"Il mio unico nudo integrale? A 19 mesi nello spot dei pannolini Pampers. Era il 1983 e mamma, che non vedeva l’ora di vedere che cosa succede sui set delle pubblicità, si era fatta convincere da un talent scout che aveva conosciuto in spiaggia ad Anzio. In quello spot, io sono la controfigura delle chiappe" racconta Noemi che sarà ospite di Panorama d'Italia a Macerata giovedì 21 aprile, ore 19,30 al Teatro Lauro Rossi.

Voce calda e potente e cuore d’artista, come recita il titolo del suo ultimo album, quello da cui sono tratte le tre canzoni che raccontano il nuovo corso: Fammi respirare dai tuoi occhi, scritta da Giuliano Sangiorgi dei Negramaro, Idealista!, che porta la firma di Ivano Fossati e La borsa di una donna, il brano sanremnese a cui ha collaborato Marco Masini.

La considera suo inno femminista?
No, per niente. Le battaglie degli anni Settanta ci hanno aiutato, ma la canzone che ho portato a Sanremo recupera le qualità più femminili della donna. In quella borsa non c’è «l’uoma femminista». Si ricorda quando Roberto Vecchioni cantava «Voglio una donna, donna, donna con la gonna»? Ecco, il mood è quello.

Se la strada della musica non si fosse rivelata vincente a quale attività si sarebbe dedicata?
Mi sono laureata al Dams e ho preso la laurea specialistica in Studi Critici e Storici sul Cinema e la Tv. Se non fossi diventata una cantante, avrei fatto recensioni di film per qualche blog. Mi sarei divertita. Ultimamente mi è piaciuto Lo chiamavano Jeeg Robot, una pellicola italiana che ha qualcosa da raccontare con effetti speciali bellissimi. Credo abbia tutti i numeri per essere esportata. Mi sembra, invece che l’ultimo di Quentin Tarantino, The Hateful Eight sia stato molto sopravvalutato. Troppo lungo, un esercizio di stile in cui probabilmente quello che si è divertito di più è stato lui, Quentin.

Come ha convinto Ivano Fossati a scrivere per lei? Si è rivolta a un autore che da sempre le donne le racconta benissimo.
L’ho convinto con appuntamento analogico alla vecchia maniera. Niente canzoni o provini mandati via mail, ci siamo visti a pranzo a Genova e da lì è nata Idealista!. Ivano dice che le parole di quella canzone sono il mio ritratto.

Si sente rappresentata da quelle strofe?
Un po’ idealista lo sono. Ho pagato le conseguenze di stare fuori dal giro. Non seguo il suono del momento, non inseguo gli autori del momento e non sono disposta a cantare un pezzo che non mi convince solo perché potrebbe avere un appeal radiofonico. Detto questo, sono felice perché vivo grazie all’arte che amo di più. In Italia, quando non sei ancora famosa e suoni per una manciata d’euro nei club, nessuno pensa che tu ti stia facendo il mazzo per diventare una professionista. La frase più carina che ti senti dire è: sarà mica un lavoro cantare la sera nei locali.

Gabriele Greco, il suo fidanzato, è il bassista della band con cui va in tour. Una bella sfida. Abbiamo fatto di tutto perché non succedesse, ma poi il bassista precedente del gruppo se n’è andato. E quindi... In realtà, funziona tutto benissimo perché non ha velleità di diventare il mio direttore musicale, fa il suo lavoro e basta. Non è afflitto da egomania e non gliene frega niente di essere la primadonna.

Molti suoi colleghi sgomitano per una sedia da giudice in un talent show. Lei, invece, che ne aveva una a Voice of Italy, ha deciso di lasciare.
Era un percorso concluso, non avevo più nulla da dare. Per questo mi è venuta una gran voglia di tornare a suonare e di cedere il posto a qualcuno che avesse energie nuove da investire nel programma.

Lei è stata concorrente di X Factor e coach a Voice of Italy. Qual è il suo giudizio su questi format che sfornano nuovi famosi a getto continuo?
Dipende da come ci si arriva. Io mi sono presentata avendo alla spalle tanta esperienza di palco. Ma non è sempre così. Come coach ho avuto a che fare con ragazzi che non avevano mai scritto una canzone, che non avevano mai cantato dal vivo e nemmeno in una sala prove con una band. Se sei un diamante grezzo, il talent può aiutare, ma se non ti sei mai sporcato le mani, non si può improvvisare una carriera. Surfare una chance non basta.

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