Musica

Jovanotti conquista la sua Roma – La recensione

Oltre 60.000 spettatori hanno riempito lo Stadio Olimpico per lo spettacolare ritorno a casa di Lorenzo

Jovanotti

Gabriele Antonucci

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Una gioiosa vertigine di suoni, luci, immagini e colori. E’ questa la sensazione che si prova dopo le 2  ore e mezza di concerto di Jovanotti allo Stadio Olimpico, sold out da mesi per accogliere il ritorno a casa di Lorenzo, che nella capitale ha vissuto fino ai 20 anni prima di intraprendere l’avventura di Radio Deejay a Milano.

Un concerto-kolossal, ma prima ancora uno spettacolo che coniuga una cura maniacale dei dettagli a una freschezza e a un coinvolgimento rari da trovare sui palchi italiani. Merito del vitalismo e dell’ecumenismo lorenziano, che è stato ed è ancora un dj, prima di dischi, oggi di emozioni.

Bastava dare un’occhiata agli spalti per rendersi conto della sua capacità di parlare a un pubblico che va dall’adolescente con la fascetta di Jova al cinquantenne con la Lacoste blue, anche se non mancavano bambini entusiasti e nonni che si divertivano come e più dei loro nipoti. Una trasversalità di pubblico che era il diretto riflesso della sua trasversalità musicale, dai brani più recenti che pompano bassi e tastiere elettroniche tipicamente EDM alle romantiche ballad, dalle sonorità latinoamericane ai ritmi sincopati dell’hip hop, dal funky alla James Brown fino all’electropop anni Ottanta.

Un magma sonoro caldo e mutante, che ha inondato gli oltre 60.000 spettatori accorsi allo Stadio Olimpico per purificarli, per una serata, dalle scorie dei problemi quotidiani e per farli ritornare allo stupore, al divertimento e al "qui e ora" che caratterizzano il gioco durante l’infanzia.

Chissà in quanti avrebbero scommesso, nel 1987, su quel ragazzo dinoccolato, vestito con l’immancabile cappellino Boy, il chiodo, i jeans sdruciti e le scarpe da basket, che cantava brani leggeri come E’ qui la festa? e Gimme five.

Ventotto anni dopo, Jovanotti ha lasciato spazio a Lorenzo Cherubini, artista e uomo maturo che  ha trovato ha un perfetto equilibrio tra il desiderio di divertire il pubblico, la capacità di esprimere i propri sentimenti e la voglia di lanciare messaggi importanti attraverso la musica.

Il nuovo album Lorenzo 2015 cc, già triplo disco di platino, una sorta di cloud che si snoda attraverso 30 brani, è l'apice del suo eclettismo e gli stadi sono la definitiva consacrazione, la “Champions League” per usare le sue parole, di una carriera quasi trentennale.

Il concerto prende il via alle 21.15 con un filmato di 7 minuti, tra Ritorno al Futuro e Blade Runner, ambientato nel 2184, in un mondo più tecnologico, ma non per questo più felice. L’ologramma di Ornella Muti appare a Lorenzo come una specie di dea dell’Universo, che gli affida il compito di riportare indietro le lancette del tempo, prima che sia troppo tardi, con queste parole: “Abbiamo talmente messo tutto a posto che non c’è più niente da sbagliare. L’ordine ha ucciso le anime. E’ tutto così giusto, così sano e nessuno si gode più un cazzo. Ora nessuno canta più urlando , nessuno ride più dicendo “Sei stonato!”. Nessuno è più stonato. Torna in  quella notte del 2015. Ristabiliamo il disordine”.

Sullo schermo appaiono le immagini in diretta degli spettatori dello Stadio Olimpico, che preannunciano l’uscita ormai imminente di Lorenzo, accolto da un boato simile a quello di un goal di Totti al derby.

L’inizio è tiratissimo con Penso positivo in una versione più cruda e funky dell’originale, durante la quale Lorenzo corre da una parte all’altra del gigantesco palco a forma di fulmine, quasi a scaricare l’adrenalina dell’attesa. Un concerto a Roma, la città che è stata teatro di tanti dj-set notturni nelle discoteche della capitale e di ore di dirette radiofoniche in piccole radio private, ha un sapore speciale per Jovanotti, che qui ha coltivato fin da ragazzino il suo bruciante amore per la musica.

I ritmi restano alti in Tutto acceso, Attaccami la spina, ripescata saggiamente da Lorenzo 1994,  e L’alba, quest’ultima accompagnata da un bel filmato su una famiglia di gorilla immersi nella natura.

Dopo Una scintilla, una potentissima cassa dritta annuncia l’arrivo della hit Sabato, che trasforma lo Stadio Olimpico in una grande discoteca all’aperto. La successiva Il più grande spettacolo dopo il big bang, arricchita dal vivo da un’imponente sezione fiati, toglie i rimanenti freni inibitori e anche il compassato pubblico della Tribuna Monte Mario si alza in piedi per ballare come se non ci fosse un domani.

Lorenzo si diverte a cambiare alcune parole del testo, prima di rivolgersi agli spettatori, già sudati e felici: “Quanto sei bella Roma!”. E’ la volta di Bella, una delle canzoni preferite dallo stesso Lorenzo, proposta in una godibile ritmica in levare, che viene cantata in coro dai 60.000 dell’Olimpico.

Jovanotti fa una domanda a un assistente virtuale, una sorta di Siri, con un quesito da un milione di dollari: “ Qual è la distanza tra cuore e cervello?”. La risposta, dopo alcuni tentativi fuorvianti, è lapidaria: “Non si può mettere ordine nell’amore”.

