Il periodo d'oro del Vino
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Il periodo d'oro del Vino

In questo momento di difficoltà per il Paese conoscere la storia di una delle nostre eccellenze serve per capire come ripartire

E' difficile immaginare un futuro roseo se non si conosce la storia di una Nazione o di un settore del quale vogliamo essere protagonisti. Anche il mondo del vino ha la sua antologia, la sua storia, i suoi pensatori e gli uomini che con le loro azioni ci hanno portato ad essere una delle Nazioni, l'Italia e delle regioni, la Toscana, più conosciute ed apprezzate. Il mondo del vino, pur essendo un settore molto ben "radicato a terra", negli ultimi anni più di altri si è evoluto verso un linguaggio adatto all'uso dei social, con termini smart, proteso ormai verso una vendita online e quindi ha scelto giustamente una comunicazione di impatto, veloce. Ma non dobbiamo dimenticare mai da dove veniamo, quanta e quale strada abbiamo fatto per arrivarci, ed allora ecco l'intervista con il Prof. Andrea Mazzoni esperto di vino e memoria storica.

Qual'è stato secondo lei il periodo Aureo dell'enologia italiana?

«Quel periodo, a mio avviso potrebbe essere collocato fra il 1975 (in coincidenza dell'elezione Dell'Enologo Ezio Rivella a presidente dell'Assoenologi) ed il 1995 (prima cioè del la scomparsa del Prof. Lamberto Paronetto che avvenne nel 1999).

La fase "aurea" non va certamente intesa in senso qualitativo, perché in quel periodo di qualità non si parlava, ma sicuramente in senso culturale, inteso come (tale) la capacità di una rielaborazione critica delle problematiche.

Non si parlava di qualità perché l'Italia era in pieno consumismo ed aveva necessità di assicurare un bicchiere di vino a tutti. Il mercato estero era per l'Italia un illustre sconosciuto, oppure era circoscritto ad una fascia di bassa gamma, riservata ad una clientela povera, emigrata in Germania , USA ed America Latina .

L'obiettivo di affrontare un mercato estero di qualità stentava ad avanzare, per il permanere di una cultura condizionata dall'economia autarchica del periodo prebellico.

In questo periodo uomini di carattere e di cultura come Narciso Zanchetta, definito il "Quintino Sella dell'AEI"(appunto) perché aveva ottenuto il pareggio del bilancio AEI, in modo da costituire poi l'attuale struttura cooperativa dell'Assoenologi; un bel risultato se pensiamo che Zanchetta aveva ereditato dalla precedente gestione una realtà miseramente fallimentare».


Il Prof. Andrea Mazzoni


Quando ci fu una svolta importante per Associazione Enologi Italiani?

«Il Cav. Ezio Rivella subentrato a Zanchetta alla presidenza AEI, trovando una situazione economica tranquilla poté lanciare l'AEI in quel rapido e folgorante sviluppo, trasformandola da un'associazione poco più che goliardica, nella più importante associazione italiana di categoria per il settore vitivicolo, con importanti riflessi anche di tipo internazionale, perché sia lui che i suoi collaboratori ricopriranno poi importanti ruoli anche in istituzioni del settore a carattere internazionale come Union Internationale Des Oenologues, l'OIV,Comitato Nazionale Vini, Unione Italiana Vini ecc. Autore di importanti pubblicazioni a carattere tecnico, legislativo ed economico».

Chi sono stati gli altri protagonisti nella storia del vino di quel periodo?

«Il Prof.Tullio DE Rosa, insegnò l'enologia ai tecnici Italiani attraverso la pubblicazione di un importante bibliografia snella e facilmente interpretabile (potrebbe essere definito l'Alberto Manzi dell'enologia italiana).

Il Dr. Gildo Dal Cin approfondì e mise a punto la stabilizzazione dei vini, aspetto particolarmente importante e scottante in quel periodo per i vini italiani, dovuto ad una produzione vitivinicola non certo di qualità, ed al contatto dei vini con materiali non sempre adatti al vino ed anche alla salute umana.

Autore di numerose pubblicazioni a carattere tecnico scientifico.

Il Prof. Usseglio Tommasset, insegnò la Chimica Enologica al mondo intero, facendo dialogare la chimica pura con l'enologia , impresa non certamente facile nemmeno nel quadro attuale, pur così avanzato "didatticamente". Autore di numerose e pregiate pubblicazioni scientifiche.

