#hiphopanorama - Jack The Smoker "Adesso impugno il Machete"

L'artista milanese sarà uno degli uomini di punta della Machete Records, l'etichetta lanciata da Salmo. In arrivo il suo nuovo disco

Jack The Smoker

Matteo Politanò

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Jack The Smoker, Jack The Smizzle. Chiamalo come vuoi, il risultato non cambia. Uno dei rapper più tecnici della scena hip hop italiana si preannuncia tra gli artisti più interessanti con un prodotto in uscita per il 2013. Dopo V.Ita del 2009 il suo prossimo album sarà realizzato in collaborazione con la Machete Records, l'etichetta fondata da Salmo. Panorama.it lo ha intervistato in esclusiva parlando di presente, passato e futuro.

Hai appena annunciato di essere entrato a far parte del progetto Machete, come è nata questa collaborazione?

E' da un po’ che produco dischi e nel corso degli anni anche l'evoluzione dell’hip hop ha cambiato i metodi di fruizione del genere. Volevo restare indipendente ma avere un’esposizione mediatica maggiore, promuovere meglio i miei lavori. Indipendente ma non invisibile. Ho parlato con molte realtà di questo genere e quelli di Machete Empire Records mi sono piaciuti per serietà del roster e per le capacità extra musicali. Sono sempre attuali e hanno prodotti di qualità. Enigma era venuto in studio da me qualche tempo fa, gli ho fatto sentire un po’ di brani che avevo pronti e gli ho parlato della mia volontà di valorizzare al meglio il mio lavoro, poi mi sono visto in sede con tutti i membri, ci siamo spiegati le intenzioni e ci siamo trovati.

Quali saranno i tuoi prossimi progetti?

Adesso è uscito il Machete Mixtape e faremo un paio di video legati a questo progetto. La prossima mossa è quella del mio nuovo disco, mi sto muovendo dal punto di vista delle produzioni dei featuring e dei pezzi. Il mio ultimo album, V.Ita, avrebbe sicuramente meritato di più ma è stato promosso poco, con metodi antichi. L'ho lasciato un po’ a sé stesso mentre adesso sono intenzionato ad una promozione più capillare.

Le sonorità di Machete sono differenti rispetto ai prodotti che hai fatto uscire negli ultimi anni e lo stile che ti ha sempre contraddistinto. Quale è stato il punto comune che ti ha convinto a lavorare con questa realtà?

Apprezzo Salmo e vedo l’impatto devastante che i suoi show hanno sul pubblico, così come mi piace  lo stile dei membri della crew e la loro tecnica di sperimentare, il loro coraggio artistico, ma c'è un punto di differenziazione importante: io lavoro nel contesto della Machete Records, non sono nella formazione live Machete Warriors, quindi mantengo un mio percorso artistico a parte. Lavoriamo insieme ma a livello live giro in linea di massima da solo o con Bat, inoltre non esiste una linea da seguire sul tipo di musica che devo produrre, ovviamente si cerca assieme di capire quale sia il tipo di prodotto più efficace ma questo avviene in un ambito di confronto costruttivo sul materiale che porto.

Sei anche un produttore, con la Machete avrai anche questo ruolo in pianta stabile?

Produco per me stesso e per altri, sicuramente ci sarà possibilità di collaborare come è già successo per Machete mixtape vol. 2.

Fin dai tempi del 2 the Beat eri uno dei freestyle più apprezzati di Italia, come hai vissuto l'evoluzione del freestyle e il successo che ha avuto in questi anni?

E' un discorso che parte dello "Show off", da lì in poi il freestyle è diventato un mezzo di scambio tra mcees. Spesso in passato sono stato indicato come freestyler ma io sono dell'idea che dopo il terzo 2 the beat sia diventato tutto un po' troppo stucchevole,e poi sinceramente volevo smarcarmi da subito dalla figura del freestyler perchè a me interessa scrivere strofe e canzoni e poi rischi che la gente ti identifichi soprattutto nel freestyle. Attualmente questa nuova onda, che per carità apprezzo molto, ha portato tanta attenzione ma niente di innovativo, visto dalla prospettiva di un addetto ai lavori (anche se ovviamente per tantissime persone è stato forse il primo contatto con il rap e questo ha fatto sicuramente bene alla diffusione del fenomeno), tanto che alla fine ha vinto Ensi che è dentro la faccenda da un decennio buono. Di sicuro un programma come Spit è stata una vetrina importante per artisti come Kiave, Ensi e Clementino che hanno avuto una cassa di risonanza importante ma che erano già conosciuti per il loro talento e per giovani di livello come Nitro o Fred De Palma di farsi vedere in un contesto più ampio.

