"Quello che deve accadere, accade", la prima biografia di Giovanni Lindo Ferretti e Massimo Zamboni

Viaggio musicale dagli anni '80 a oggi. In un libro

Michele Rossi, "Quello che deve accadere, accade. Storia di Giovanni Lindo Ferretti e Massimo Zamboni", Giunti – Credits: ufficio stampa

Micol De Pas

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Tutto ha avuto inizio nei primi anni 80, quando Giovanni Lindo Ferretti e Massimo Zamboni si unirono per dare vita ai CCCP Fedeli alla linea. La filosofia era chiara: un punk in salsa romagnola, dal cuore filosovietico. Il punk fu scelto perché era un'esplosione musicale che diceva «'Fanculo qualsiasi tecnica», spiegava Ferretti all'epoca, «Quello che mi interessa è l'anima di chi suona, non la qualità dello strumento». E la loro, di anima, era legata alla loro terra d'origine. Così si arriva a un punk emiliano: quel melodico ruvido che sfocia in testi ormai cult come Emilia paranoica e Ortodossia, con il suo refrain «Fedeli alla linea e la linea non c'è».

Anni 80 decisamente diversi da come solitamente vengono ricordati di solito, a base di yuppies, scarpe firmate e colori pastello, per Giovanni Lindo Ferretti e Massimo Zamboni sono invece gli anni più belli della loro vita. Almeno così dichiarano in Quello che deve accadere, accade, prima biografia del duo musicale scritta dalla penna di Michele Rossi e appena uscita per Giunti, nella collana curata da Riccardo Bertoncelli.

E poi? Ecco qui un estratto dal volume.

E non è ancora finita…

Rimanere fedeli a una linea richiede un enorme sforzo, soprattutto quando la linea non c’è. Con i loro insoliti colpi d’occhio sul mondo e l’impegno profuso nel mondo musicale, Ferretti e Zamboni sono stati un importante punto di riferimento per platee assai variegate: mito per alternativi, fricchettoni e punk degli anni ’80, tormento e ribellione per i giovani di sinistra degli anni ’90, attrattiva per le nuove generazioni cresciute sulle ceneri delle grandi ideologie del XX secolo, interessate vuoi alla loro musica vuoi ai loro pensieri.

Infatti ciò che i due hanno sempre ricercato non è tanto l’abilità nel saper cantare o suonare uno strumento, quanto piuttosto il saper mostrare – con inconfondibile impronta punk – l’interiorità umana e mettere a nudo la propria anima. Tutte le canzoni che hanno scritto sono autentici specchi che riflettono i loro turbolenti mondi interiori, nonché la realtà sociale e politica circostante, parte essenziale della loro esistenza. Al tempo stesso, cantare e comporre è stata per loro una terapia.

I ruspanti CCCP che, con i loro suoni sporchi e diretti, trovavano nella povertà musicale il pregio maggiore sono stati per Ferretti e Zamboni un’esperienza totalizzante. Dopo aver infranto canoni e stilemi, chiusi due piani quinquennali, le musiche irrequiete e imperfette di Zamboni, le metafore folgoranti urlate da Ferretti e la magnetica teatralità dei commedianti Annarella e Fatur si dissolsero di colpo, non avendo più ragion d’essere.

Unendosi ai nuovi compagni di viaggio Maroccolo, Magnelli, Canali e Ginevra, Zamboni e Ferretti hanno prodotto suoni aspri e taglienti, poesia pura sotto forma di canzone, specchio del dolore esistenziale e infine liberazione. I CSI hanno significato per i due artisti la scoperta del piacere della musica ma purtroppo sono divenuti “via via Collettivo Sopravvissuti Insieme, Club Santissimi Idolatrati, Casta Sciamanica Imperitura e Coacervo Sacerdotale Intoccabile”, come ha rilevato ironicamente la giornalista Daniela Amenta. Consumata la fraterna amicizia con Massimo e lasciate alle spalle le comuni esperienze emotive, Ferretti ha sperimentato nuove tessiture musicali e vocali. La trasformazione in PGR ha significato la ricerca di una musica colta e raffinata, giocata sul connubio tra le sue vocalità e quelle di Ginevra; un sodalizio mai decollato, però, e abortito del tutto con la defezione della vocalist e di Magnelli.

Zamboni, ritrovatosi al centro del nulla, ha dato forma artistica alla sua necessità di ripartire dalle macerie cantando la propria interiorità, senza mai smettere di comunicare i suoi sentimenti con la musica. I due amici sono poi caduti in un baratro di silenzio e di reciproche, cieche esclusioni. Ferretti si è allontanato sempre più dalla dimensione pubblica del cantante, mai digerita fino in fondo (...) Ma la separazione consumatasi nel 1999 non si è ricucita. I due hanno intrapreso strade separate e nulla sarà più come prima. Zamboni, alla domanda di Simone Sacco per Rolling Stone su che cosa successe realmente tra lui e Ferretti a Berlino, ha risposto con reticenza: «Una cosa che io solo so ma che mi tengo ben stretta per me. E che non divulgherò mai...».

Il giornalista incalza, chiede il perché di questo silenzio. Fa notare che il segreto alimenta solo sterili leggende metropolitane, e aggiunge che quella ipotetica “litigata” ha avuto conseguenze drammatiche: ha provocato nientemeno che lo scioglimento dei CSI! Risponde Zamboni: «Lo so: infatti la nostra non fu una crisi artistica ma un ‘punto di non ritorno’ tra due persone che si erano frequentate per vent’anni. Sai, io porto gli occhiali e sono sempre stato miope di natura, ma quel giorno a Berlino i miei occhi non ci hanno mai visto così bene. E nel giro di un paio di minuti era finito tutto...».

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