Musica

Calibro 35: il jazz psichedelico che ha rivoluzionato le colonne sonore

Nell'era dello streaming esiste una band che funziona anche senza un cantante: il loro sound ha fatto impazzire anche Dr. Dre

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Matteo Politanò

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Si è conclusa lo scorso 25 febbraio la prima parte del tour di Decade, il disco che celebra i primi dieci anni di carriera dei Calibro 35. Chi non ha la fortuna di conoscerli ha l'occasione per rimediare: il gruppo nato nel 2008 è un progetto musicale unico nel suo genere, una band di jazz psichedelico che ispira il sound delle sue canzoni alle colonne sonore di molti film polizieschi italiani degli anni '70. La loro storia è un tributo alla musica suonata, studiata e sudata: un repertorio che è stato apprezzato e riconosciuto in tutto il mondo e che non sente il bisogno di vantarsi dei sold out.

Ricordate in che situazione sono nati i Calibro 35?

"Questo gruppo non è nato da un insieme di amici che si vedeva spesso ma da contatti portati avanti. Abbiamo una prima mail, datata 2007, dove Tommy (Colliva) e Max (Martellotta) parlano di questo progetto da "fare insieme". L'idea dei Calibro era nata dalla consapevolezza che in Italia abbiamo un patrimonio musicale pazzesco che però nessuno riutilizzava. Eravamo consapevoli di poter imparare un sacco di cose, sapevamo che era un'occasione per rivoluzionare e rivisitare il linguaggio della musica. Così abbiamo cercato di imbastire l'idea, capendo chi potevamo coinvolgere. Una serie di casualità, tra cui la musica insieme con gli Afterhours, ci hanno portato ad unirci. Ed ecco nati i Calibro 35..."

Qual è stato il concerto più indimenticabile di questa decade dei Calibro?

"Senza andare troppo lontano con la memoria, l'ultimo concerto che abbiamo fatto a Londra, al Church of Sound. Abbiamo avuto la sensazione di essere al momento giusto nel posto giusto. Lì si suona in una chiesa di culto inglese, c'era un impianto quadrifonico e noi al centro, è stato spettacolare. Un altro concerto che ci piace ricordare è il primo che abbiamo fatto all'estero, ad Hasselt, in Belgio, nel 2008. Era tutto nuovo, presentavamo un mix di generi ed era tutto un'incognita. Abbiamo suonato in un centro culturale meraviglioso, il live è stato un successo e siamo tornati a casa con la cassa in pari: un risultato incredibile che ci ha fatto dire... Wow!"

C'è un attestato di stima o un feedback che in tutti questi anni vi ha fatto piacere più di altri?

"In questa decade ne abbiamo avuti diversi ma a parlarne siamo sempre un po' in imbarazzo. La nostra non è falsa modestia, ma non abbiamo mai percepito quello che è successo come un punto di arrivo. Neppure adesso che il tour è andato bene ci siamo adagiati sugli allori, la nostra priorità è parlare sempre del futuro. Alcuni artisti esibiscono i loro sold out, la nostra soddisfazione è invece aver costruito qualcosa che ci fa felici. I complimenti ci fanno piacere ma solo perché ci crediamo. Non abbiamo il culto della personalità, i Calibro 35 sono più famosi dei singoli: siamo una squadra che lavora molto e lo facciamo low profile."

Siete stati campionati da Dr. Dre, qual è stata la vostra reazione?

"È stato davvero surreale. Ci è arrivata una mail da un grosso studio legale di Los Angeles: "un artista vi ha campionato". Abbiamo preso un appuntamento su Skype e ci hanno fatto sentire un brano. Abbiamo pensato: "Ma questo è Snoop Dogg...". È stato così che abbiamo scoperto di essere nel disco di Dr. Dre. È stato un gran colpo, ma sappiamo esattamente perché è successo. Non è stato casuale, bensì la conseguenza di tanti "semini" che abbiamo piantato negli anni. Sappiamo ricostruire esattamente come siamo arrivati alle orecchie di Dr. Dre: eravamo entrati in un circuito di musica che viene campionata, abbiamo accettato alcuni accordi discografici con un'etichetta americana e siamo stati negli Usa facendoci notare da artisti che collaboravano con Jay-Z. Abbiamo lavorato duramente per farcela..."

La musica è cambiata: cosa vuol dire suonare così tanti strumenti nell'era dello streaming?

"Noi facciamo parte di una categoria bizzarra agli occhi delle nuove generazioni, quella della musica suonata. Spesso lo facciamo con strumenti vecchi, che durano di più e si possono riparare. Per esempio abbiamo appena preso un sinth del '70 che siamo certi durerà per altri 150 anni. Uno smartphone invece dopo 3 anni è già da buttare. Lo streaming è un flusso ma suonare dal vivo gli strumenti è un altro mondo. Oggi regalare una chitarra ad un adolescente non è figo come regalargli un computer... Dobbiamo dire che però c'è un altro lato della medaglia: lo streaming ha permesso di portare alla luce tante correnti e musicisti che fino a 20 anni fa erano solo per esperti".

Tirando le somme come è andata questa prima parte di tour?

"Alla grande, siamo contentissimi. E non parliamo dei numeri, quanto dell'affezione. Abbiamo ricevuto attestati d'amore unici, gente che ci ringrazia per quello che abbiamo portato in Italia. Sentirsi dire "menomale che esistete" fa sempre un effetto magico."

Ci saranno altre date?

"Si, a maggio faremo 20 date in Europa. Poi riprenderemo in estate. La cosa più bella di questo tour è che abbiamo anche fatto tre date con un ensamble allargato di 10 persone, abbiamo suonato il disco nuovo ed evitato di fare il greatest hits di noi stessi o la reunion di un gruppo che non si è mai sciolto. Ci teniamo anche a ringraziare e citare Sebastiano De Gennaro alle percussioni e Beppe Scardino al sax baritono, due tra i musicisti più bravi che abbiamo oggi in Italia!"

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