Gabriele Antonucci

-

“Sul palco faccio l'amore con 25 mila persone. Poi torno a casa e sono sola”.

Questa celebre affermazione di Janis Joplin, morta il 4 ottobre del 1970 a soli 27 anni, spiega perfettamente quel mix irripetibile di rabbia e di fragilità, di sensualità e di insicurezza, di grinta e di autodistruzione, che l’ha resa la più importante cantante blues bianca di sempre, una vera e propria icona della controcultura e della musica del “secolo breve”.

La sua inconfondibile voce, unica per potenza, per estensione, per timbro, per capacità interpretativa ed emozionale, è il segreto del successo di una delle più grandi interpreti della storia del rock, oltre che una delle più influenti ancora oggi. Una voce che usciva dalle viscere e si faceva rito, messa pagana, canto e incanto.

Da Pink! a Joss Stone, da Amy Winehouse a Cat Power, sono diverse le cantanti che si sono ispirate apertamente all’arte di Janis che, meglio di chiunque altra, ha dato voce alle speranze, alle delusioni e al coraggio di un’intera generazione.

La difficile adolescenza nella bigotta provincia texana di Port Arthur, le disperate ribellioni beat, le trionfali esibizioni al Monterey Festival del 1967 e a Woodstock nel 1969 fino al tragico decesso per overdose da eroina a soli 27 anni il 4 ottobre del 1970, poche settimane dopo Jimi Hendrix, in una squallida stanza del Landmark Hotel di Los Angeles.

Nel mezzo il rapporto conflittuale con la famiglia e con i ragazzi al liceo, il riscatto attraverso la musica, gli amori bisessuali, le amicizie, le disillusioni, le umiliazioni subite, le sei overdose, l’aborto, il folgorante incontro con Leonard Cohen, il dolore per non essere mai stata capita del tutto.

Ogni sua esibizione la viveva come se fosse l’ultima, la definitiva, senza risparmio e senza rete, in una totale comunione con il pubblico al quale offriva metaforicamente pezzi del suo cuore, del suo lacerante dolore blues, della sua grintosa fragilità .

Parafrasando proprio Leonard Cohen, Janis è stata una “bellissima perdente”, che sul palco perdeva ogni imbarazzo, lasciando che il fuoco del blues divampasse attraverso le sue vene e fuoriuscisse attraverso le sue urla strazianti, alternate sapientemente a momenti più dolci e intimisti.

Vogliamo celebrare la leggendaria cantante texana attraverso le sue 10 canzoni più intense ed emozionanti, veri e propri gioielli rock senza tempo.

1) Piece of my heart (Cheap Thrills, 1968)

2) Ball and chain (Cheap Thrills, 1968)

3) Cry baby (Pearl, 1971)

4) Me and Bobby McGee (Pearl, 1971) 

5) Kozmic blues (I Got Dem Ol' Kozmic Blues Again Mama, 1969)

6) Mercedes Benz (Pearl, 1971)

7) Summertime (Live at Winterland '68)

8) Little girl blue (I Got Dem Ol' Kozmic Blues Again Mama, 1969)

9) Maybe (I Got Dem Ol' Kozmic Blues Again Mama, 1969)

10) Try (Joplin in Concert, 1968) 

© Riproduzione Riservata

Commenti