Musica

“Cazzi miei”: ecco il libro di Gianna Nannini

È in libreria il racconto della vita della rocker. L’affondo commovente di un’esistenza stravagante tra più morti e rinascite

Gianna Nannini

Giovanni Ferrari

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Il dolore è inevitabile, la sofferenza è facoltativa”. È questo uno dei refrain dell’autobiografia di Gianna Nannini, “Cazzi miei” (Mondadori, pagine 216, euro 18), in libreria da oggi 22 novembre. Sulla base di questo principio, si snoda la storia privata e pubblica della rocker più discussa del nostro Paese.

Il titolo del libro è – come da tradizione – provocatorio, ma allo stesso tempo crea alcune domande nel lettore. La prima: perché, se sono “affari” tuoi, senti l’esigenza di raccontarli a tutti? E ancora: qual è il vantaggio nel condividere la propria storia, seppur dolorosa e per certi versi contraddittoria?

Quello che è in libreria è molto di più che un semplice romanzo. È molto di più che un’ordinaria autobiografia, “dovuta” al pubblico dopo anni di onorata carriera. Con una prosa accattivante, schietta, diretta, la Nannini apre i file più segreti della sua esistenza, cerca di ripercorrere dubbi e scelte, apre domande alle quali non sempre trova risposte. Riga dopo riga, si vive il tormento di un vivere mai semplice. Lo sfruttamento psicologico della “Musica Business” (il femminile è voluto) nei suoi confronti: “l’importante è creare Hit, il resto non conta”, è la voce di QUALCUNO che – capitolo dopo capitolo – assumerà via via connotati sempre più definiti per il lettore.


Grazie a “Cazzi miei”, la Nannini esplora il senso dell’essere una cantante. Approfondisce i doveri del mestiere (spesso vissuti dalla rocker come un “servizio militare obbligatorio”) e allo stesso tempo la necessità di esprimersi. Il bisogno di fuggire (vedi i viaggi in Giappone o in Georgia) e quello di tornare a casa. L’eterno confronto tra animo rock e “compromesso” pop. L’attivismo nei confronti di temi caldi, e proprio per questo sentiti nel profondo (come quando comparse sul balcone dell’ambasciata francese a Roma per dire basta ai test nucleari a Mururoa). Il rapporto quasi erotico con i suoi fan (del tour di “Scandalo” scrive: “Sul palco faccio l’amore con venticinquemila persone a sera”).

Con questo accattivante libro, a tratti crudo e spietato, la Nannini si racconta senza filtri, tra continue morti e rinascite. Non a caso si divide in quattro capitoli, che corrispondono a quattro “nuove vite”. Fino a un punto di non ritorno: “ho smesso di rinascere e ho fatto una figlia”. Incontriamo, così, a fine libro, l’immagine di una Gianna Nannini madre, la leggiamo tenera, delicata e amorevole.


Ma in ogni virgola della prosa si legge anche la durezza di una storia che non le ha mai risparmiato il dolore. Lo scrive lei stessa: “Mi piace pensare che nelle pieghe della pelle, in un abito, nel trucco si nasconda qualcosa di te che vuoi proteggere”. E così è. Dall’infanzia ai primi contratti discografici, dalla negazione di sé al desiderio di essere madre e figlia. Allo stesso tempo la sofferenza è incanalata in un percorso di crescita, fatto di porte in faccia e, a dir la verità, ben pochi momenti di calma e pace.

L’esistenza richiede il coraggio di lottare. Con i “Cazzi miei”, la Nannini lo ha dimostrato e lo mette a disposizione di tutti

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