Gianni Poglio

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A poche ore dal referendum che ha sancito l'uscita dell'Inghilterra dall'Europa, il music business made in UK si interroga sugli effetti immediati e futuri del voto. L'incidenza degli artisti e delle case discografiche inglesi sul mercato globale della musica è da sempre fortissima. L'Inghilterra dagli anni Sessanta ad oggi è l'indiscussa patria europea delle popstar e delle rockstar che tengono in piedi il mercato discografico e quello della musica live.

Con la Brexit molte delle regole economiche d'ingaggio valide fino a ieri sono destinate a trasformarsi. Con quali effetti è ancora da stabilire, ma molti addetti ai lavori non nascondono i loro timori. Brian Eno, musicista e leggendario produttore di band e album da milioni di sterline (U2 e Coldplay) ha le idee molto chiare in proposito, come riporta Billboard: "Non approvo tutto quel che rappresenta la UE, ma in fondo resta l'unico baluardo a un liberismo fondamentalista e distruttivo".

Non è un caso che Florence Welch, Elton John e Simon Cowell, produttore e inventore di X Factor, fossero apertamente schierati per il Remain. Tra i sostenitori del Leave, secondo il magazine NME, Bruce Dickinson degli Iron Maiden e Roger Daltrey degli Who. Sul piano concreto, uno dei primi temi che si pone riguarda le case discografiche: le major e le etichette indipendenti inglesi da questo punto in poi non potranno godere, per esempio, degli effetti della legislazione europea sul copyright.

Non solo: l'Inghilterra con la Brexit non avrà più voce nella Commisiione Europea che si occupa a tempo pieno della regolamentazione dei diritti d'autore. C'è poi il tema mascroscopico dellla musica live: con la Brexit organizzare tour in Inghilterra diventerà amministrativamente molto complicato. Gli artisti di altri paesi dovranno ottenere una sorta di permesso d'ingresso simile a quello che devono ottenere i musicisti british quando vanno a suonare in America.

Lungaggini burocratiche, controlli alle frontiere e intoppi vari sembrano dunque inevitabili. Non è un dettaglio, perché quello della musica dal vivo è uno dei business più redditizi dell'entertainment mondiale.

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