Chi è abituato a navigare sui social network saprà che quella di "Che ne sanno i 2000" è una moda che già da un po' di tempo si è diffusa super rapidamente nella rete. Di cosa si tratta? È semplice. È una tendenza che riprende icone e simboli delle generazioni prima del 2000 (il Festivalbar, Bim Bum Bam, Fiorello e i suoi karaoke, ecc). E proprio su questo "meme", Gabry Ponte ha deciso di costruirci il suo nuovo singolo, insieme a Danti (componente dei Two Fingerz).

Che ne sanno i 2000 è arrivato fino alla seconda posizione nella classifica generale di iTunes. E ieri è uscito il videoclip ufficiale, che comprende anche un cameo di Rovazzi. Ne abbiamo parlato con Gabry Ponte...

Hai pubblicato Che ne sanno i 2000. Come ti è venuta questa idea? Hai seguito la moda che gira su internet?

Sì, era un meme che girava molto sui social. Diciamo che alla fine non è così vero che la canzone si riferisce a tematiche che i ragazzi più giovani non possono capire. L’idea era quella di ricordare le icone degli anni Novanta. Ci siamo resi conto che i 2000 conoscono tutto. Oggi c’è internet e l’abbiamo un po’ sottovalutato. Tanti ragazzini del 2000 commentano i link dicendo: “Ma io capisco tutti i riferimenti che fai nella canzone”. Internet ha avuto un ruolo importantissimo da questo punto di vista.

Oltre all’ironia, c’è anche nostalgia nel brano?

Non c’è niente che mi manca in particolare del passato. Non c’è rimpianto in Che ne sanno i 2000: c’è nostalgia, sì. Ma ci sta. Vuol dire che si sono vissuti dei ricordi piacevoli.

Il videoclip (che è uscito ieri) è stato girato all’Aquafan di Riccione dove quest’anno sei testimonial e guest resident ogni domenica. Come sta andando? Come vivi il rapporto con il tuo pubblico?

Sono molto contento del video: ci siamo molto divertiti a girarlo. Si è creata una bella festa: è stata un’emozione farlo ed è una grande emozione ora rivederlo. Una cosa che noto tanto nelle serate che ci sono all’Aquafan è un’ampia forbice generazionale. Mi trovo davanti delle persone che vanno dalla mia età a 25/30 anni. E ci sono anche ragazzini di 10/15 anni. È una cosa bellissima. Poi nel video abbiamo coinvolto anche Rovazzi, è stato divertente.

A proposito, che ne pensi del suo successo Andiamo a comandare? Lui stesso ha ammesso di non essere un cantante, eppure scala le classifiche. È un buon segno oppure no?

Secondo me c’è poco da indignarsi. Dietro ad ogni successo c’è un motivo. Magari siamo noi a non vederlo, no? La musica - come ogni altra forma d’arte - può piacere o meno. Ma Andiamo a comandare la ballano tutti, dai bambini agli adulti: vuol dire che c’è una forza intrinseca. Io non credo nella fortuna. Rovazzi ha fatto questa cosa per gioco (un po’ come noi). Il cameo è nato in modo completamente spontaneo, mentre stavamo chiacchierando. A volte la cosa più complicata è restare semplici.

Parlavamo di talento. Tu hai fatto il giudice al serale di Amici con la Ferilli e Argentero. Ti piacerebbe tornare? Cosa hai trattenuto di più da quell’esperienza?

La TV non è il mio lavoro. È stata una parentesi che ho aperto e che ho deciso di chiudere una volta finito il programma perché ti porta via molto tempo. Mi ha insegnato molto; non avevo fatto nulla in TV, e - diciamolo - sono entrato subito “in serie A”. Amici è un programma seguitissimo, all’interno di un’azienda che è una macchina da guerra. Ho visto ragazzi che all’interno del programma fanno un percorso vero. Li vedevo migliorare di volta in volta. Ma ora ho bisogno (e voglia) di concentrarmi sulla musica.

Un brano uscito da pochi mesi che ti piacerebbe remixare?

Quando preparo le mie serate, settimana dopo settimana, cerco di essere attuale e di personalizzare la mia musica. La cosa che mi piace fare è prendere brani non dance e farli avvicinare al genere. In questo momento ho chiesto a Fedez di lavorare sul suo pezzo con J-Ax. Volevo remixarlo. A volte diventano versioni ufficiali mentre altre volte, invece, le utilizzo solo per i miei dj-set.

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