Gabriele Antonucci

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I più giovani non possono ricordare la data del 27 giugno del 1980, giorno in cui Bob Marley, accompagnato dagli inseparabili Wailers, si esibì allo Stadio di San Siro, che allora aveva solo due anelli, nel suo primo concerto italiano.

Una giornata indimenticabile per i 100.000 spettatori giunti da ogni parte d’Italia per ammirare dal vivo il re del reggae, che si spense l’anno dopo per un tumore. in uno dei migliori concerti della sua straordinaria carriera. 

Alle 16, nonostante il caldo afoso, il prato era già completamente gremito, mentre il primo anello aveva ancora qualche posto libero.

Roberto Ciotti, allora ancora poco conosciuto nonostante due album eccellenti come Supergasoline Blues e Bluesman, iniziò puntuale a suonare la sua chitarra, dimostrando davanti a 60.000 spettatori che si poteva essere dei bluesman di razza anche se si era nati alla Garbatella e non nel Delta del Mississipi.

Ciotti, di cui restano indimenticabili le colonne sonore per i film di Gabriele Salvatores,  è scomparso l’ultimo giorno del 2013.

Un anno dopo è morto anche Pino Daniele, che si esibì subito dopo l’artista romano.

Daniele, fresco di pubblicazione del suo capolavoro Nero a metà, entusiasmò il pubblico con il suo sound meticcio, a cavallo tra Mediterraneo e Stati Uniti, accompagnato da una superband in cui spiccavano, tra gli altri, James Senese e Toni Esposito.

I say 'i sto cca', Nun me scoccià, A me me piace o’blues e, naturalmente, Je so' pazzo furono cantate in coro da decine di migliaia di persone venute per Bob Marley, ma che apprezzavano la genuinità e l’originalità di questo artista, così diverso sia dai cantautori impegnati degli anni Settanta che dai cantanti sanremesi.

Trentasei anni dopo quel leggendario concerto, tre dei protagonisti non sono più tra noi, mentre la loro musica continua a vivere attraverso i loro album e i nostri ricordi.



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