I Duran Duran, una delle band più iconiche degli anni Ottanta il cui nome è ispirato al cattivo del film cult Barbarella, hanno creato canzoni che , oltre ad essere tra le più famose del decennio caratterizzato dagli yuppies e dai paninari, sono stati veri e propri inni generazionali per i trentenni e i quarantenni di oggi.

Segno che, oltre alla forma delle spalline ipertrofiche e dei capelli laccati, c’era anche tanta sostanza e che il pop non è una parolaccia, qualora venga declinato con gusto, sensibilità e qualità.

Nell’eterno derby con gli Spandau Ballet, la band di Simon Le Bon ha dimostrato una maggiore capacità di rinnovamento, pur senza snaturare il loro inconfondibile stile, come confermato dal convincente Paper Gods del 2015, un album che, se fosse stato inciso da una pop band di oggi, avrebbe fatto gridare al miracolo.

E’ uscito oggi il video dell’adrenalinico singolo Last night in the city insieme alla giovane cantante canadese Kiesza, vincitrice di un Juno-Award, che potete vedere qui sotto. Un video semplice, come lo era quello di Pressure off, diretto da Nick Egan e dagli Snorri Bros, che alterna alcune inquadrature delle strade di New York a un’affollata performance live dei Duran.

La quattordicesima fatica in studio dei Duran Duran è prodotta da un tris d’assi composto da Nile Rodgers, Mark Ronson e Mr. Hudson, con la partecipazione di ospiti speciali quali Janelle Monáe in Pressure Off, l’ex chitarrista dei Red Hot Chili Peppers John Frusciante in What Are The Chances,Butterfly Girl,The Universe Alone e Northern Lights, il cantante dei Mew Jonas Bjerre in Change The Skyline, il violinista Davidé Rossi in Face For Today e Pressure Off e l’attrice Lindsay Lohan, che ci regala una parte recitata nella trascinante Danceophobia.

Nel primo singolo Pressure off, un godibile funky-pop dalle atmosfere Seventies con un pizzico di elettronica, è immediatamente riconoscibile il tocco magico di Nile Rodgers, mente e cuore degli Chic, sia alla produzione che per l’irresistibile  groove della chitarra.

Un disco che, con il suo tiro e con l’ampio uso dell’elettronica,  è riuscito mettere d’accordo sia le ventenni di oggi, cresciute con gli mp3 e la musica in streaming, che le loro mamme quarantenni e cinquantenni di oggi, fan delle prima ora dei Duran, che non sono riuscite a sposare Simon le Bon, ma che oggi ritrovano in Paper Gods le stesse emozioni della loro adolescenza.

 

 

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