Micol De Pas

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Camaleontico, poliedrico, decisamente geniale: David Bowie. Il Duca Bianco va ricordato così, guardato come attraverso il caleidoscopio dei suoi mille volti, delle sue multiformi espressioni artistiche. Comprese quelle nel mondo della Settima Arte: nel cinema ha calcato le scene sia come artista sia come compositore.

In un viaggio a ritroso, Bowie è ben presente nella mente di molti spettatori per la serie tv "The Last Panthers", in onda su Sky, il cui tema principale è Black Star, brano dell'ultimo disco-capolavoro di Bowie. La serie tv, in onda in Italia dal 13 novembre scorso, è un thriller basato su fatti reali a proposito dell'alleanza tra banche e criminalità.

Soltanto due anni prima, ha firmato, insieme a Hans Zimmer, Steve Winwood, Dave Edmunds, Thin Lizzy e Mud, la colonna sonora di Rush, pellicola di Ron Howard sulla storica rivalità dei due giganti della Formula Uno, Niki Lauda e James Hunt. Da ascoltare, Fame, una bella interpretazione del rapporto tra i due piloti.

"The Buddha of Suburbia", la miniserie che andò in onda nei primi anni 90 nel Regno Unito, merita un'attenzione a parte, perché ha una storia che ha il sapore di un gioco degli specchi. La serie Tv infatti nasce dall'omonimo romanzo di Hanif Kureishi, amico ed ammiratore di Bowie sin da tempi della scuola. Al punto che la mitica Rebel Rebel, canzone del 1974, è per Kureishi un simbolo: senza quel brano, ha dichiarato in un'intervista di qualche mese fa, non avrebbe mai intrapreso il cammino verso la scrittura. E proprio quel brano entra prepotentemente nella trama del suo romanzo "Il Budda delle Periferie". Poi, la storia è nota: a musicare la serie tv ci ha pensato proprio Bowie.

Nel 1986 Bowie firma insieme a Trevor Jones la colonna sonora originale del film "Labyrinth. Dove tutto è possibile", diretto da Jim Henson, il creatore dei Muppets. Una storia fantastica, in cui Bowie interpreta il ruolo del re dei Goblin e firma i brani Magic Dance, Chilly Down, As The World Falls Down, Underground e Within You, un viaggio musicale tra l'ironico, il romantico e il fantascientifico per una favola pop.

A condizionare un'intera generazione poi è stato il film "Christiane F. Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino" del 1981, in cui compare Bowie nei panni di se stesso, tra le note cupe della sua colonna sonora, una sorta di tributo alla sua musica del periodo berlinese, scritta tra il 1976 e il 79: intensa, umbratile e ormai decisamente mitica, comprende Heroes, Station To Station, Low, Stage e Lodger.

Come attore, sono almeno venti i film in cui Bowie è stato ingaggiato. "The Prestige", uscito nel 2006, lo vede nei panni di Nikola Testa, l'affascinante ingengere elettrico di origine serba, conosciuto per il suo lavoro rivoluzionario e i numerosi contributi nel campo dell'elettromagnetismo, di cui è stato un geniale pioniere.

"The Hunger" lo vede protagonista di una serie di episodi horror, dove amore e morte giocano tutta la loro potenzasensuale in un film a cui lavorano i fratelli Ridley e Tony Scott.

Nei panni di Andy Warhol si è calato nel film "Basquiat", dedicato all'artista creolo morto suicida a 27 anni e firmato da Julian Schnabel nel 1996. Un'interpretazione da ricordare, forse anche per il legame che Bowie aveva con il creatore della pop art.

Anche David Lynch lo ha voluto tra i suoi attori. Nel cast di "Fuoco cammina con me" del 1992, una sorta di prequel della serie tv che porterà il regista alla fama mondiale, Twin Peaks, Bowie interpreta Philipps Jeffries.

E poi. La lista è lunghissima: va ricordato in "L'ultima tentazione di Cristo" di Martin Scorsese, in "Absolute Beginners" di Julien Temple di cui firma anche alcuni brani della colonna sonora. Accanto a Kim Novack e Marlene Dietrich ha recitato in "Gigolò" di David Hammings nel 1979.

Ma il film che ha consacrato il genio Bowie alla cinematografia è "L'uomo che cadde sulla terra" di Nicolas Roeg del 1976. Un simbolo, ormai, della multiforme creatività dell'artista.

E a noi, piace ricordarlo anche così.

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