Marillion
Musica

Marillion a Milano: tutto esaurito agli Arcimboldi nel nome del Prog rock

Applausi e standing ovation per la storica band inglese che ha suonato, oltre ai classici, i brani dell'ultimo album, Fear.

Quella del 4 ottobre al Teatro degli Arcimboldi di Milano era la seconda data italiana del tour dei Marillion, che recentemente hanno ottenuto un importante riconoscimento come "Band of the year Winner, Progressive Music Awards 2017".

I Marillion sono un gruppo energico, poliedrico e coinvolgente. I loro fan sono un popolo, una big family che conosce a memoria ogni singola nota delle canzoni, ogni stacco, ogni partitura.

Lo show si apre sulle note di The Gold tratta dal loro ultimo spettacolare album, FEAR. Il teatro, in questa fase, è in religioso silenzio, illuminato solo da un gioco di luci e colori che permette di distinguere ogni singola espressione dei presenti, assorbiti dall’atmosfera magica che si sta creando, rapiti completamente dalle note della chitarra di Steven Rothery. 

Sulle note di The leavers la prima svolta: il parterre sventola una sciarpetta (ps: grazie al fan club The web Italy) con una scritta che è una dichiarazione di amore: We are the remainers...

La scaletta prosegue, riservando sorpese. La scelta dei pezzi è tra le più riuscite: vengono riproposte The space, interpretata con una perfezione quasi maniacale, Afraid of sunlight, in memoria di Tom Petty, The great escape e la magistrale The new king, mai suonata come in questa serata, senza scordare The man of a thousand face. 

Un crescendo di emozioni rimbalza dalla galleria, attraversa le prime file di platea, sale sul palco e scorre veloce lungo le pareti del teatro, coinvolgendo tutto e tutti: è da questo punto in poi che il vocalist, Steve Hogarth, si scatena, sfoderando il migliore dei suoi sorrisi, aperto, sincero, all’unisono con il bassista, Pete, che passa allegramente da un Warwick 4 corde ad uno con 5. 

E poi Steven, con una Squire Strat o una doppio manico, che compare e scompare dal palco quasi per magia. Statuari, fanno da cornice Mark e Ian, protetti e quasi invisibili, ma presenti più che mai. Il bello però, come al solito, deve ancora venire...

Hogarth, di punto in bianco, invita tutti a infrangere le regole e, come un ragazzino discolo, apre il cancelletto di protezione che separa la prima fila delle poltrone dal palco: si fida ciecamente dei suoi fan e così ci ritroviamo vicini vicini a cantare The Easter, tratta dal primo album dopo l’uscita di Fish Derek Dick dal gruppo. Siamo di nuovo ipnotizzati, rapiti, e fusi l'uno con l’altro.

Un concerto che non delude mai quello dei Marillion: è questa la ragione dei numerosi sold out in ogni parte del mondo e della loro ricchissima discografia live (in uscita il 6 ottobre un ep da non perdere).

di Monica Franzon

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