Tim Blake Nelson.

Difficile che l'ambita statuetta possa andare a uno di questi tre brani, anche se gli Oscar ci hanno abituato ai colpi di scena.

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