Musica

Led Zeppelin day: oggi al cinema l'ultimo show

I tre album capolavoro da riascoltare (dopo il film)

Robert Plant (Led Zeppelin)

Raccontare i Led Zeppelin non è un’impresa facile ma oggi, in occasione del  Celebration Day proveremo a farlo, attraverso un viaggio lungo 3 album che hanno marchiato a fuoco la storia del rock. Ma andiamo per gradi. Cinque anni fa, l’O2 Arena di Londra vide per l’ultima volta, la storica reunion dei Led Zeppelin, un evento unico entrato anche nel Guinness dei primati per il record di biglietti richiesti in prevendita. E parliamo di 20 milioni di persone provenienti da tutto il mondo! Oggi quel leggendario e indimenticabile spettacolo, verrà proiettato nei principali cinema in oltre 40 paesi  dove sarà possibile rivivere le emozioni e l’atmosfera di quella magica serata. Per tutti quelli che non c’erano e per quei fortunatissimi 18mila che erano a Londra. Per informazioni sui cinema che hanno in programmazione gli Zeppelin, www.nexodigital.it

Led Zeppelin I

Il primo album uscito nel 1969 inizia con una poderosa Good Times, Bad Times, che lascia già intravedere l’eccezionale talento dei 4 ragazzacci inglesi. Riff indelebili e virtuosismi notevoli dove la ritmica della chitarra di Jimmy Page si sposa con la voce roca e sensuale  di Robert Plant. Voce che ritroviamo protagonista della seconda traccia, Babe, I’m gonna leave you, uno dei brani più famosi del gruppo. Una straziante ballad che si evolve in un crescendo fulmineo e rabbioso . in Dazed and Confused, altro classico dei Led Zeppelin troviamo blues e psichedelia insieme grazie alla chitarra di Page, suonata tra l’altro con l’ausilio di un archetto per violino nella parte centrale del brano, ed accompagnata dalla ipnotica voce di Plant . l’album si chiude con una lunghissima How many  more times che galoppa veloce girando per buona parte su un solo accordo. Dalle ceneri del blues era nato l’hard rock

Led Zeppelin II

Una risata e tre note. Cosi si apre il secondo capolavoro zeppeliniano affidando a Whola lotta love il compito di diventare leggenda.  Le urla di Plant confuse tra distorsioni della chitarra di Page e le percussioni di John Bonham della parte centrale rendono il pezzo ancora più magnetico e accattivante. Suoni sporchi, volutamente grezzi e pieni di allusioni sessuali come The Lemon Song, altalenante blues con un grandissimo John Paul Jones al basso. Subito dopo troviamo una dolcissima ballad, Thank You scritta da Plant per la moglie e Heartbreaker che posa le fondamenta per quello che diventerà in seguito l’heavy ed arricchito da uno dei primi esperimenti di quella tecnica chitarristica chiamata tapping. Un altro classicone dei Led Zeppelin lo troviamo con Ramble on, a metà tra il folk e l’hard rock preparando il terreno ad un altro pezzo storico, Moby Dick, oltre 10 minuti di orgasmi sonori arricchito da uno dei soli di batteria più famosi della storia del rock. II riuscirà a vendere 3 milioni di dischi in sei mesi rubando lo scettro delle classifiche all’altrettanto mitico Abbey Road dei Beatles.

Houses of the Holy

Il quinto lavoro zeppeliniano è un album di svolta per la band inglese. Arriva dopo due anni dal precedente IV, l’album più venduto della loro carriera. Spuntano i primi sintetizzatori  e il mellotron, rendendo il sound più ricco e aperto alle sperimentazioni . L’opening è affidato ad un’altra storica canzone, The Songs Remains The Same, trascinante ed incisiva, ricca di accordi e arpeggi che le danno un entusiasmante calore estivo. La perla invece è The Rain Song, una dolcissima ballad che in sette minuti riesce a dipingere atmosfere barocche, a tratti progressive  che danno un sapore malinconico e struggente. The Crunge ci sorprende non poco con la sua andatura funky in controtempo che ricorda tanto un James Brown d’annata. In D’yer Mak’er troviamo persino sonorità reggae con un Plant che canta in maniera esageratamente ammiccante. Altro capolavoro è No Quarter aperto da un pianoforte elettrico che sembra uscire dall’acqua cui si aggiunge la voce di Plant filtrata da effetti che la rendono fluttuante e onirica. Un disco che apparentemente esce dai canoni della tradizione rock e blues tanto cari ai Led Zeppelin, ma che in realtà è anche il più complesso e il più audace, dove la loro creatività ed il loro talento è stato messo in gioco senza  paura. E forse anche per questo, possiamo definirlo come il migliore della loro carriera.

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