Il Prof. Lamberto Paronetto, profondo studioso, intraprese fin dall'inizio sempre una ricerca finalizzata , che gli consentì agevolmente di far dialogare il mondo scientifico con quello imprenditoriale; impresa questa che riesce ancora oggi assai ostica. Autore di di numerose pubblicazioni a carattere tecnico e scientifico, ricoprì la carica di direttore scientifico, fino alla sua scomparsa della rivista L'Enologo .

L'Ing. Danilo Rupi insegnò il metodo per affrontare lo studio ed i casi connessi della vita. Autore di numerose pubblicazioni a carattere tecnico.

Il Dr. Giacomo Tachis insegnò agli italiani il "Rinascimanto del Vino " trasformando il vino italiano da prodotto commerciale in prodotto di qualità. Autore di numerose pubblicazioni a carattere tecnico e scientifico.

Il Prof. Carlo Miconi insegnante di Laboratorio di Chimica Enologica presso la Scuola Enologica di Conegliano Veneto e direttore del Laboratorio dell'Unione Ex . allievi di Conegliano.Insegnò agli italiani e non solo, il metodi di analisi enochimica semplice, rapido e preciso ,basato su principi chimicofisici inconfutabili.

Prof. Luigi Odello ex direttore AEB Brescia , Fondatore del Centro Studi Assaggiatori di Brescia . Trasformò l'assaggio dei prodotti alimentari in autentica scienza. Autore di numerose pubblicazioni a carattere vario.

Il Dr. Piero Giacomini definito "Il principe dell'editoria enologica" permise la divulgazione del "sapere enologico" facendolo uscire dal ristretto circuito delle "Scuole Enologiche " e mettendolo a disposizione dell 'intero comparto vitivinicolo.

Questi pensatori del mondo del vino hanno scritto pubblicazioni che sono delle vere e proprie opere, ma sono utili tutt'oggi, andrebbero rilette?

«Mia zia Mazzoni Tosca che, durante il suo lavoro in albergo aveva avuto modo di conoscere molti degli Enotecnici veneti venuti a lavorare in Toscana (a quei tempi non esisteva la Scuola Enologica) ed aveva ascoltato dalle loro parole le varie problematiche dibattute, insegnò poi a tutti noi il metodo e la sensibiltà per affrontare la vita che deve sempre accompagnare la nostra pratica professionale.

Rileggere le loro pubblicazioni, sempre molto pragmatiche ed esaustive, è pratica sufficiente, basta solamente contestualizzarle, attualizzarle e, magari dove esistono le capacità, ottimizzarle; metterle a confronto con quelle odierne, fa lo stesso effetto che raffrontare le opere di Platone o di Aristotele con le opere del periodo medioevale».

Sorgono spontanee due domande : Perché proprio in questo periodo fiorirono tanti illustri ingegni? E perché durò così poco ?

«Alla prima possiamo rispondere che questi uomini si formarono in un periodo particolare e poterono beneficiare di un sistema formativo scolastico (Riforma Gentile ) il cui unico scopo era quello di formare uomini capaci di proporsi e confrontarsi con la "Forza delle idee e del "Pensiero" un po' come gli antichi greci. Questi uomini seppero bene coniugare la loro formazione con le grandi scoperte scientifiche del dopoguerra e della seconda metà del secolo passato. Inoltre tutti o quasi ,avevano fatto il servizio militare , alcuni di essi avevano vissuto anche l'esperienza della guerra. Elementi questi non secondari nella formazione di un uomo! Questo consentì loro di fare " Vera Cultura" ossia "precisa e razionale rielaborazione critica dei principi e dei problemi" evitando di scadere in fumosa e vana erudizione.

Alla seconda domanda possiamo rispondere : "Innanzitutto i periodi dorati hanno vita breve, basti pensare all'età di Pericle ,che durò pochi decenni anche se la sua influenza sopravvisse più a lungo, il Rinascimento Italiano durò appena un secolo e potremmo fare anche altri esempi !"

Inoltre, alla vicenda che andiamo spiegando si aggiunsero altri due fattori: la crisi della carta degli anni 90 del secolo passato che ne determinò un'impennata vertiginosa del costo e costrinse le piccole case editrici, piccole in termine di copie ma grandi in termine di valore delle opere da loro pubblicate, a cessare l'esercizio. La Luigi Scialpi Editore, L'AEB, l'Edizioni Marescalchi, la Chirotti Editore, solo per citarne alcune, una dopo l'altra cessavano la loro attività, perché ritenuta non più economicamente sostenibile.

Ultimo elemento, ma non certamente secondario, i protagonisti di questo periodo, uno dopo l'altro ci lasciavano; solo pochissimi di loro sono ancora in vita e meriterebbero di essere ancora consultati ed ascoltati».

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