Cinema

Tom Hardy è Al Capone: le recensioni internazionali del film

Il gangster americano più temuto è inquadrato nell'ultimo anno di vita, quando il suo corpo non controlla più espulsioni e liquidi corporei. «Non è piacevole, ma è troppo bizzarro per essere noioso». Hardy quasi irriconoscibile: «A volte non sembra nemmeno umano»

Tom Hardy è Al Capone, il gangster più temuto della tradizione americana, nel suo ultimo anno di vita. Lo interpreta in Capone, film dello sceneggiatore regista Josh Trank che, a causa della pandemia, invece di uscire al cinema negli States è appena stato rilasciato come video on demand, dal 12 maggio.

Come era già capitato a Trank con il suo precedente film Fantastic 4 - I Fantastici Quattro (2015), su Capone la critica internazionale si divide. È unita solo nell'esaltare la prestazione di Hardy, nel bene e nel male, sottopostosi a una inquietante trasformazione fisica per incarnare Al Capone all'età di 47 anni quando, dopo quasi un decennio di prigionia, esce di galera, pur rimanendo sotto la sorveglianza federale, con la demenza causata dalla sifilide che ormai gli inguaia la mente. Capone inizia ad avere allucinazioni, non ricorda dove ha nascosto 10 milioni di dollari, perde il controllo delle sue funzioni motorie.

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Ecco Hardy, con pellaccia del viso cadente e occhi striati di rosso per i vasi sanguigni rotti, alle prese con escrementi e fluidi corporei, ringhi e tic gutturali. E invece di sigari da boss, in mano tiene le carote (come consigliato dal medico interpretato da Kyle MacLachlan).


Su Rotten Tomatoes, il sito che raccoglie recensioni, Capone ha solo il 38% dei consensi. È definito per lo più un crime drama bizzarro con una certa dose di umorismo macabro, più o meno consapevole.

Vulture scrive: «L'unica cosa che rende tollerabile la monotonia è la prestazione irrinunciabile di Hardy, che non è efficace, ma è ipnotizzante».

Il New York Times gli fa eco: «Acquistare Capone, una versione a mano libera dell'ultimo anno di vita di Al Capone, richiede di accettare la grottesca performance di Tom Hardy nei panni del famigerato gangster di Chicago». E ancora: «Tom Hardy interpreta Al Capone come un uomo nero gonfio di fluidi corporei».

Variety si interroga ironicamente: «Capone è un dramma sul tramonto di un gangster, affascinante ma idiosincratico? O è uno sketch di Saturday Night Live pretenzioso? Potrebbe essere un po' di entrambi».

San Francisco Chronicle: «Non è piacevole, ma è troppo strano per essere noioso... Ti siedi lì e ti chiedi quanto sarà bizzarro questo film e, scena dopo scena, lo scopri».

IndieWire è critico, ma ne riconosce il fascino perverso: «Un esercizio vuoto ma perversamente guardabile di auto-annientamento che porta a un finale violento che alla fine riesce a sfruttare il sordido potenziale del biopic».

Hardy, comunque, colpisce. Secondo Slashfilm «riesce a diventare il più grande possibile... Si trascina, inciampa, borbotta, sbava. Sepolto sotto il trucco, ci sono sequenze in cui non sembra nemmeno umano».

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