Joe Jackson: 'Cari mediocri, riascoltate Duke Ellington'

Pochi talenti, tanto rumore: per il jazzista inglese l'antidoto è il Duca. Che omaggia in un cd

Credits: David Redfern/Redferns, Insidefoto

Gianni Poglio

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"Una volta, Leonard Bernstein, appena nominato direttore della New York Philharmonic, disse che il musicista illuminato è quello che sa suonare note accessibili a tutti senza scadere nella mediocrità. Non trovo parole migliori per descrivere l’arte di Duke Ellington". Parla piano Joe Jackson, avvolto dal silenzio di una suite nel cuore di Manhattan. L’ultimo sussulto di una carriera che ha alternato successi pop, improvvisazioni jazz e composizioni classiche si chiama Duke ed è un omaggio alla musica del "Duca" di Washington.

"Il remake non è un’arte minore" spiega "il tributo è una forma d’espressione artistica importante del tempo in cui viviamo. Nel confronto con i classici ci si spoglia delle proprie certezze, si cambia abito. C’è chi rende omaggio con brani inediti ispirati alla musica di altri, chi per timore reverenziale suona cover identiche all’originale e chi ha la cultura e la stoffa per rielaborare senza deferenza il già noto e trasformarlo in altro".

Rileggere Duke Ellington è passaggio ad alto rischio: "Un salto nel cerchio di fuoco. Puoi uscirne con le ossa rotte oppure con qualche legittimo orgoglio. Non mi giudico, ma sostengo con forza la mia idea di avere messo insieme una dream band composta da strumentisti lontani tra loro per estrazione musicale". Dal re della chitarra moderna, Steve Vai, alla più grande cantante soul vivente, Sharon Jones, a Iggy Pop, il padrino del punk.

"Ellington scriveva le singole parti di ogni musicista coinvolto nei suoi dischi. E lo faceva tenendo conto della personalità, del carattere e del background musicale di ognuno. Era il suo segreto: consegnare ai collaboratori uno spartito perfetto, cucito addosso come un abito d’alta sartoria. Duke possedeva la musica. Era la prova vivente che le grandi composizioni sono figlie di una grande cultura musicale". Quella per cui Jackson fu messo alla berlina a inizio carriera: "Ho esordito in piena era punk, quando se sapevi suonare un pianoforte eri un reazionario fuori dalla storia. Bastano due accordi e la voglia di spaccare tutto, dicevano i profeti del nichilismo sonoro. Una bizzarria che non ha danneggiato me, ma la musica. Senza questa copertura pseudo-intellettuale, ci saremmo risparmiati decenni di dischi indecorosi. Il download illegale ha ucciso il music business? Secondo me, i killer sono la crisi del talento, la sopravvalutazione dei mediocri, l’elevazione del rumore ad arte. Perché pagare per un disco che suona come una lavatrice rotta?".

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