Spesso la classica domanda che ti fanno è se ti senti il rapper più sottovalutato. Noi invece ti chiediamo se ti senti di aver sbagliato qualcosa nel tuo percorso e cosa ti è mancato di più tra queste caratteristiche: contatti, fortuna o caparbietà?

Ho iniziato a fare questa musica in un momento in cui l'hip hop era cosa per pochi. Non lo dico con un tono di merito, lo facevi perché ti interessava farlo e tutto era meno facile da trovare. Forse dopo il primo disco che ho fatto nel 2003 non avevo ancora capito che il genere si stava espandendo così tanto e ho avuto un po’ di lentezza nel capirne i meccanismi. Però ho continuato a fare quello che mi piace e la mia coerenza credo sia uno dei miei punti di forza. I contatti non mi sono mai mancati forse mi è mancata la voglia di entrare in certi contesti a tutti i costi. Proprio per questo Machete mi piace perché posso mantenermi vero pur sapendo che la mia musica verrà promossa nel modo giusto.

In "Vita in Ita", brano nel tuo album del 2009, parli anche di come "l'età può calmare le pretese", quale è il tuo approccio e quali sono i tuoi obiettivi dopo tanti anni di musica?

Non si sono calmate ma sicuramente è cambiato il modo di fare le cose. A 20 anni non pensi al futuro, non ci sono certi pensieri e certe contingenze, ora sto cercando di dare un senso al percorso che ho fatto. Faccio anche dei laboratori di rap come psicologo e laboratori di scrittura nei quartieri disagiati usando il rap come forma d’espressione. Tuttavia le mie pretese non si sono calmate. Dal punto di vista strettamente musicale vorrei fare un album che mi legittimi. V.Ita poteva esssere un buon inizio ma ha girato meno del dovuto.

Come spieghi il boom delle etichette indipendenti? Credi che sia il primo passo per togliere dai giochi le major? In Usa esistono da sempre e si affiancano alle grosse label solo per la distribuzione, è una tecnica che può funzionare anche qui a tuo parere?

Al riguardo non ho ancora un’opinione precisa, ma sicuramente è un periodo florido dove nascono tante realtà come la Machete stessa e come Macro Beats, con roster di un certo livello che porta ad alta visibilità della label stessa. La democratizzazione dei mezzi come youtube permette di fare lavori più visibili, le major tentano di "grattare il grattabile" perché il rap è stato sdoganato ma loro fanno business e fanno il loro lavoro. Di sicuro ci sono molte più possibilità rispetto a qualche anno fa.

Quali sono i prodotti italiani che ti hanno più incuriosito nell'ultimo anno?

Sicuramente il disco che mi ha colpito maggiormente è  "Orgoglio" di Big Jo & Johnny Marsiglia: il connubio beatmaker - mc creatosi fra loro è qualcosa che si è visto raramente a questi livelli in Italia, poi a livello di mixtape "Tristemente Noto 3 " di Nex Cassel, mc che tecnicamente ritengo veramente di alto livello.

A tuo parere quali sono i rapper emergenti più talentuosi in questo momento?

Essendoci un gap di età abbastanza rilevante mi è spesso difficile ascoltare dischi di persone molto più piccole di me per tematiche e quant'altro, e poi io sono un feticista della tecnica e voglio sentire qualcosa di tecnicamente valido  e generalmente quello è un passo successivo nela crescita di un artista che richiede una certa confidenza con il rap. Detto questo però ci sono alcune nuove leve interessanti, sicuramente Rocco Hunt  è quello che mi ha impressionato di più,  poi dalle mie parti c'è Paskaman, un mc molto particolare che ha sviluppato una sua originalità.

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