Lou Reed: quella volta che fece piangere i Metallica

Il risultato fu Lulu, un disco controverso, amato e odiato visceralmente da fan e critica

James Hetfield dei Metallica, a sinistra, e Lou Reed (Getty Images)

Gianni Poglio

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Di strani incontri è piena la storia del rock. Ma quello tra Lou Reed e i Metallica fu un evento storico. Perché era nato dall'idea di far incontrare i signori dell'heavy più oscuro con il guru delle liriche dark. Il risultato di quella collaborazione fu Lulu, uno dei dischi più controversi e criticati degli ultimi vent'anni

Un album pazzesco con brani lunghissimi e un suono claustrofobico durissimo, ostico. Niente di così epocale per Lou. A rimanerci male furono i fan dei metallari californiani che videro la loro band al servizio dell'uomo dei Velvet Underground. Il progetto non era costruito e non poteva esserlo su basi paritetiche. In studio c'era un solo Master of Puppet: il buon vecchio Lou. Che sui suoni e sui testi ha sempre avuto le idee chiare, chiarissime. Di sicuro c'era che portava i Metallica lontano dalla loro dimensione sonora abituale. Di colpo si trovarono a essere la backing band del poeta di New York.

E così andò a finire che i due chitarristi di una delle band più cattive del mondo finirono in lacrime sulle sedie della cucina dello studio di registrazione. Stavano registrando il brano Junior Dad. Kirk Hammett aveva perso il padre da qualche settimana mentre James Hetfield era stato abbandonato dal genitore quando era ancora bambino. Le aprole scritte da Reed per il brano erano dure, arrivavano dritte al cuore. 

Lulu era la trasposizione in musica di due opere del drammaturgo Frank Wedekind. Al centro della torbida storia c'è una disperata femme fatale, Lulu, che dopo un'esistenza nel segno degli eccessi e degli abusi sprofonda nel più oscuro degli abissi.

Reed sapeva che i fan dei Metallica non gli avrebbero mai perdonato il coinvolgimento dei loro beniamini in un progetto così lontano dall'iconografia e dagli standard metal. Ma come sempre Reed tirò dritto "I fans? I miei, i loro, non importa, quel che conta è che in queste canzoni ci sia feeling, passione. Alcuni apprezzeranno, altri diranno che fa schifo". 

Quando l'album arrivò alle orecchie del pubblico, i cinque vennero in buona parte ricoperti di insulti e critiche al vetriolo. Ma, nonostante tutto, Lulu vendette oltre 100 mila copie nelle prime due settimane. Non era scontato. 

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