L'Italia è da alcuni anni un paese musicalmente autarchico, che accoglie con freddezza, se non con disinteresse, buona parte degli album internazionali, anche quelli che in Usa e in Inghilterra vendono centinaia di migliaia di copie (vedi Migos e Drake in ambito rap).

Basta dare un’occhiata alle classifiche FIMI degli ultimi cinque-sei anni per rendersi conto che la musica italiana abbia ormai soppiantato quella internazionale nelle preferenze dei nostri connazionali, esterofili in tutto, ma non al momento di acquistare un album o di ascoltarlo in streaming, mentre per i singoli la situazione è più bilanciata (qui trovi la classifica delle 25 migliori canzoni).

Il formato cd, nonostante la crescita esponenziale del vinile, rappresenta ancora la fetta maggiore del mercato della musica fisica, complici gli immancabili firmacopie, che rappresentano una boccata d’ossigeno per le major in un mercato sempre più asfittico, dove il confine tra mainstream e indie è sempre più labile.

Abbiamo selezionato, nella gallery fotografica che trovate qui sopra, i 20 dischi italiani (qui trovi la classifica dei 15 migliori album internazionali) che ci sono piaciuti maggiormente nell'ultimo anno, spaziando tra pop, rock, rap, dance e cantautorato.

Secondo noi l'album italiano qualitativamente migliore come canzoni, produzione  e arrangiamenti è Paradiso - Lucio Battisti Songbook, che raccoglie le canzoni di Battisti-Mogol già cantate da Mina, più due brani mai interpretati, Vento nel vento arrangiata da Rocco Tanica e Il tempo di morire arrangiata da Massimiliano Pani. Nell'album sono stati recuperati anche due brani di difficile reperibilità, inseriti a suo tempo nell’antologia fuori catalogo Mazzini canta Battisti: Perché no e Il leone e la gallina. Quello tra Mina e Battisti è stato un incontro magico tra due numeri uno della canzone italiana, basato sulle affinità caratteriali oltre che musicali.

Sul podio salgono Mario Biondi e Salmo: Brasil è un'originale ibridazione tra musica brasiliana e il soul-funk tanto caro al crooner catanese, mentre Playlist conferma le qualità del rapper sardo, con testi diretti e corrosivi su originali sonorità crossover.

La classifica dei 20 migliori album italiani del 2018

1) Mina - Paradiso (Lucio Battisti Songbook)

2) Mario Biondi - Brasil

3) Salmo - Playlist

4) Max Gazzè - Alchemaya

5) Calibro 35 - Decade

6) Cosmo - Cosmotronic

7) Piccola Orchestra Avion Travel -  Privè

8) Decibel – L’anticristo

9) Subsonica - 8

10) Colle Der Fomento - Adversus

11) Negrita – Desert Yacht Club

12) Marco Mengoni - Atlantico

13) Thegiornalisti - Love

14) Ministri - Fidatevi

15) Cor Veleno - Lo spirito che suona

16) Black Beat Movement - Radio Mantra

17) Funk Shui Project & Davide Shorty - Terapia di gruppo

18) Ridillo - Pronti, Funky, Via!

19) Stylophonic - We are

20) Bud Spencer Blues Explosion - Vivi Muori Blues Ripeti

Gli altri dischi più interessanti

I Calibro 35 si mettono in evidenza come una delle migliori band italiane nel cinematico Decade, tra blaxploitation e colonne sonore, Gazzè si è confrontato per la prima volta con un'orchestra sinfonica nel bellissimo concept album Alchemaya, mentre Cosmo ha stupito ancora una volta mettendo insieme pop, cantautorato e dance nell’irresistibile Cosmotronic, un album che fa muovere al tempo stesso gambe e cervello.

Assai graditi i ritorni della Piccola Orchestra Avion Travel in  Privè, dove troviamo quattro brani scritti dal compianto Fausto Mesolella, dei Subsonica, con il convincente album 8 tra elettronica, pop e rock, dei Ridillo, gli araldi del funk in Italia dal 1991, con l’energico Pronti, funky, via! e di Stylophonic, all'anagrafe Stefano Fontana, che ha registrato a New York il nuovo disco We are, all’insegna di un electrofunk tutto da ballare, scritto a quattro mani con il talentuoso cantante Kena Anae, originario del Bronx.

Di grande qualità L’anticristo dei Decibel, tornati insieme dopo tanti anni, tra punk, glam e il rock decadente tanto amato da Ruggeri, Marco Mengoni conferma la sua vocazione internazionale nel maturo Atlantico, mentre Love dei Thegiornalisti è un'orgogliosa celebrazione del pop, in perfetto equlibrio tra ironia e malinconia, che strizza l'occhio alle atmosfere degli anni Ottanta.

I Negrita rivelano il loro eclettismo nel godibile Desert Yacht Club e i Ministri convincono anche nel loro album meno politico ma più introspettivo, dall’emblematico titolo Fidatevi, mentre i Bud Spencer Blues Explosion, il duo rock-blues formato da Adriano Viterbini e Cesare Petulicchio, si confermano una delle migliori realtà indipendenti italiane nell'adrenalinico Vivi Muori Blues Ripeti.

Roma è la capitale dell'hip hop "old school" con i ritorni in grande stile di Colle Der Fomento con il maturo (sia nelle sonorità che nei testi) Adversus, dove Danno e Primo si confermano due fuoriclasse delle barre, e dei Cor Veleno, che ne Lo spirito che suona, supportati da ospiti del calibro di Giuliano Sangiorgi, Coez, Roy Paci, Marracash, Gemitaiz, Madman, MezzoSangue e Johnny Marsiglia, ci regalano il brivido di ascoltare ancora una volta la voce inconfondibile di Primo, scomparso il 1 gennaio di tre anni fa. 

Tra le sorprese più belle del 2018 spiccano due lavori con una forte impronta "black", Terapia di gruppo di Funk Shui Project & Davide Shorty, che coniuga in modo fresco e sorprendente il funk del collettivo di musicisti e produttori torinesi con il rap e la voce soul del talentuoso Davide Shorty,  e Radio Mantra dei Black Beat Movement, gruppo milanese con un sound groovy che amalgama alla perfezione r&b, nu soul, funk e hip hop.

a cura di Gabriele Antonucci e Gianni Poglio

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