Gabriele Antonucci

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Quanto chiediamo oggi a una canzone pop?

Una domanda solo apparentemente oziosa, in un periodo in cui la musica è sempre più veicolata dagli algoritmi e ascoltata distrattamente, per pochi secondi, sul telefonino, spesso con una bassa qualità di riproduzione.

Ci accontentiamo di essere intrattenuti per una manciata di minuti o vogliamo canzoni che siano accessibili e di qualità al tempo stesso, composte e arrangiate con perizia artigianale, in grado di associare a un determinato periodo della nostra vita e di essere incastonate in quel grande mosaico policromo chiamato vita?

Una domanda che probabilmente deve essersi posto anche Mark Ronson, DJ, produttore, cantautore e polistrumentista di fama internazionale, vincitore di 1 premio Oscar, 7 Grammy Award, 2 Brit Awards, 1 Golden Globe e 1 MTV VMA Award.

A Ronson dobbiamo la creazione del delizioso sound nu soul di Back To Black di Amy Winehouse, oltre che uno dei singoli di maggior successo degli ultimi anni: la hit mondiale Uptown Funk con Bruno Mars, per non parlare delle collaborazioni con Adele, Paul McCartney, Duran Duran and Lily Allen.

Recentemente ha firmato la produzione del quinto disco di Lady Gaga, Joanne e del celebrato Villains dei Queens Of The Stone Age, oltre ad essere co-autore di Shallow, la canzone interpretata da Lady Gaga e Bradley Cooper, che gli è valsa un Premio Oscar (“Best Original Song”), un Golden Globe (“Best Song Written for a Motion Picture”) e un Grammy (“Best Song Written for Visual Media”).

Insomma, nessuno, più di Ronson, aveva i titoli giusti per produrre un album che restituisse dignità al pop, in un periodo in cui suoni plasticosi, voci in autotune ed esiziali ritmiche reggaeton dominano incontrastate le classifiche.

Il miracolo di equilibrismo tra accessibilità e qualità è riuscito con l'album Late Night Feelings, pubblicato dalla Columbia/Sony Music, formato da 13 "sad bangers", canzoni ballabili e tristi al tempo stesso.

Lo spunto è stato dato nel 2017 dalla separazione del produttore dalla moglie, conferendo naturalmente alle canzoni un mood dolceamaro, perfetto per l'ascolto in macchina nelle lunghe notti estive, sospese tra voglia di avventura e malinconia.

Nessun interprete maschile, nessun trapper, solo voci femminili di varia estrazione e genere, che danno all'album un senso di unitarietà, come se Late Night Feelings fosse un concept album sui cuori spezzati dopo la fine di una relazione.

La bravura di Ronson, oltre nel creare un sound vintage e contemporaneo al tempo stesso, è quella di esaltare le singole individualità, adattando la produzione dei brani alle caratteristiche precipue delle interpreti.

I primi due singoli estratti, la seducente Late Night Feelings cantata da Lykke Li e l'accattivante country-dance Nothing Breaks Like a Heart interpretata da Miley Cyrus, danno subito le coordinate sonore del progetto.

Introdotta da un preludio orchestrale, Late Night Feelings è un singolone pop-dance che in un mondo normale sarebbe il tormentone di qualità dell'estate 2019.

Eccellente il bridge, che esalta la duttilità vocale di Lykke Li ("My heart keeps pulling in the wrong direction/I'm about to cross the line/Looking for the wrong affection/Night after night"), fino all'esplosione del refrain, tutto da cantare.

Find U Again con Camilla Cabello è meno esplosiva, ma comunque riuscita, mentre Pieces of us con King Princess strizza l'occhio a un certo electropop malinconico anni Ottanta, impreziosita da arrangiamenti di grande qualità.

Grande spazio lasciato alla talentuosa Yebba, vocalist di provenienza gospel, che si muove con disinvoltura tra ritmiche hip hop (Knock, Knock, Knock), tropical (Don't leave me lonely) e dream pop (When U Went Away, uno dei vertici del'album): una cantante di cui, siamo certo, sentiremo molto parlare nei prossimi anni.

Il brano più originale di Late Night Feelings è la sorprendente Truth, che inizia come un brano dei Kraftwerk, trasformandosi poco a poco in un solare brano r&b, grazie alla magnifica voce di Alicia Keys, ben supportata dal rap di The Last Artful, Dodgr.

Se fossimo della Sony, penseremmo seriamente a Truth come prossimo singolo da pubblicare.

Miley Cyrus, quando mette da parte le provocazioni per fare breccia sui gonzi, è una cantante coi fiocchi, come conferma in Nothing Breaks Like a Heart, sorprendente commistione tra country e pop-dance, con una profusione di archi, che sembra uscita da un album di The Avener o del compianto Avicii.

True Blue della bravissima Angel Olsen suona già come un classico del pop per la sua gioiosa malinconia e sarà molto apprezzata da chi è cresciuto musicalmente negli anni Ottanta: un gran pezzo, che procura brividi sia per la musica che per il testo (Fucking around, I'm falling in love/ Saying goodbye 'cause you're giving it up/All that you were, all that you lost/Who ever thought it came with a cost?).

Lo spleen accomuna gli ultimi, delicati brani Why Hide con Diana Gordon, 2 A.M. con Lykke Li e Spinning con Isley, in cui Ronson, da bravo dj, abbassa deliberatamente i bpm per congedarsi dagli ascoltatori.

La mirror ball si è fermata, le luci stroboscopiche si sono spente, la notte volge quasi al termine, con le prime luci dell'alba che fanno capolino all'orizzonte.

La malinconia per un amore giunto al crepuscolo è mitigato dalla gioia di ascoltare finalmente, nel 2019, un ottimo album pop che, appena finito, si ha ancora voglia di risentire da capo.

Fino alla prossima notte d'estate.

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