Bellissimo il passaggio dall’atmosfera sospesa e meditativa di Stella cometa all’epico elettropop di Ora, di cui restano indimenticabili le frasi “non c'è montagna più alta di quella che non scalerò, non c'è scommessa più persa di quella che non giocherò”.

Grandi emozioni regala Fango, con il mantra "io lo so che non sono solo anche quando sono solo" che rivela il lato più trascendente e spirituale dell’artista di Cortona.

“Sono stato nel futuro -sottolinea Lorenzo- ed era più incasinato di adesso, però ho incontrato un tipo interessante,di 1.000 anni o forse di 16,che mi ha detto: "Stasera non lasciare la tua bocca senza baci". Il pubblico ha colto perfettamente il riferimento al recente brano Il mondo è tuo, che dal vivo acquista ancora più tiro e pathos con i fiati latin jazz, fino a trasformarsi quasi in un brano di salsa.

Uno dei momenti più trascinanti del concerto è il medley Non mi annoio/ Falla girare/ La scienza bellezza/Tanto, nel quale viene inserito anche un breve estratto di Muoviti muoviti, un vero concentrato di adrenalina che conferma le eccellenti qualità dei suoi musicisti, con Saturnino al basso, Riccardo Onori e Danny Bronzini alle chitarre, Franco Santarnecchi al pianoforte, Christian “Noochie” Rigano alle tastiere, Gareth Brown alla batteria, Leonardo Di Angilla alle percussioni, supportati ai fiati da Federico Pierantoni, Glauco Benedetti, Mattia Dalla Pozza e Antonello Dal Sordo.

Un fischio introduce il trionfo di percussioni de L’ombelico del mondo, una canzone travolgente che non mostra i suoi vent’anni, scandita da un basso e da una batteria da applausi. Si ritorna all’oggi con Musica, geniale sintesi tra rap, elettronica e world music, a nostro parere uno dei migliori brani di Lorenzo 2015 cc, dove il cantante si moltiplica all’infinito sui maxischermi.

Jovanotti aveva annunciato che uno dei concept di Lorenzo negli stadi 2015 era il tema dell’estate, così non può mancare l’uno-due trionfale de L’estate addosso, accattivante elettropop che è un serio candidato a tormentone della bella stagione, e della spensierata Estate, proposta in un tripudio di coloratissimi cartoni animati.

Si riprende un po’ il fiato nelle emozionanti Le tasche piene di sassi, L’Astronauta(chiaro omaggio a Battiato) e Serenata rap, introdotta da un divertente filmato con Carlo Conti, canzoni rese ancora più suggestive da migliaia di smartphone, le  lucciole del terzo millennio, a illuminare la calda notte romana.

"Amore,questa é per te!", dice Lorenzo rivolgendosi alla moglie Francesca prima di interpretare Come musica.

E’ il momento del tris travolgente, tutto da ballare, di Tutto l’amore che ho, La notte dei desideri e Tensione evolutiva, che conferma la formula vincente tra EDM e pop.

“Che serata pazzesca –sottolinea Lorenzo quasi incredulo per l’entusiasmo traboccante dell’Olimpico- non so che dire,non potete capire che panorama c’è da qua, è meglio di quello del Gianicolo".

Mezzogiorno, al termine del quale presenta i suoi eccellenti musicisti, e Ragazzo fortunato chiudono nel migliore dei modi il concerto.

Sono passate già due ore e un quarto, ma c’è ancora il tempo di un generoso bis con la romantica A te e l’inno da stadio Gli immortali che, a giudicare dal pathos con cui è cantato a squarciagola dai 60.000 dell’Olimpico, è già un classico del suo ampio repertorio.

Siamo alle battute finali, così Lorenzo si congeda dai suoi fan: "Grazie Roma, grazie per aver partecipato al gioco del rock and roll. Io adesso indosso il costume da supereroe, ma non è questo che mi dà i superpoteri. Quelli ce l'abbiamo tutti quando vogliamo: l'amore, la passione, la curiosità, la fantasia, la diversità e il desiderio. Grazie a  Fiorello e a Roberto Saviano, che sono qui, grazie a Roma, la città dove è iniziato tutto e dove ancora continua, grazie alle 400 persone della mia squadra. Grazie a tutti, vi voglio bene, passate una bell’estate e una bella vita".

Gran finale con Ti porto via con me, ultima scarica di adrenalina di una serata da ricordare.Le luci si accendono, Jovanotti e i suoi musicisti salutano gli spettatori, camminando da una parte all’altra del palco a forma di fulmine sulle note de L’estate addosso.

La notte dei desideri si è appena conclusa, ma i suoi semi continueranno a germogliare dentro a chi ha vissuto dal vivo questa grande celebrazione della musica, dell’estate e della vita.


La scaletta del concerto


Penso positivo
Tutto acceso
Attaccami la spina
L’Alba
Una scintilla
Sabato video
Il più grande spettacolo dopo il big bang
Bella
Stella cometa
Ora
Fango
Il mondo è tuo
Non mi annoio/ Falla girare/ La scienza bellezza/Tanto
L’ombelico del mondo
Musica
L’estate addosso
Estate
Le tasche piene di sassi
L’Astronauta
Serenata rap
Come musica
Tutto l’amore che ho
La notte dei desideri
Tensione evolutiva
Mezzogiorno
Ragazzo fortunato
A te
Gli immortali
Ti porto via con me

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